Sulla cancellazione di 160 posti di lavoro da parte della BSI brasileira, di cui 130 in Ticino, si sta decisamente passando l’acqua bassa.  E’ il meno che si possa dire. In altri ambiti, per molto meno si sarebbero smossi mari e monti, con gruppi di proteste e coinvolgimenti politici a tutto andare. Pensiamo ad esempio alle Officine FFS. Se ne deve dedurre che i posti di lavoro sulla piazza finanziaria sono considerati di serie B.

Del resto non sono certo quelli in BSI i primi impieghi andati a ramengo sulla piazza finanziaria ticinese e luganese. Di licenziamenti ce ne sono già stati svariati. Ma senza dare nell’occhio. Poche unità per volta. Meno di 10. Così non c’è l’obbligo di allestire un piano sociale. Per non parlare dei licenziamenti e delle sostituzione con frontalieri. I 62’500 che ogni giorno varcano il confine (uno per macchina) da qualche parte lavorano.

I responsabili ci sono

E’ chiaro che a ciurlare nel manico sulla piazza finanziaria ticinese sono migliaia di posti di lavoro. Il perché e per colpa di chi questi posti sono a rischio, è noto. E’ però opportuno ribadire chi sono i responsabili.

 I responsabili sono quelli che hanno sfasciato la privacy bancaria per i clienti stranieri delle banche svizzere. Adesso vorrebbero abolirla anche per gli Svizzeri. Sono quelli che, per correre dietro all’UE,  hanno distrutto il lavoro ed il benessere costruito in due generazioni. In prima fila c’è naturalmente la ministra del 5%, Eveline Widmer Schlumpf, che ha svenduto la nostra piazza finanziaria senza alcuna contropartita. Ma con lei in prima fila si trova la $inistra. Che ha sempre combattuto il segreto bancario: ovvio, le peculiarità elvetiche non eurocompatibili. Quindi vanno rottamate. Perché “dobbiamo aprirci all’UE”. Perché dobbiamo essere “tutti uguali”.

Kompagni e uregiatti

Widmer Schlumpf è in carica contro la volontà popolare. E’ stata messa in Consiglio federale, dove non ha alcuna legittimità democratica per stare, dalla $inistra e degli uregiatti. Che, per farla all’Udc, hanno organizzato il complotto da retrobottega. $inistra ed uregiatti sono quindi responsabili dello smantellamento della piazza finanziaria ticinese (luganese) e dei suoi posti di lavoro.

Non è solo una questione di licenziamenti – e vogliamo vedere se e quando e dove le persone lasciate a casa troveranno un nuovo impiego, con il mercato del lavoro intasato da frontalieri (il 70% dei nuovi permessi G è attivo nel terziario). E’ una questione di economia in generale. Chi lavora in banca ha in genere un buon stipendio. Un salario che permette anche di spendere e di far girare il commercio. E’ ovvio che, con la perdita del lavoro, la musica cambia. Di modo che queste persone, da traino dell’economia, rischiano di trasformarsi in rimorchi. Va da sé che ne risentirà pesantemente anche l’ente pubblico. Perché alle casse dello Stato mancherà una bella fetta di gettito fiscale. Non solo: al posto di entrate ci saranno uscite.

Un bel tacer…

Ecco quindi chi svuota le casse pubbliche, togliendo allo Stato i mezzi per svolgere i propri compiti: proprio i sostenitori del più tasse e più Stato. I kompagni.

Per questo fa ridere i polli che a Lugano a $inistra facciano ancora le verginelle. E che il capogruppo P$ in consiglio comunale cerchi di mettersi in mostra con interpellanze che auspicano  la creazione di – peraltro inutili – tavoli di lavoro sulla piazza finanziaria:  oziosi consessi in cui blasonati (?) interlocutori si parlano addosso. Senza alcun effetto pratico.

A sinistra non hanno mai mosso un dito a tutela della piazza finanziaria. L’hanno sempre spacciata come potenziale fonte di malaffare. Una criminalizzazione che include anche i lavoratori.

Come se non bastasse…

Ciliegina sulla torta. Nel P$ ci sono esponenti, come il presidente della sezione romanda dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca Schwaab, che come Consiglieri nazionali, votano giulivi ogni misura di sfascio della piazza finanziaria, ovviamente con tutte le conseguenze occupazionali del caso. Poi in campagna elettorale si fanno propaganda sulla pelle dei bancari spacciandosi per loro difensori. Da eletti, però, fanno l’esatto contrario.

Lorenzo Quadri