Che pagüüüraaa! L’Italia denuncia il Ticino a Bruxelles per discriminazione dei frontalieri

Ah beh, questo è proprio il massimo! Oltreconfine qualcuno ha avuto la bella idea di chiedere ai funzionarietti di Bruxelles l’avvio di una procedura d’infrazione nei confronti della Svizzera. Uhhh, che pagüüüraaa!, avrebbe detto il Nano.

Oggetto del contendere è la tassazione dei frontalieri. Il Gran Consiglio ticinese ha infatti giustamente deciso di portare il moltiplicatore comunale per i frontalieri dal 78% al 100%. “Giustamente” perché tassare di più i frontalieri significa ridurre l’attrattività del mercato del lavoro ticinese e tamponare il dumping salariale. La misura decisa dal parlamento cantonale porterebbe inoltre una ventina di milioni di Fr all’anno in più nelle  nostre casse pubbliche.

 Che urgano misure urgenti per combattere l’invasione da sud è fuori discussione. L’Italia è e rimane alla canna del gas: basti pensare che di recente a Milano ad un concorso per un singolo posto fisso da infermiere si sono presentati 2000 candidati (sic!) in arrivo da tutta Italia.

Trattative arenate

Che l’Italia fosse andata a frignare a Bruxelles lo si era già sentito la scorsa settimana all’incontro tra la Deputazione ticinese a Berna e la ministra del 5% Widmer Schlumpf. Tuttavia qualcosa non quadra. La decisione sul moltiplicatore dei frontalieri è stata presa a dicembre 2014. Oltreconfine se ne accorgono solo ora? Certo che no. Ed infatti il tema era già emerso nelle trattative per i famosi accordi sui ristorni dei frontalieri. Quelli che già un anno fa erano “ad un passo dalla conclusione” ed adesso sono ancora “ad un passo dalla conclusione”. Ah beh… e poi dicono che non è vero che i negoziatori svizzerotti, che vanno a Roma a parlare in inglese, vengono fatti sù davanti e di dietro dagli scafati interlocutori?

Arrampicate sui vetri

E’ chiaro anche a quello che mena il gesso – ma, a quanto pare, non alla ministra del 5% ed al suo tirapiedi De Watteville – che la vicina Penisola sta cercando pretesti per non concludere accordi con la Confederazione. Del resto, non ne ha bisogno: grazie alle calate di braghe della Consigliera federale non eletta e dei suoi colleghi, ha già ottenuto tutto quello che le interessava; e a gratis. Adesso che sarebbe il suo turno di concedere qualcosa agli svizzerotti, l’Italia si arrampica sui vetri e trova pretesti per temporeggiare. Del resto, basta tirare a campare fino a quando cadrà anche l’attuale  governo italiano non eletto, e poi si avrà la scusa per ripartire da zero.

Italiani discriminati in Italia

Ecco quindi che nel Belpaese fingono di inalberarsi per la richiesta degli estratti del casellario giudiziale prima del rilascio di un permesso B o G (sapendo benissimo che opporsi vuol dire difendere i delinquenti); ecco che vanno a strillare alla discriminazione dai funzionarietti di Bruxelles per l’aumento del moltiplicatore comunale dei frontalieri.

Eh già, perché la fiscalità dei frontalieri è chiaramente una pietra d’inciampo. Gli accordi “vicini alla conclusione” (campa cavallo) prevedono che il loro carico fiscale arrivi a raggiungere quello, decisamente superiore, dei cittadini italiani che lavorano in Italia. Sono infatti gli Italiani che dovrebbero semmai denunciare il loro paese a Bruxelles per discriminazione: infatti i frontalieri sono sfacciatamente privilegiati nei confronti dei contribuenti che lavorano e vivono in Italia. Però il mondo politico della vicina Penisola non ne vuole sapere di aumentare le tasse ai frontalieri. Non perché non avrebbe bisogno di soldi, anzi, ma per bieco calcolo elettorale. Chi tassa di più i frontalieri perde le elezioni in Lombardia.

Bloccare i ristorni

Ecco dunque che, non avendo argomenti per non firmare gli accordi con la Svizzera, la controparte cerca pretesti. Per la serie: non rifiutiamo di firmare perché abbiamo ottenuto gratis tutto quello che volevamo e non siamo mica così scemi da dare qualcosa in cambio; non firmiamo perché i ticinesotti cattivi discriminano i “poveri” frontalieri.

Forse qualcuno pensa che a nord di Chiasso siamo tutti scemi. Per rimettere la chiesa al centro del villaggio, la prima misura è il blocco dei ristorni dei frontalieri.

Lorenzo Quadri