Ma guarda un po’: anche la sezione della Svizzera tedesca dell’Associazione consumatori si è schierata  contro il canone radiotelevisivo obbligatorio per tutti, compresi quelli che non hanno né una radio né una televisione.

Era ora che anche da quelle parti qualcuno si facesse sentire contro la proposta, iniqua e balorda, di inventarsi una nuova tassa per foraggiare la SSR. L’assenso delle associazioni consumatori “latine” all’ennesima ciofeca propinata da Berna si spiega facilmente: non è politikamente korretto dire njet alla tassa per foraggiare la televisione di $inistra, quella che – foraggiata col canone più caro d’Europa estorto a tutti gli utenti – si è data la sacra  missione di combattere (con soldi pubblici) i populisti e razzisti che vogliono limitare la devastante libera circolazione delle persone e difendere l’identità elvetica.

Perché non i giornali?

Anche il giornale economico romando Agéfi ha impallinato il canone obbligatorio per tutti poiché penalizza senza alcun motivo chi non vuole o non può usufruire di programmi televisivi. Se una persona vive in una zona discosta dove il segnale radiotv non arriva, perché mai dovrebbe pagare? Se una persona è anziana e vede e sente e poco? E, soprattutto, se un cittadino non vuole per propria scelta né guardare la tv né ascoltare la radio?

Una cosa è certa, e speriamo che sotto sotto ne sia consapevole anche la ministra uregiatta Doris Leuthard. Non si può assolutamente paragonare una televisione schierata partiticamente, ossia la SSR, con un servizio di base al cittadino. La televisione, soprattutto nell’era dei portali online, è uno di quei servizi superflui che vanno fatti pagare  a chi ritiene di usufruirsene, ma il cui finanziamento non può in nessun caso venire imposto a tutti. Altrimenti, perché non riscuotere anche una tassa per finanziare i giornali?

Fatti male i conti

Sul canone obbligatorio per tutti i cittadini svizzeri voteranno in giugno. Leuthard ha lanciato la campagna nelle settimane scorse con una delle sue gaffe: sostenere che la proposta è “equa” quando è vero proprio il contrario, visto che il canone obbligatorio discrimina senza alcun motivo plausibile quei cittadini che non hanno apparecchi di ricezione.

Forse, contando sul fatto che a non avere apparecchi radiotelevisivi sono pochi, la Doris immagina che la nuova tassa pro-SSR passerà come una lettera alla posta. Se è così, l’uregiatta ha fatto male i conti. Esattamente come quando pensava che la vignetta autostradale a 100 franchi sarebbe stata accettata senza un cip perché 60 fr in più all’anno non sono una cifra stratosferica (se però all’interno dell’economia domestica i veicoli da “vignettare” sono più di uno, la questione comincia a farsi più spessa). Le cose sono andate diversamente. Leuthard è stata asfaltata dalle urne sul contrassegno autostradale “deluxe”. Il canone obbligatorio farà la stessa fine?

Alcuni principi…

Ci sono dei principi che non possono venire gettati a mare con la scusa che in fondo si tratta di modifiche di poco conto. La SSR non ha alcun titolo per beneficiare di una propria tassa che rottama il sacrosanto diritto dei cittadini di non guardarla né ascoltarla. Tanto più se la porcata viene giustificata dicendo che a non avere apparecchi di ricezione sono pochi. Che razza di messaggio vogliamo sdoganare? Anche i Ticinesi sono “pochi”: e allora è forse giustificato discriminarli?

Lorenzo Quadri