Firmiamo l’iniziativa federale antiburqa e la petizione per far dichiarare Nekkaz persona non grata

Sbugiardati quelli che pretendevano di farci bere la panzana che chiedere ad una donna islamica di togliere il velo integrale equivalesse ad un gesto di barbara violenza

Il divieto di Burqa dopo lunga attesa è entrato in vigore ad inizio luglio. Non si  tratta di una legge su una questione di lana caprina. Questa tesi farlocca è stata ed è tuttora utilizzata sostanzialmente da due categorie. Da un lato i multikulturali spalancatori di frontiere, quelli secondo cui i nostri valori e le nostre regole non vanno assolutamente difesi né men che meno imposti agli immigrati. Anzi, il solo pensare di farlo è disgustoso razzismo. Dall’altro, quelli che hanno l’intenzione di importare, naturalmente con la tattica del salame (una fettina alla volta) il fondamentalismo islamico in Svizzera. Cosa volete che sia il burqa, dicono costoro, ed intanto tentano di sdoganarlo come non problema. Così l’Occidente si abitua ai segni esteriori del fondamentalismo islamico. E gradatamente accetterà ogni sua nuova pretesa. Perché una tira l’altra, come le ciliegie, se non si ha il coraggio di porre  dei chiari limiti prima che sia troppo tardi.

I diritti delle donne

La messa in esercizio della legge antiburqa ha portato, come noto, alla squallida sceneggiata locarnese del fondamentalista algerino Rachid Nekkaz: quello che arriva in Svizzera ad incitare a violare le nostre regole. Pensando che i ticinesotti siano tutti scemi, l’algerino viene a raccontare che vuole proteggere le donne islamiche angariate dalla legge antiburqa. E’ il colmo. Se a questo signore gliene importasse qualcosa dei diritti delle donne musulmane, interverrebbe semmai proprio nei paesi dove queste sono costrette a portare il velo integrale e a subire tutto quel che ne consegue. Invece costui crede di poter venire in una democrazia liberale quale è la nostra a colpevolizzarci come spregevoli razzisti nonché calpestatori di diritti umani. Evidentemente ha motivo di credere che basta ricattare moralmente gli svizzerotti con fantasiose accuse di xenofobia che questi subito calano le braghe. Chissà come mai gli sono venute queste strane idee? Forse a seguito di quel che succede a Palazzo federale?
Firmate l’iniziativa e la petizione

Al proposito, come altri hanno già giustamente rilevato da queste colonne, i media di regime non hanno mancato di dare ampia copertura all’iniziativa del Nekkaz, contribuendo così a gonfiarne l’ego (è evidente che all’algerino mettersi in mostra piace assai). Meglio avrebbero fatto ad attirare l’attenzione su altre questioni (ma si guardano bene dal farlo). Ad esempio, sul fatto che è possibile firmare online la petizione che chiede di dichiarare il sedicente imprenditore algerino persona non grata: basta digitare in Google “petizione Nekkaz persona non grata” e si trova facilmente il sito dove sottoscrivere.

Fatto ancora più importante: è in fase di raccolta firme l’iniziativa per vietare il burqa in tutta la Svizzera, sul modello ticinese. Il formulario si trova in questo giornale, o può essere scaricato dal sito www.ilguastafeste.ch.

La “sorpresa”

A Locarno il Nekkaz, accompagnato da una donna svizzera convertita all’islam radicale – comodo fare l’estremista islamica nel nostro paese godendone tutte le libertà, nevvero gentile signora? Perché non va a sfoggiare il suo burqa in Pakistan? – ha messo in piedi il proprio teatrino, ampiamente autocelebrativo, lasciando ad intendere che il divieto avrebbe causato chissà quali reazioni tra le donne islamiche, ed in particolare tra le turiste. L’ometto è stato platealmente smentito dai fatti.

Il primo intervento di polizia antiburqa a Lugano si è infatti svolto come segue. Gli agenti hanno visto una donna in burqa e le hanno mostrato il volantino che spiega che tale indumento è vietato in Ticino da inizio luglio. Forse che la signora è rimasta scioccata dalla notizia? Ha avuto bisogno di sostegno psicologico? No di certo. Semplicemente si è scusata dicendo di non essere a conoscenza della legge e si è subito tolta il burqa.

Ecco qui la “sorpresa”: il velo integrale si può togliere senza alcun trauma! Sono dunque sbugiardati, ma alla grande, tutti i politikamente korretti, nonché gli sdoganatori del fondamentalismo islamico in Ticino, che andavano in giro a dire che chiedere ad una donna musulmana di levarsi il burqa equivale ad un atto di barbara violenza. Prendano nota anche quegli operatori turistici che per mesi hanno fatto catastrofismo contro la nuova legge temendo di perdere qualche pernottamento (come se la difesa delle regole fondamentali del nostro vivere insieme non avesse alcun valore).

Il caso luganese dimostra che le turiste il burqa lo lasciano a casa senza problemi. Come è giusto che sia: anche noi ci adeguiamo alle regole dei paesi che visitiamo.

Lorenzo Quadri