Sempre meglio. La Commissione della gestione del Consiglio nazionale lo scorso novembre aveva raccomandato al Consiglio federale di migliorare la raccolta di dati riguardo all’evoluzione dei salari e alla quota di prestazioni sociali in regime di devastante libera circolazione delle persone. Si tratta in sostanza di monitorare, in modo efficace e veritiero, il dumping salariale provocato dalla politica delle frontiere spalancate voluta dai partiti $torici. In testa, naturalmente, il P$. Che prima sostiene la libera circolazione delle persone senza limiti, a manina con gli odiati “padroni”. Poi si lamenta per il dumping e scende in piazza a difendere i salari dei frontalieri.

“Non valete la pena”

Ovviamente monitorare non basta, perché bisogna anche intervenire. Misure a tutela del mercato del lavoro ticinese sono necessarie subito. Ma il consiglio federale, per l’ennesima volta, dice njet al Ticino. Con la seguente, illuminante motivazione: raccogliere dati costa. Ecco la nuova porta in faccia al nostro Cantone. Ad ulteriore conferma che le promesse fatte ai ticinesi, i sette scienziati le dimenticano non appena varcato il Gottardo. Se ne è accorto perfino il navigato sindacalista Renzo Ambrosetti…

Il retropensiero del Consiglio federale è abbastanza semplice: “raccogliere informazioni costa, e voi ticinesi non valete né la spesa né la sforzo”. Inoltre: “se per caso dall’indagine richiesta ci arrivano informazioni veraci, come facciamo poi a continuare a dire che dumping e sostituzione dei residenti con frontalieri  sono tutte balle populiste perché dalle statistiche taroccate della SECO non emerge che…”?

Meglio non sapere?

Insomma, pare proprio che si preferisca “non sapere”. Perché è più comodo. Ma non solo. Giova ricordare che il Consiglio federale sta facendo scandalosa melina sulla concretizzazione del voto del 9 febbraio. In effetti, i sette auspicano – la ministra del 5% Widmer Schlumpf  l’ha detto chiaramente – una nuova votazione sui bilaterali. E’ chiaro che questa eventuale votazione andrebbe preparata con pesantissimi lavaggi del cervello ai cittadini. Mobilitando l’artiglieria pesante della propaganda di regime (naturalmente a spese di Pantalone).

Ma come si fa a raccontare – a scopi propagandistici – la fregnaccia che la libera circolazione delle persone è una “figata pazzesca” e che va tutto a meraviglia, quando ci sono dei dati federali, magari non taroccati a differenza di quelli della SECO che fa le indagini pro-saccoccia, che raccontano una storia ben diversa?

Arrangiarsi da soli

Il No del Consiglio federale all’indagine antidumping si aggiunge al “triplete” di Njet giunto in settimana dalla Commissione del Consiglio degli Stati, che ha bocciato all’unanimità tre iniziative cantonali ticinesi incentrate sul problema dell’occupazione (quindi non proprio sul sesso degli angeli).
La buona volontà bernese nei confronti del nostro Cantone, strombazzata a destra e a manca, è dunque una semplice operazione di marketing del Consiglio federale. Se dunque vogliamo difendere il nostro mercato del lavoro, dobbiamo fare da noi. Senza paura di fare degli “strappi” con Berna.

Lorenzo Quadri