Si parla molto in questi tempi, ed a ragione, dei problemi provocati dal numero eccessivo di frontalieri presenti in Ticino: 50mila, a fronte di 20mila residenti in cerca di un’occupazione.

Da notare che i frontalieri aumentano non già nell’edilizia ma negli uffici, ossia proprio in quel settore dove la forza lavoro residente basta (e avanza!) per coprire la domanda.

Una realtà che la Lega e questo giornale denunciano da anni. Ma, fino a poche settimane, fa per i partiti $torici, non era vero niente: erano solo frottole populiste. Adesso che le elezioni sono alle porte, invece…

Poco si parla per contro dei “padroncini”, ossia di coloro che, in arrivo dalla vicina Penisola (ma anche da altri Stati UE) tramite semplice notifica – che può essere effettuata perfino via e-mail! – possono venire a lavorare in Ticino per un periodo inferiore ai 90 giorni (3 mesi).

Ebbene, il numero di queste notifiche è letteralmente esploso. Per il 2010 i dati del CODE – IRE (avvezzo a partorire statistiche addomesticate pro-sacoccia governo bilateralista, e quindi assai poco sospetto si voler fare allarmismi) parlano di 16’700 notifiche. Quasi 17mila. Fino a 2/3 anni fa, si parlava di quantitativi dell’ordine di grandezza della metà. Va inoltre sottolineato che stiamo parlando dei dati ufficiali. Che non comprendono, per ovvi motivi, il lavoro nero, pure assai diffuso in questo settore. Oltre ai frontalieri, ai turisti, ai lavoratori “distaccati” ufficiali, ogni giorno entrano nel nostro ridente cantone migliaia di veicoli, e non è ben chiaro cosa vengano a fare.

Rimanendo sui dati ufficiali, questi ultimi ci dicono pure che le 16’700 notifiche corrispondono a 600mila giornate lavorative. Abbiamo dunque un elemento basilare per fare due conti della serva. Ammettendo che una giornata lavorativa “valga” 1500 Fr, questo significa che nel 2010 i “notificati” hanno lavorato per un valore di 900 milioni di Fr! In altre parole: 900 milioni di Fr sono andati persi all’economia locale: agli artigiani e alle ditte ticinesi.

Da notare che i padroncini, oltre a fare ampio utilizzo del lavoro nero, a non pagare né imposte né oneri sociali (tanto non ci sono abbastanza ispettori del lavoro per controllare tutti, e i diretti interessati lo sanno) possono adesso usufruire anche dell’euro basso. Possono dunque proporsi a prezzi sempre più da “dumping”, e quindi inarrivabili per gli operatori che devono vivere e pagare le imposte in Ticino.

Va pure sottolineato che i discorsi degli specialisti superqualificati che non si troverebbero in Ticino non sta in piedi per i frontalieri (tanto più che la metà dei diplomi italiani sono tarocchi) e men che meno sta in piedi per i padroncini. Questi ultimi sono infatti giardinieri, falegnami, piastrellisti, elettricisti. Tutte professioni di cui alle nostre latitudini non c’è di sicuro carenza. Ergo: queste figure, per le quali possiamo ringraziare i Bilaterali, portano via il lavoro ai ticinesi.

Ma è -chiaro che, se alti esponenti dei partiti storici, come accade, si fanno montare la cucina nuova da ditte italiane, forse c’è qualcosa che non funziona…

Lorenzo Quadri