Per nascondere la realtà, la casta ricorre alla censura e strilla alla “disinformazione”

La politica migratoria svizzera è un fallimento. Di fatto non esiste nemmeno più, essendo in gran parte dettata dai balivi di Bruxelles. L’immigrazione incontrollata dall’UE, a cui si somma il caos asilo, crea problemi in praticamente ogni ambito: socialità, sicurezza, inquinamento, traffico, cementificazione, consumo energetico, eccetera. Uno studio di qualche mese fa dell’università di Lucerna, su cui il Mattino ha ampiamente riferito (la stampa di regime, invece, citus mutus), ha certificato che “immigrazione è uguale a ricchezza”… solo per chi immigra.  Oltre vent’anni di libera circolazione incontrollata, afferma lo studio lucernese, non hanno in alcun modo risolto il problema della (vera o presunta) carenza di manodopera. Primo, perché solo un quinto dei migranti lavora in settori dove ci sono delle effettive lacune di personale residente. Secondo, perché quasi metà (40%) dell’immigrazione in Svizzera è dovuta a ricongiungimenti familiari, pertanto non ha nulla a che vedere con le necessità della nostra economia. Terzo, perché l’arrivo di migranti genera a sua volta fabbisogno di manodopera (scuole, servizi, trasporti, sanità,…).

Pensiamo poi ad uno dei temi più scottanti: i premi di cassa malati. L’immigrato che arriva in Svizzera ha diritto fin dal primo giorno a tutte le prestazioni sanitarie a cui hanno accesso i cittadini elvetici, senza però aver mai pagato i premi dell’assicurazione malattia. 

L’età media degli immigrati è di 30 anni? In 30 anni, una persona nata qui ha già versato circa 70mila franchi di premi. Questo significa che ogni anno, a seguito dell’immigrazione scriteriata, al sistema sanitario svizzero mancano vari miliardi di franchetti.

E’ invasione

La politica migratoria svizzera non è appoggiata dalla popolazione. Al contrario, essa prende a pesci in faccia la volontà popolare. La partitocrazia e la stampa di regime la impongono ai cittadini tramite quotidiano lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate, accoppiato a criminalizzazione e denigrazione di chi osa contestare la narrazione della casta.

Intanto, come emerge dal rapporto della SECO pubblicato nei giorni scorsi, nell’anno di disgrazia 2023 sono arrivate in Svizzera 68mila persone solo dalla fallita UE (si parla del saldo migratorio, ossia arrivi meno partenze): è ben il 29% (!) in più rispetto al dato del 2022. Il record assoluto risale al 2008, quando il saldo migratorio fu  di addirittura  72’100 individui. Una vera e propria invasione. Ed è ovvio che tanti di questi cittadini UE non sono neppure europei, ma migranti di “altre culture” che, grazie alle naturalizzazioni facili, hanno ottenuto il passaporto di uno dei vari Stati membri.

Il disco rotto

Eppure la casta continua a ripetere come un disco rotto che in Svizzera “la mancanza di manodopera è molto forte” e che “abbiamo bisogno dell’immigrazione” (vedi le ultime dichiarazioni del presidente di Swissmem, l’organizzazione dell’industria metalmeccanica ed elettrica). 

Ammesso e non concesso che esista davvero una forte mancanza di manodopera, questa non si risolve con l’immigrazione incontrollata. In Svizzera in due decenni sono arrivate oltre un milione di persone, eppure la forza lavoro pare continui a mancare.

L’esempio australiano

Ben diversa la situazione in Australia, dove l’immigrazione viene regolata in base agli interessi nazionali. La NZZ dello scorso 25 giungo propone un interessante approfondimento sul tema. Per prima cosa, nella terra dei canguri hanno risolto il caos asilo: i migranti economici vengono internati in strutture situate su isole remote; una sorta di “modello Ruanda” ma su territorio nazionale. I visti umanitari rilasciati da Canberra sono pochissimi: rappresentano solo il 2.5% degli arrivi. Dal 2013 è in atto il programma “Confini sovrani” ed è il governo australiano a decidere chi può stabilirsi nel Paese e chi no, in base agli interessi nazionali. I consolati australiani nelle loro pagine web indicano che entrare in Australia è un privilegio. Ed infatti 18 mesi dopo l’arrivo il 92.4% degli immigrati ha un lavoro. Inoltre, per vari anni i migranti hanno un accesso solo molto limitato allo stato sociale.

Proposte deliranti

Questa politica migratoria, incentrata sulle necessità del paese ospite, è sostenuta dai cittadini australiani. Non così quella della Confederella, all’insegna del “devono entrare e devono restare tutti”. Alle nostre latitudini, i clandestini vengono coccolati. Un esempio tra i tanti: la Commissione federale per la migrazione (CFM), che è una commissione consultiva del governicchio federale, nel 2019 proponeva  addirittura di munire di un’apposita carta d’identità i richiedenti l’asilo la cui domanda è stata respinta ma che si trovano illegalmente in Svizzera, così da regolarizzarne la posizione. Interpellato da chi scrive, il governicchio federale convenne che la proposta della CFM era una boiata, e dunque non se ne fece nulla. Vedremo quanto durerà.

Nuovo mantra: la disinformazione

Adesso la casta immigrazionista, climatista, gender e woke, nel tentativo di imporre le proprie visioni, ha cominciato a suonare un nuovo ritornello: quello della disinformazione, meglio se riconducibile alla Russia. Ad esempio, in Consiglio nazionale un soldatino verde-anguria già lo scorso marzo ha pensato bene di mettersi a berciare tramite atto parlamentare di presunte ingerenze russe nella democrazia svizzera (ö la Peppa!). Mosca viene accusata di aver diffuso sui social media dei video che “fomentano l’odio verso i migranti (?) in piena campagna elettorale per le elezioni federali”. Ah, ecco: sicché, se gli immigrazionisti Verdi-anguria hanno perso le elezioni, la colpa sarebbe della disinformazione russa. 

Il soldatino in questioni chiede in particolare con quali strumenti la Confederella intende “tutelare la democrazia svizzera, compreso il dibattito pubblico che ha luogo online”. Chiaramente i ro$$overdi la risposta ce l’hanno: censurare tutto ciò che non è propaganda mainstream!

Si preparano a censurare

Lo scorso 19 giugno, nel silenzio assordante della stampa di regime, il governicchio federale ha annunciato di aver approvato il rapporto in adempimento del postulato della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale intitolato “Valutazione delle minacce derivanti per la Svizzera da campagne di disinformazione”. Segue un comunicato fumogeno (avremo modo di tornarci  in futuro), ma la cui intenzione è chiara: contrastare, zittire e mettere fuori legge tutto ciò che non è propaganda di UE, USA, NATO e tutto ciò che non è lavaggio del cervello climatista, immigrazionista, eurolecchino, islamo-gauchista, woke e gender. Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale possono senz’altro aiutare: ad esempio, a far sì che qualsiasi contenuto social critico nei confronti dell’immigrazione o del climatismo venga rimosso automaticamente. Altro che pluralismo, altro che libertà di espressione!

Lorenzo Quadri