Almeno una buona notizia c’è: l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento ha respinto la richiesta di assistenza presentata da Michele Varano, 63enne italiano residente a Gandria rinviato a giudizio per contrabbando di sigarette.

A Varano è stato revocato il permesso C, provvedimento contro cui il diretto interessato ha presentato ricorso, andando fino al tribunale federale (!).

Indigenti?

Una volta uscito di prigione in Italia, Varano ha chiesto nuovamente l’assistenza. Ah, però! Ma il Cantone questa volta ha detto njet. E il diretto interessato, bontà sua, ha rinunciato a presentare ricorso. Sicché la decisione negativa è cresciuta in giudicato. A dimostrazione di quanto era già evidente, ossia che Varano indigente non è di certo. Lo era solo agli occhi delle autorità ticinesotte.

Ed intanto per anni il contribuente ha pagato le prestazioni assistenziali all’inquisito straniero di turno, mentre ci sono – tanto per fare un esempio – anziani ticinesi che tirano la cinghia e non ricevono un centesimo perché proprietari di un bene immobile invendibile.

Quanto è il totale?

Adesso ci piacerebbe sapere a quanto ammontano in totale le prestazioni sociali ottenute nel corso degli anni da Varano, e se l’ente pubblico intende chiedere – andando per le vie legali – la restituzione di quanto percepito. Perché anche alla presa per i fondelli ci deve essere un limite. E perché non si pensi che lo Stato sociale cantonticinese è davvero il paese del Bengodi per tutti i furbi in arrivo da Oltreconfine che si fanno passare per nullatenenti.

Controllo sulle prestazioni

Al proposito è bene ricordare che il problema del controllo sulle prestazioni sociali erogate è sempre attuale. Negli anni scorsi la Lega ha ottenuto che venisse creata la figura dell’ispettore sociale (ispettrice, nel caso concreto), ma evidentemente questa figura deve essere in grado di svolgere il suo compito. Non deve diventare una foglia di fico per pulirsi la coscienza.

Altrettanto chiaro è che i comuni di domicilio degli assistiti, che meglio conoscono (o dovrebbero conoscere) il territorio, hanno un importante compito di sorveglianza e di segnalazione. Ma anche singoli cittadini che sentono e vedono “cose strane” (magari su facebook, perché c’è chi addirittura si vanta sui social di approfittare della socialità) possono fornire un importante contributo.

Non si tratta di diventare delatori o di creare climi da caccia alle streghe. Si tratta invece di difendere i soldi del contribuente, che sono soldi di tutti noi.

Permessi B

E’ peraltro sempre all’ordine del giorno la questione dei permessi B in assistenza. Che, per loro natura, in assistenza non dovrebbero proprio poterci andare: ricevono il permesso di trasferirsi in Svizzera per esercizio di attività lavorativa, requisito che non è manifestazione più dato se la persona entra in assistenza.

E non ci sono solo i permessi B in assistenza, ci sono anche i permessi B tarocchi in assistenza. Ad esempio, cittadini italiani che hanno in Ticino un domicilio farlocco, in genere presso un parente o un conoscente. In realtà però vivono oltreconfine. Però prendono l’assistenza. Che in Italia permette di vivere alla grande. E, se si vuole strafare, in Italia si può anche lavorare occasionalmente in nero, così si guadagna più di un professore universitario, e magari ci si compra pure la casa con i soldi dei ticinesotti, che tanto “sono fessi e non si accorgono di niente”.

Oppure, cambiando destinazione, vogliamo ricordare la vicenda dei cittadini balcanici al beneficio dell’invalidità svizzera e che con essa sono rientrati al loro paese d’origine? La società incaricata di investigare sulle reali condizioni di salute di questi “invalidi” dopo poco tempo rinunciò al mandato per le minacce ricevute. Ma guarda un po’…

Lorenzo Quadri