Asilo: il Piano Ruanda funziona. Sull’immigrazione arriva lo studio del Financial Times

La Gran Bretagna ha varato il piano Ruanda, ossia l’invio nel Paese africano dei finti rifugiati che sbarcano illegalmente nel Regno Unito. L’esternalizzazione delle procedure d’asilo è un passo fondamentale per almeno due motivi: 1) permette di risparmiare, poiché in Ruanda con molti meno soldi si possono realizzare dei centri asilanti anche più confortevoli di quelli europei; ma soprattutto 2) è il deterrente più efficace in assoluto. E in Svizzera di questa deterrenza abbiamo un bisogno estremo.

Ribadiamo il concetto: per i finti rifugiati, la sola Confederella sperpera 4 miliardi all’anno. E sono soltanto i costi diretti. Una spesa del genere non ce la possiamo più permettere. Dobbiamo finanziare la 13a AVS e l’esercito, che sono delle priorità. Di soldi per mantenere gente che nemmeno dovrebbe essere qui, non ce ne sono più.

Fa già effetto

La deterrenza del modello britannico funziona. Ed infatti a pochi giorni dal voto parlamentare che rende definivo il “Ruanda bill”, la Repubblica d’Irlanda si è lamentata con i vicini inglesi: i giovanotti africani con lo smartphone arrivano a frotte attraverso il confine terrestre dell’Irlanda del nord. Dublino sta ora elaborando una legislazione di emergenza per rimandarli indietro. Londra “ovviamente” non si sogna di riprenderseli. Secondo il vicepremier irlandese, gli asilanti hanno “paura a rimanere nel Regno Unito”.

Quindi: non solo il modello inglese è fattibile, contrariamente alle bufale raccontate dal governicchio federale in risposta agli atti parlamentari leghisti che ne chiedevano l’adozione anche da noi. Ma è pure oltremodo efficace. Il kompagno Jans non ha dunque scuse per non adottarlo. Anche il Belpaese, da parte sua, ha sottoscritto un trattato con l’Albania.

A proposito di Belpaese: è dal dicembre 2022 (!) che l’Italia non applica più l’accordo di Dublino. Ma naturalmente gli svizzerotti se lo fanno andare bene e non emettono nemmeno un cip. Citus mutus pure dalla fallita UE. Quanto scommettiamo che, se fosse la Confederella a violare i propri obblighi internazionali, le cose non andrebbero così?

Statuto S da abolire

Gli asilanti evidentemente non sono solo africani. E’ allora tempo di cominciare a parlare di abolizione dello statuto S, visto che non tutta l’Ucraina è sotto le bombe, ed anzi nel 2023 è stata visitata anche da milioni di turisti. Lo statuto S privilegiato non si giustifica più. Lo stipendio medio in Ucraina è di 460 euro al mese. Da noi i profughi ricevono una somma più elevata solo di spillatico, con tutte le spese pagate. Ovvio che, a simili condizioni, non rimpatrieranno mai.

Diventa inoltre sempre più fastidioso (eufemismo) che i macchinoni con targa UA non paghino né imposte di circolazione né assicurazioni. Sicché, in caso di incidente, auguri a chi è coinvolto! In svariati Comuniticinesi gli statuti S dispongono pure di autorizzazioni per parcheggiare gratis dove tutti gli altri devono pagare.

Un vantaggio?

La Gran Bretagna manda (giustamente) i migranti economici in Ruanda. Altrettanto giustamente, è uscita dalla fallita UE (Brexit) anche per non dover più subire l’immigrazione scriteriata. Eppure, da un’indaginepubblicata negli scorsi giorni sul Financial Times, risulta che nei paesi anglosassoni l’immigrazione è tendenzialmente un vantaggio, mentre altrove… no. Per quel che riguarda la Svizzera, un recente studio dall’Università di Lucerna (il Mattino ne ha scritto domenica scorsa) asfalta la libera circolazione. Ma naturalmente la stampa di regime, serva della casta immigrazionista… citus mutus!

Parola di Financial Times

I paesi anglofoni, osserva il Financial Times, godono di alcuni vantaggi strutturali. Ad esempio, hanno confini più controllabili. Inoltre, sono meta dei migranti più formati, che parlano l’inglese. Da quelle parti,poi, i migranti delinquono meno: come si può vedere dalla tabella a lato, in Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna ed USA il tasso di criminalità degli stranieri è inferiore a quello degli indigeni. Chiaramente, le naturalizzazioni più o meno facili possono falsare il dato; ma non al punto di stravolgerlo.

E dal grafico emerge un’altra informazione degna di nota. La Svizzera è di gran lunga il paese dove gli stranieri sono più sovrarappresentati tra la popolazione carceraria! Infatti costituiscono oltre il 70% dei detenuti, mentre in Austria e Grecia sono circa il 50%, in Italia poco più del 30%, in Germania il 25%, in Francia attorno al 20% e così via.

Altra peculiarità dei paesi anglofoni: i figli dei migranti (seconda generazione) delinquono meno dei loro genitori. Nell’Europa continentale, invece, la situazione è ben diversa, vedi il disastro francese.

Però, alle nostre latitudini, partitocrazia e stampa di regime continuano con il lavaggio del cervello sull’immigrazione che sarebbe “uguale a ricchezza” (come no!). Ed in più criminalizzano e denigrano chi si oppone alla politica del devono entrare e devono restare tutti: a tale scopo si servono di statistiche farlocche sul razzismo, che poi vengono usate per montare la panna sul nulla. Ma su questo punto torneremo domenica prossima.

Lorenzo Quadri

Dida: nella parte blu del grafico, i paesi dove i migranti vanno meno spesso in prigione degli indigeni