Paghiamo la disoccupazione anche ai frontalieri!

Mentre tale Lara Comi, europarlamentare del PdL già segnalatasi per una lunga serie di castronerie antisvizzere (a cui si potrebbe anche rispondere con una qualche misura di ritorsione se la Signora Comi avesse una qualche importanza, cosa che non ha) si lamentava su La7 che i 56mila frontalieri italiani che lavorano in Ticino, troppi dei quali a scapito della popolazione residente, verrebbero maltrattati (?), la Basler Zeitung online fornisce un interessante promemoria su una cosuccia. Cosuccia che avevamo già a suo tempo segnalato da queste colonne, ma naturalmente…

Cedono già a titolo preventivo
Gli è che nell’aprile dello scorso anno il Consiglio federale (e ti pareva…) senza fare troppo rumore ha ripreso una direttiva europea, l’ennesima. Ciò sempre all’insegna del “padrone europeo comanda, cavallo svizzero trotta”.
In Ticino come noto ci sono 56mila frontalieri italiani. Se perdono il lavoro, essi hanno diritto ad un’indennità di disoccupazione pagata dal paese di residenza – nel caso del Ticino dall’Italia. Nel 2012 l’UE ha preteso una partecipazione della Svizzera al pagamento di queste indennità. E, come ha spiegato la persona responsabile del dossier presso la SECO, tale Oliver Schärli, la Svizzera ha, semplicemente, calato ancora una volta le braghe. Su tutta la linea.

«L’Unione europea – ha dichiarato lo Schärli alla radio SRF – non avrebbe sicuramente dimostrato comprensione se la Svizzera si fosse rifiutata di entrare in materia su questo tema». Notare l’utilizzo dei verbi al condizionale da parte del funzionario. Se ne deduce che i negoziatori “svizzerotti” non hanno neppure tentato di opporsi. Hanno alzato bandiera bianca a titolo preventivo. Come al solito.
In effetti, già in passato la Svizzera contribuiva al finanziamento delle indennità di disoccupazione pagate ai frontalieri con un contributo annuo di 250 milioni di Fr, che non sono noccioline. Si trattava di un contratto “a tempo determinato”, che era scaduto quattro anni fa, senza che nessuno, da Bruxelles, facesse un cip. Adesso gli eurobalivi sono tornati alla carica. E, come da copione, hanno ottenuto tutto quello che volevano in un battere di ciglia.

Contributo giusto? No!
Si dirà, e sicuramente lo diranno i politikamente korretti e spalancatori di frontiere, che anche i frontalieri contribuiscono al finanziamento dell’assicurazione disoccupazione, e pertanto “è giusto” che possano incassare le prestazioni nel caso rimanessero senza lavoro. Calma e sangue freddo. Una delle principali cause della disoccupazione in Ticino è proprio la saturazione del nostro mercato del lavoro da parte di manodopera in arrivo da Oltreconfine. I residenti non trovano, di conseguenza, sbocchi professionali e finiscono in disoccupazione ed in assistenza. L’aumento del numero delle domande d’assistenza da parte di giovani è inquietante.
Quindi non è certo uno scandalo che i frontalieri paghino i contributi di disoccupazione ma non possano beneficiare delle prestazioni, dal momento che i costi occupazionali, sociali, infrastrutturali ed ambientali (tutti i giorni almeno 45mila auto in più sulle nostre strade) provocati da quella che è una vera e propria invasione non sono nemmeno lontanamente coperti da quel che ci resta “attaccato là” delle imposte alla fonte, ossia il 60%.
Dover ancora sborsare contribuiti per il finanziamento dei frontalieri che perdono il lavoro è la classica beffa che si aggiunge al danno: una situazione che grida vendetta. Ma naturalmente a Berna ci si adegua “quatti quatti” all’ennesima pretesa dei nostri amati vicini: “still und leise”, scrive la Basler Zeitung online. “Still und leise” perché è meglio che la gente non sappia. Altrimenti potrebbe anche “inalberarsi”. E, soprattutto, rendersi conto che la libera circolazione delle persone è un accordo devastante che deve essere fatto saltare.
Lorenzo Quadri