La propaganda di regime della SECO regge la coda agli spalancatori di frontiere

I fautori dell’invasione da sud tentano di nuovo di farci credere che “l’è tüt a posct”. Peccato che i dati sull’assistenza, sull’esplosione dei frontalieri, sul lavoro ridotto, come pure le statistiche ILO, dicano tutt’altro

Sulla situazione del mercato del lavoro ticinese in regime di devastante libera circolazione delle persone, la propaganda di regime prosegue alla grande.

La “mitica” SECO (segreteria di Stato per l’economia) ha divulgato, come di consueto, i suoi – ma proprio solo suoi – dati sull’occupazione di luglio.

E’ opportuno ricordare che la SECO è quell’istituto, dal costo di 100 milioni all’anno (!), specializzato nella produzione di statistiche farlocche a sostegno della politica delle frontiere spalancate.

E’ quell’istituto che se ne esce , “come se niente fudesse”, a raccontare monumentali fregnacce. Del tipo: “in Ticino non esistono né dumping  salariale né sostituzione dei lavoratori residenti con frontalieri, e chi sostiene il contrario fa politica (ossia: è un bieco populista e razzista)”. E poi i responsabili della SECO – superburocrati con il posto garantito a vita – hanno ancora la “lamiera” di strillare alla lesa maestà se qualcuno osa protestare?

Le favolette

Secondo i dati SECO, dunque, in Ticino la disoccupazione in luglio sarebbe del 3%, come la media nazionale. E subito gli spalancatori di frontiere corrono ad esultare: vedete che, anche con l’invasione di frontalieri, sul mercato del lavoro cantonale “tout va bien, madame la Marquise”? Vedete che “bisogna aprirsi all’UE”?

Peccato che le cose stiano diversamente. Il trucchetto è fin troppo facile da scoprire. Infatti, nelle statistiche SECO sulla disoccupazione, la maggior parte dei senza lavoro non figurano. Ad esempio, non figurano quanti sono finiti in assistenza. Sicché, i toni trionfalistici per un meno 0,1% sulle percentuali imbellettate della SECO sono, semplicemente, una favola. Non a caso simili percentuali vengono subito asfaltate dalle cifre dell’assistenza sociale.

Esplode l’assistenza

In questo sempre meno ridente Cantone, infatti, il numero delle persone in assistenza è aumentato di quasi il 50% dal 2010  ad oggi. Ormai  siamo a quota 9000, quando nel 2010 erano 6000, e ad ogni rilevamento si infrange un nuovo record. Sicché, altro che calo della disoccupazione! Sempre più ticinesi, grazie all’invasione da sud, sono esclusi dal mercato del lavoro. Ma i fautori dell’invasione credono di poterci fare fessi con le loro storielle. E, non ancora contenti, montano pure in cattedra ad accusare di “populismo e razzismo” chi non se le beve. E’ il colmo.

Meno frontalieri?

Non ancora contenti, lor$ignori credono di poter montare la panna sulla diminuzione dei frontalieri di qualche unità da un mese all’altro, dimenticandosi però di dire che i frontalieri in Ticino sono passati da 37’500 nel 2006 a 62’500 oggi. 25mila in più in 10 anni!

E il peggio deve ancora venire: perché, sempre in 10 anni, i frontalieri attivi nel settore terziario sono aumentati, udite udite, di qualcosa come 20mila unità, passando da 18mila a 38mila!

Eh sì:  il numero di frontalieri esplode proprio in quei settori professionali dove essi portano via il lavoro ai ticinesi. Non certo in quei “lavori che i ticinesi non vogliono più fare”  (luogo comune inventato dai camerieri dell’UE e tutto da verificare alla luce della situazione occupazionale attuale ) dove il loro numero è rimasto sostanzialmente costante. E, se sul totale il quantitativo di frontalieri in Ticino cala di qualche unità, la diminuzione non si registra di certo negli uffici. Avviene, invece, sui cantieri o nelle fabbriche. E non perché vengono assunti residenti. Ma perché questi settori economici rallentano.

I dati ILO

Mentre nel resto del globo per misurare la disoccupazione si utilizzano i dati ILO, in Svizzera si usano quelli della SECO. Perché? Perché sono più belli. Infatti, secondo le cifre ILO, in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe del 7%. Che è un bel po’ diverso dal 3% farlocco della SECO. Idem per il numero di persone senza lavoro: la SECO ne indica poco più di  5000 (campa cavallo), mentre dai dati ILO ne risulterebbero 13’300.

E non solo. Altro che calo della disoccupazione. Il tasso ILO, come detto un po’ più fedefacente delle statistiche taroccate della SECO, indica che la disoccupazione in Ticino aumenta. E mica di poco. Infatti si è passati da un 6.4% del quarto  trimestre 2015 al 7% del primo trimestre 2016. Ah, però. Altro che venirci a raccontare fetecchiate sull’occupazione a gonfie vele in Ticino in regime di frontiere spalancate!

Ciliegina sulla torta, i trionfalisti si dimenticano anche un altro dato: quello del lavoro ridotto, che è pure in crescita dalla metà del 2015.

Preferenza indigena

Inutile raccontare storielle. I numeri  parlano chiaro. 13’300 disoccupati ILO in Ticino contro un aumento dei frontalieri nel terziario di 20mila unità in 10 anni. Anche quello che mena il gesso è in grado di rendersi conto che il problema occupazionale in Ticino dipende dall’invasione di frontalieri. E dunque si può risolvere solo con la preferenza indigena. Di cui però, ma tu guarda i casi della vita, gli spalancatori di frontiere non vogliono sentire parlare. Del resto, basterebbe sostituire con ticinesi una parte dei “nuovi” frontalieri che sono arrivati a lavorare nel terziario per avere la piena occupazione!

Lorenzo Quadri