L’obiettivo dell’Iniziativa delle Alpi non sarà mai raggiunto: prendiamone atto!

Avanti con i regali all’estero! Il Consiglio nazionale, nella sessione estiva, ha deciso di spendere centinaia di milioni di franchetti del contribuente – non proprio noccioline – per la realizzazione di infrastrutture ferroviarie in Francia. Segnatamente, per la creazione di un corridoio di 4 metri sulla sponda sinistra del Reno, sulla tratta Metz-Strasburgo-Basilea, per accedere (da nord) al tunnel di base AlpTransit.  Il corridoio di 4 metri si riferisce al profilo delle gallerie: serve a permettere il transito dei grossi carri merci e dei treni passeggeri a due piani.

Il Consiglio nazionale ha preso a maggioranza la decisione di regalare centinaia di milioni alla Francia nell’ambito del dibattito sull’ultimo rapporto biennale sul trasferimento di merci della strada alla ferrovia. Dal rapporto emerge, tra l’altro, che il 73% delle merci attraversa le Alpi in treno: una percentuale così elevata non esiste da nessun’altra parte.

Spese miliardario

L’iniziativa delle Alpi, votata trent’anni fa, prevede la riduzione dei transiti pesanti attraverso le Alpi ad al massimo 650mila entro il 2018. L’obiettivo non è raggiunto: oggi gli attraversamenti sono 927mila. Non è certo l’unica disposizione costituzionale non applicata. Ce ne sono anche di più importanti, vedi l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa.

I 650mila transiti massimi sono una chimera. Non possono diventare il pretesto per continuare a sperperare cifre allucinanti all’estero, che poi vengono a mancare per le infrastrutture in Svizzera. Per l’accesso al tunnel di base AlpTransit Gottardo, la Confederella ha già speso più di un miliardo di franchi in opere in Paesi a noi confinanti. Somma che va ad aggiungersi ai 23 miliardi investiti in Svizzera. Sono tutti soldi del contribuente rossocrociato (per contro, il vecchio tunnel del Gottardo venne finanziato per oltre il 54% con fondi esteri e privati). Fino a quando si intende andare avanti a svuotare le tasche dei cittadini recitando il mantra politikamente korrettissimo del “numero di camion da ridurre”?

Il ponte italico

La SonntagsZeitung nelle scorse settimane ha pubblicato un articolo in cui denuncia che un ponte sulla linea ferroviaria di Luino si troverebbe in condizioni allarmanti causa mancanza di manutenzione. Aspetto degno di nota: sulla tratta in questione negli scorsi anni la Svizzera ha investito, a fondo perso, oltre 133 milioni di franchi. E adesso si rischiano lunghe chiusure per i lavori di ripristino. Chi scrive ha chiesto chiarimenti al governicchio federale, tramite interpellanza.

E’ chiaro, e questo vale per qualsiasi investimento effettuato all’estero: se il Paese “beneficiario” non esegue la manutenzione delle opere realizzate, che di conseguenza vanno in malora, il contribuente svizzerotto resta cornuto e mazziato. Ed ovviamente il pagatore non può prescrivere ad un governo straniero quali lavori deve eseguire in casa propria. Un motivo in più per pensarci due volte prima di regalare alla Francia una cifra che potrebbe arrivare al mezzo miliardo!

Germania allo sbando

Quando si parla di AlpTransit da completare, in genere si pensa alla parte sud. Ma i principali problemi stanno a nord. La Germania, a governo ro$$overde (vediamo ancora per quanto), è inadempiente. Per dirne una: il potenziamento della linea Karlsruhe-Basilea avrebbe dovuto essere pronto per il 2017; invece non lo sarà prima del 2045. In generale, la rete ferroviaria tedesca è da terzo mondo.

La competenza per l’accesso da nord al tunnel di base AlpTransit Gottardo sarebbe della Germania. Ma, vista la situazione in quel Paese, da tempo Berna tenta di coinvolgere Parigi. Nel 2020 il parlatoio federale approvò una mozione che chiedeva  al governicchio di avviare negoziati con la Francia e con il Belgio per una seconda linea d’accesso ad AlpTransit sulla sponda sinistra del Reno. Le negoziazioni sono in corso. Ora, se il Consiglio degli Stati decidesse di seguire il Nazionale, gli svizzerotti già si impegnerebbero in anticipo a pagare il costo dell’opera oggetto della trattativa. Ma sa po’? E’ chiaro che, con una simile premessa, i governi con cui stiamo negoziando non ci metteranno un copeco!

Pagare due volte?

Lo sconcio accordo quadro istituzionale 2.0, tra le altre oscenità, costringerebbe la Confederella a versare contributi di coesione obbligatori e ricorrenti alla fallita UE. Però le infrastrutture ferroviarie di interesse comune che si trovano in Stati a noi confinanti le dovremmo pagare separatamente? Ma allora è vero che i miliardi di coesione sono delle pure e semplici marchette a Bruxelles, versate in cambio di niente!

Inoltre, sempre a seguito dell’accordo quadro, rischia di saltare il limite di 40 tonnellate per i camion europei che attraversano il nostro Paese, come pure il divieto di transito notturno. Quindi i soldatini della partitocrazia, invece di regalare mezzo miliardo alla Francia, si oppongano  semmai alla sottoscrizione dell’accordo quadro!

$inistra contro il Ticino

Una questione è stata fatta passare sotto silenzio. Sempre nell’ottica di promuovere il trasferimento di merci dalla strada alla ferrovia, la maggioranza della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (CTT-N) pretendeva di gravare i trasporti stradali con una nuova tassa sui transiti alpini. La maggioranza si è creata perché, ancora una volta, il cosiddetto “centro” PLR-PPD si è accodato alla $inistra.

Ora, il Triciclo ha voluto gli accordi bilaterali con la fallita UE,  tra cui anche quello sui transiti terrestri, che prevede il divieto di discriminare i camion europei. Ciò significa che la nuova tassa sui transiti alpini l’avrebbero pagata anche  gli automezzi ticinesi diretti in Svizzera interna (e viceversa). L’equivalente del pedaggio al Gottardo! E il costo di questi balzelli, i trasportatori lo scaricano poi sui consumatori; così i prezzi dei prodotti aumentano.

Sempre gli esponenti del Triciclo nella CTT-N pretendevano l’adeguamento integrale al rincaro della tassa sul traffico pesante (quindi: un aggravio fiscale). Ma anch’esso sarebbe stato riversato sul groppone dei consumatori!

Per fortuna in plenum c’è stata la giravolta, e le due fonchiate sono state respinte a maggioranza. Ma non sempre va a finire così!

Lorenzo Quadri