Cassa pensioni dello Stato: il 9 giugno votiamo NO alle “misure di compensazione”!

L’allora direttore del DFE Dick Marty negli anni Novanta definì la Cassa pensioni dello Stato (IPCT) “la Rolls Royce delle casse pensioni”. E per decenni questo sfigatissimo Cantone è andato avanti con la Rolls Royce quando sarebbe stato tempo di passare alla Toyota. Senza sorpresa, il risultato è un disastro. IPCT è, per quanto attiene alla situazione finanziaria, il peggior istituto previdenziale della Svizzera. Però fino all’anno scorso il suo tasso di conversione era un improponibile 6.17% quando, secondo i parametri attuariali, dovrebbe essere del 4.86%.  Da quest’anno è sceso al 6.05%. Ma la media delle casse cantonali è il 5.27%.

E’ evidente che IPCT vive al di sopra delle proprie possibilità. Il suo tasso di copertura è infatti miserrimo, il più basso di tutte le casse cantonali: attualmente è del 64,85%. La seconda peggiore cassa è quella cantonale vodese, con una copertura al 69.72%. Poi ci sono un paio di Cantoni romandi che navigano sul 75%. Mentre ben 18 istituti previdenziali cantonali si attestano sopra il 100%. Quello del Canton Grigioni può addirittura vantare un 113.26%.

I disastri del Triciclo

A ciò si aggiunge che IPCT ha un disavanzo di 3 miliardi di franchi, quindi superiore a quello del Cantone. Il debito pubblico cantonale è di circa 2.5 miliardi. In totale ci troviamo davanti ad un macigno di 5.5 miliardi che grava sul groppone del contribuente.

Per questo disastro ci sono dei responsabili. Ossia le varie direzioni PLR del DFE che si sono succedute nel corso dei decenni, e le maggioranze politiche di centro $inistra che hanno sempre temporeggiato con il risanamento della cassa pensioni cantonale per non scattivarsi i funzionari statali, poiché essi rappresentano un bacino di voti interessante. Intanto il conto di queste tattichette elettorali lo paga il contribuente, sempre più spremuto come un limone.

I cittadini che lavorano nel privato hanno già dovuto contribuire a risanare le loro, di casse pensioni. E di certo non beneficiano – né mai beneficeranno – di tassi di conversione del 6.17%, ma semmai del 5% o anche meno. E questo vale anche per altre casse pubbliche: quella del Canton Grigioni applica il 4.7%, quella del Canton Berna il 4,8%, idem quella delle FFS.

Anche la città di Lugano negli anni scorsi ha dovuto risanare sua cassa pensioni, che adesso ha una copertura ben superiore al 95%. Lo stesso percorso, non facile, l’hanno dovuto affrontare vari altri enti pubblici.

Con l’IPCT invece si va avanti a rattoppi pagati a carissimo prezzo dal contribuente.

Mezzo miliardo venne deciso nel 2012 dal parlatoio cantonale, con l’assicurazione che poi non si sarebbe più chiesto niente. Già sette anni dopo, i vertici della cassa pretendevano un ulteriore mezzo miliardo. Oltretutto adducendo motivazioni inconsistenti: ad esempio il basso rendimento dei capitali. Un problema che, ovviamente, tocca tutte le casse pensioni. Però solo IPCT è allo sbaraglio.

Piove sul bagnato

Le misure di compensazione per le rendite pensionistiche su cui saremo chiamati a votare il prossimo 9 giugno costituiscono l’ennesima capitolazione della politica, finanziata con i soldi degli altri.

Infatti stiamo parlando di un contributo annuo di 21.8 milioni di franchetti da versare “in vita eterna”; in vent’anni fanno quasi mezzo miliardo. A ciò vanno aggiunti 293 milioni che, con magheggi contabili, IPCT alloca a favore degli assicurati. I beneficiari di questo nuovo tesoretto di cui nessuno – a parte il Mattino – parla saranno però i funzionari anziani con alle spalle una carriera piena e con stipendi elevati. Quindi piove sul bagnato. Si sostengono i privilegiati, mentre i collaboratori più giovani o le donne che hanno delle interruzioni di carriera non vedranno un copeco.

1.3 miliardi, e non è finita

Tirando le somme: il conto della mungitura pro-IPCT ammonta a mezzo miliardo deciso poco più di dieci anni fa, più 21.8 milioni all’anno “da qui all’eternità” (in votazione il 9 giugno) che in due decenni fanno un altro mezzo miliardo, più i 300 milioni del tesoretto a beneficio dei privilegiati. Siamo così a quota 1.3 miliardi di franchi.

E non è ancora finita. Ci sono elevate probabilità che tutto questo comunque non basterà, e che i cittadini saranno chiamati di nuovo alla cassa.

In più anche i Comuni affiliati all’IPCT dovranno metterci del loro. Il che avverrà, ovviamente, con i soldi dei contribuenti.

Ma, come fanno le aziende in difficoltà, anche la Cassa pensioni dello Stato dovrebbe ridurre gli “asset” ossia il numero di assicurati, così da sgonfiare anche il debito.

Però, in preda a manie di grandezza, l’istituto impedisce agli enti assicurati che volessero accasarsi altrove di staccarsi, ponendo delle condizioni finanziarie insostenibili.

Il festival dell’ipocrisia

Davanti ad una simile situazione, gli slogan di $indakalisti ed affini a favore delle misure di compensazione non si possono ascoltare. Costoro berciano che “lo Stato deve pagare”. Ma i soldi dello Stato non crescono sugli alberi. Sono i soldi dei contribuenti!

Le ipocrisie si moltiplicano. Ad esempio, la pretesa dei paladini dei funzionari statali – sentita anche in occasione delle manifestazioni del 1° maggio – di creare “solidarietà tra pubblico e privato”.

E’ il colmo. Nel settore pubblico il salario mediano è di 105mila franchi in continua crescita, circa 40mila franchi in più rispetto al privato. Nell’amministrazione cantonale, l’impiego è garantito a vita.

E adesso, nel nome della “solidarietà”, si pretende di far pagare ai lavoratori del privato – quelli che hanno già dovuto risanare le loro, di casse pensioni; ed ovviamente senza aiuti pubblici – anche  il mantenimento dei privilegi pensionistici dei garantiti. Intanto i troppi pensionati d’oro del Cantone non saranno chiamati a contribuire in alcun modo, in virtù dei diritti acquisiti. Non è così che può funzionare. Ci sono ex funzionari dirigenti cantonali  in pensione a 58 anni con un tasso di conversione del 5,8%. Però la partitocrazia pretende di infilare le mani nelle tasche dei cittadini per mettere l’ennesima pezza dorata all’IPCT. Non ci stiamo.

I Robin Hood al contrario

Ulteriore presa in giro dei contribuenti: il fronte ro$$overde combatte la riformetta fiscale, anch’essa in votazione il prossimo 9 giugno, sostenendo che non ci sarebbero i margini per compensare l’aumento del moltiplicatore cantonale del 3%. Quindi i kompagni vogliono aumentare le tasse del 3% a tutti. Però per IPCT il centro$inistra pretende di far saltar fuori centinaia di milioni come se fossero noccioline.

Questo andazzo è la negazione della strombazzata “solidarietà”. Qui si sta facendo i Robin Hood al contrario. Per rompere questo circolo vizioso, il prossimo 9 giugno votiamo NO alle misure di compensazione IPCT.

Lorenzo Quadri