Imam nell’esercito, tentativi di organizzare raduni di estremisti musulmani,…

 

Ma guarda un po’. Il grande raduno degli islamici radicali organizzato dal sedicente Consiglio centrale islamico svizzero, che si sarebbe dovuto tenere a Zurigo nei giorni scorsi, è traslocato ad Istambul. Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio. Gli interrogativi sorgono. Infatti, la “delocalizzazione” è  avvenuta perché i proprietari dell’immobile dove si sarebbe dovuto tenere l’ “evento”, dopo aver capito con chi avevano a che fare, hanno ritirato il proprio consenso. Se ne deduce quindi che, senza tale opposizione (a scoppio ritardato) il raduno ci sarebbe stato eccome. Sicché la domanda nasce spontanea. Come mai la città di Zurigo o il Cantone non hanno messo subito un veto ad una simile aberrante manifestazione? “Bisogna aprirsi” ai musulmani estremisti?

Associazione da proibire

Il sedicente Consiglio centrale islamico svizzero avrà anche un nome pomposo ed istituzionale. Di fatto è un’associazione salafita, finanziata con soldi in arrivo dai paesi del golfo persico. La missione? Diffondere l’estremismo islamico in Svizzera. Nei confronti dei responsabili di questa associazione, il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto un procedimento penale. Tali vertici sono il presidente Nicolas Blancho, colui che ebbe a dire che picchiare le donne è un diritto, e Qaasim Illi, responsabile della comunicazione. Questi altri non è che il marito di Nora Illi. Ossia la donna  che arriva in Ticino con la faccia nascosta dietro uno straccio nero ad inscenare penosi teatrini contro il divieto di burqa votato dal popolo.

Non concediamo spazi

E’ evidente che a questo sedicente Consiglio centrale islamico non bisogna concedere alcuno spazio.  In effetti, visti i precedenti, ancora prima della manifestazione bisognerebbe proibire i suoi promotori, ossia il CCIS stesso. Si ricorderà che la Germania, tanto per non andare nemmeno troppo lontano, non ci mette molto a vietare i gruppi islamici pericolosi. Lo ha fatto con l’associazione “La vera religione” peraltro presente anche in Svizzera. Ma inutile dire che dalle nostre parti simili misure non vengono mica prese. Non sia mai. Si farfuglia di basi legali inesistenti. Così l’Islam radicale avanza, mentre i politikamente korretti spalancatori di frontiere starnazzano come germani reali contro gli “svizzeri razzisti”.

Il rappresentante in Ticino…

Sempre a proposito di islamizzazione della Svizzera. Di recente si è parlato di Imam militari. Un’ipotesi che i vertici dell’esercito starebbero valutando. Anche se per ora non c’è nulla di concreto, il solo fatto che si prenda in considerazione una simile ipotesi è del tutto fuori posto. Ed infatti, ringalluzzito dall’insano proposito, il presidente della Lega (!) dei musulmani in Ticino nei giorni scorsi si è affrettato a dichiarare su un portale online che “l’imam militare è un diritto”. Ohibò, evidentemente qualcuno, in arrivo da “altre culture” è stato abituato a considerare ogni proprio desiderio come un diritto indiscutibile. Diritto che gli svizzerotti “chiusi e gretti” devono riconoscere, se non vogliono venire infamati come razzisti ed islamofobi.

Per non lasciare le cose a metà, il citato rappresentante dei musulmani ticinesi ha anche aggiunto che l’imam nell’esercito sarebbe un primo passo sulla strada del riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale in Svizzera. Ah ecco. Poi vengono ancora a dirci che non è vero che si sta islamizzando la Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta); sono tutte balle della Lega populista e razzista.

E’ dunque opportuno rimettere il campanile – nota bene: il campanile, non il minareto – al centro del villaggio puntualizzando un paio di semplici cosette.

Alcune precisazioni
1) Di riconoscere l’Islam come religione ufficiale in Svizzera non se ne parla nemmeno. L’Islam non ha nulla a che vedere con la Svizzera, con la sua storia, con le sue tradizioni, con la sua cultura.
2) Idem dicasi per l’imam militare. Di queste figure non si sa nulla; non si sa quanti sono e cosa predicano; circolano anche in Svizzera “guide spirituali” musulmane finanziate con soldi esteri per diffondere l’islam radicale. E noi vogliamo rischiare di introdurre qualche Imam “non moderato” nell’esercito, permettendogli così  di radicalizzare militi con passaporto rosso ma magari poco integrati (naturalizzazioni facili)?
3) L’Imam militare è evidentemente una tappa nel processo di islamizzazione della Svizzera con la tattica del salame (una fetta alla volta).

4) Immaginare l’istituzione dell’Imam militare non ha alcun senso nemmeno sotto il profilo dei numeri, e c’è da sperare che i responsabili del nostro esercito, dal consigliere federale in giù, abbiano altre e più sensate priorità.
Lorenzo Quadri