Gli abusi si moltiplicano, il contribuente paga, ed i profughi ucraini fanno i turisti

Lo statuto S “orientato al rimpatrio” si dimostra ogni giorno che passa una presa per il lato B a danno dei cittadini.

Ricordiamo che finora i circa 65mila profughi ucraini presenti su territorio nazionale sono costati al contribuente 2.5 miliardi di franchetti.

Del resto il ministro dell’asilo, kompagno Beat “Gender” Jans, ormai parla di “statuto di integrazione orientata al rimpatrio” che è una contraddizione in termini.

Dopo aver infinocchiato il popolazzo sulla “breve durata” della permanenza dei profughi ucraini, la casta intende ora farli restare qui in via definitiva, a carico del contribuente. Uno scenario al quale la sempre più servile stampa di regime da tempo prepara il terreno, praticando il lavaggio del cervello all’opinione pubblica.

Quante rendite revocate?

Inoltre, aspettiamo sempre di sapere quante rendite sono state revocate ad ucraini titolari di bolidi che non ci stanno nemmeno nei parcheggi (e che non pagano tasse né assicurazioni). Forse nemmeno una, perché i diretti interessati affermano di non essere i proprietari delle vetture?

E che dire delle segnalazioni su appartamenti assegnati a permessi S e pagati dal contribuente, che però sono sempre vuoti perché gli “inquilini” stanno facendo i turisti in giro per il mondo?

In giro per il mondo, ma anche al loro Paese. Ad esempio: venerdì sul sito di FlixBus, compagnia che offre viaggi in torpedone in tutta Europa, le corse Zurigo-Kiev e ritorno (sottolineare: e ritorno) risultavano tutte al completo. Quindi i profughi ucraini fanno tranquillamente – e frequentemente – avanti ed indietro da casa loro. Si comportano come turisti e si sentono anche tali. Però finanziati dal contribuente. In estate partiranno tutti per trascorreretre mesi di ferie in Ucraina a spese nostre?

E’ ovvio che tale andazzo deve finire. Lo statuto S è ormai diventato una farsa, e dunque va abolito.

Un nuovo livello di abusi

La saga degli abusi nei permessi S ha raggiunto un nuovo livello. Come ha di recente dichiarato il Consigliere di Stato bernese responsabile dell’asilo sulla stampa d’Oltralpe, “La maggior parte delle richieste di statuto S sono oggi presentante da rom, ed è quello che sento dire anche da colleghi di altri Cantoni”. Questi migranti, prosegue il politico, non parlano né il russo né l’ucraino, e non si comportano come rifugiati di guerra, la cui vita e la cui integrità fisica sono minacciate. Intere famiglie, in alcuni casi più di dieci persone, arrivano e se ne vanno uno o due mesi dopo, una volta ricevuto l’aiuto sociale. C’è un’organizzazione logistica dietro a tutto questo. L’impressione è che a gestire gli afflussi siano associazioni malavitose.

Non di rado, poi, questi rom con statuto S lasciano in condizioni pietose gli appartamenti che sono stati messi a loro disposizione. Pare inoltre che, durante il soggiorno in Svizzera, si dedichino all’accattonaggio, se non alla criminalità. C’è pure il sospetto che rientrino nel nostro paese poche settimane dopo averlo lasciato, per staccare ulteriori sussidi.

Come è possibile questo? Con documenti ucraini farlocchi. O meglio: i documenti non sono dei falsi, sono davvero stati rilasciati dallo Stato ucraino, ma dietro il pagamento di congrue bustarelle. L’Ucraina è infatti uno dei Paesi più corrotti del globo, però gli eurobalivi in preda a manie napoleoniche vaneggiano di un suo futuro ingresso nella fallita UE. Un passo che permetterebbe a Kiev di intascare contributi miliardari “da qui all’eternità”, finanziati (anche) dagli svizzerotti.

Risposta allucinante

La Lega venerdì ha presentato un’interrogazione al governicchio cantonale per chiedere lumi sulla situazione in Ticino sul fronte degli abusi nei permessi S. Ma il tema delle centinaia di rom “che non parlano né russo né ucraino” e che però ottengono lo statuto di protezione, nelle scorse settimane è già arrivato sotto le cupole federali con alcuni atti parlamentari presentati anche dalla Lega. Giovedì il CF ha risposto ad uno di questi. La sua presa di posizione è allucinante. Costituisce un’ulteriore conferma della volontà dei camerieri bernesi di Bruxelles di trasformare la Svizzera nel paese del Bengodi per gli approfittatori del mondo intero. Non si possono ritenere abusive le domande di protezione soltanto perché gli interessati non parlano né ucraino né russo”,sentenzia il governicchio federale. Per gli scienziati bernesi “l’è tüt a posct”: molti rom sedicenti ucraini non sanno l’ucraino, non certo perché sono degli impostori, non sia mai, ma a causa del loro basso livello di istruzione”. Ma sa po’?

Apertamente russofobi

Intanto nei giorni scorsi la Svizzera ha dimostrato che, non contenta di aver gettato nel water la storica neutralità per ubbidire ai balivi di Bruxelles e Washington, è diventata apertamente russofoba. Il KKL di Lucerna ha annullato il concerto, previsto per giugno, della nota cantante lirica russa Anna Netrebko, che tra l’altro ha anche la cittadinanza austriaca, perché l’artista è ritenuta “vicina a Putin”.

Le fregnacce ufficiali su fantomatici “motivi di sicurezza” legati alla vicinanza con la conferenza del Bürgenstock (un FLOP annunciato, i cui costi plurimilionari resteranno sul groppone dei contribuenti) sono miseramente evaporate dopo il farneticante intervento radiofonico di un esponente del governicchio cantonale lucernese, il quale si è messo a blaterare della necessità per la Svizzera di prendere posizioni politiche contro la Russia (nel caso il soldatino in questione non se ne fosse ancora accorto: sono oltre due anni che la Confederella non fa altro). Sicché Netrebko può esibirsi a Salisburgo, perfino alla Scala di Milano (e l’Italia fa parte della NATO) ma non nella “neutrale” (ah ah ah) Svizzera. Se prossimamente ci cadrà in testa qualche missile di Putin, sapremo chi ringraziare.

Le cantanti liriche russe sono “persone non grate” in Svizzera, ma intanto sperperiamo 4 miliardi all’anno per mantenere in casa nostra finti rifugiati magrebini con alta propensione alla delinquenza (e poi non ci sono i soldi per la 13a AVS). Pori nümm.

Lorenzo Quadri