Sciagurati gruppuscoli di sabotaggio del 9 febbraio

Proliferano in Svizzera i gruppuscoli anti-9 febbraio. C’è chi ha lanciato l’iniziativa “fuori dal vicolo cieco” (e dentro direttamente nel baratro). Tra questi figura lo strasussidiato pagliaccio Dimitri. Poi è arrivato il nuovo clan a sostegno degli accordi bilaterali (ovvero: a sostegno della devastante libera circolazione delle persone senza limiti) di cui fa parte il senatore Pippo Lombardi.

Cos’hanno in comune queste iniziative? Ovviamente, l’obiettivo. Ossia, la cancellazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, facendo credere che sia inattuabile (“sa pò mia”). Tutte fetecchiate, naturalmente. Non è vero che “sa pò mia”. Sono quelli che vogliono una Svizzera prima totalmente asservita ai funzionarietti di Bruxelles (la Commissione europea è una specie di refugium peccatorum di trombati e scartine dei governi nazionali) e poi membro dell’UE che non vogliono. Perché si autoerotizzano cerebralmente col ri-voto. Nella speranza di ottenere, in questo modo,  una conferma della devastante libera circolazione delle persone senza limiti. Magari proprio nel momento in cui Stati membri UE come la Gran Bretagna questi limiti li ottengono. Tale conferma, è chiaro anche a quello che mena il gesso, sancirebbe il completo e definitivo asservimento della Svizzera agli eurofalliti.

Soldi tanti, senso civico poco

Ma gli sciagurati gruppuscoli di sabotaggio della volontà popolare hanno anche un’altra caratteristica in comune: sono finanziati dal miliardario Hansjörg Wyss, residente negli USA. Il quale ha incassato 19 miliardi dalla vendita della farmaceutica Synthes.

Il miliardario in questione, pur abitando negli Stati Uniti, ha la pessima abitudine non solo di immischiarsi nella politica svizzera, ma addirittura, come visto, di tentare di cancellare voti popolari a suon di paccate di milioni.  Soldi tanti, senso civico poco.

Testimonial della nuova supertassa

Ma non basta, perché il miliardario residente negli USA ne ha combinata un’altra. Ha infatti avuto la bella idea di mettersi a fare campagna a favore della nuova supertassa per gli eredi in votazione oggi con la seguente perla: “chi ha 500 milioni o un miliardo può pagare il 20% di imposte di successione”. Peccato che a pagare l’imposta di successione, nella malaugurata ipotesi in cui venisse approvata dal popolo, non sarebbero certo solo i miliardari; sarebbero invece i proprietari di una casa nonché i titolari di una piccola azienda. E tante piccole aziende rischierebbero di chiudere i battenti per mancanza della liquidità necessaria a far fronte al nuovo salasso fiscale (spesso infatti la liquidità è investita nell’azienda medesima), creando così nuovi disoccupati.

Dove paga le imposte?

Visto però che il miliardario che foraggia i sabotatori della volontà popolare ama parlare di imposte, una domanda nasce spontanea. Ma lui, il “Giangiorgio” Wyss, che interferisce con le questioni svizzere pur vivendo negli USA, dove paga le tasse? Paga imposte in Svizzera?

L’argomento ha giustamente incuriosito il Blick – assai poco sospetto di sostenere l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” –  il quale sull’edizione di giovedì ha deciso di svolgere una piccola inchiesta sulle tracce fiscali del miliardario. Il diretto interessato a domanda specifica ha dichiarato: “pago tasse negli Stati Uniti ed in Svizzera”. Punto. Per saperne di più, il quotidiano si è rivolto al Comune di Prangins (VD), location chic in cui viveva Wyss prima della vendita della Synthes. Non risulta iscritto al ruolo dei contribuenti. Stessa risposta a Gstaad, dove il miliardario possiede un elegante chalet. Terzo tentativo a Zurigo, dove risiede la sorella di Wyss, che ha appena pubblicato un libro sul fratello. Neanche lei è in grado di dire se il finanziatore dei nemici del 9 febbraio paghi tasse in Svizzera. Pure i tentativi di ottenere informazioni in California e Massachusetts, scrive il Blick, non hanno portato ad alcun risultato. “Wyss – conclude il giornale – rimane un fantasma”.

Vuoi vedere che il riccone vive all’estero, non paga un centesimo di tasse in Svizzera, però pretende di decidere lui, alla faccia della volontà popolare, il futuro del nostro paese?

Lorenzo Quadri