Referendum contro la legge sui sistemi informativi: i kompagnuzzi sono usciti allo scoperto

Bene bene, i nodi della sinistruccia vengono al pettine. Una decina di giorni fa, l’assemblea dei delegati del P$$ ha espresso il proprio appoggio al referendum contro la nuova Legge sul servizio informazioni (LSI) per 106 voti a 62 e 7 astensioni. Quindi una maggioranza decisamente solida.
Il referendum in questione, che scade a metà gennaio, è stato lanciato dai Verdi e dai giovani socialisti; il P$$ non ha subito preso posizione. L’ha fatto lo scorso sabato.

Terroristi in Svizzera: grazie a chi?
La nuova LSI vuole fornire ai servizi informativi gli strumenti per sorvegliare, tra l’altro, le comunicazioni elettroniche. E’ noto infatti che i terroristi vengono reclutati, si tengono in contatto e si organizzano proprio per il tramite di questi canali. I massacri di Parigi, ad opera di terroristi islamici (sottolineiamo: islamici, visto che tale dato di fatto dà particolarmente fastidio ai multikulti) hanno confermato questo “modus operandi”. Però ai kompagni non sta bene che i servizi d’informazione svizzeri dispongano di strumenti adeguati per prevenire attentati terroristici e smantellare le cellule dell’estremismo islamico presenti in Svizzera.
E qui una qualche domandina si pone: chi ha creato le condizioni per l’insediamento dei terroristi islamici nel nostro paese? Forse chi ha spalancato le frontiere perché “dobbiamo aprirci”? Forse chi rifiuta qualsiasi controllo dell’immigrazione? Forse chi vuole cancellare le nostre tradizioni, Natale compreso, per non turbare (?) immigrati in arrivo da altre culture, chiarendo così che la Svizzera è terra di conquista?

Privacy a senso unico
Quindi adesso i sostenitori della politica buonista-coglionista-multikulti, che ci ha portato i terroristi in casa, vogliono sabotare il lavoro dei servizi informativi svizzeri nel combattere il terrorismo. Perché – udite udite – la privacy va tutelata. Peccato anche la sinistruccia tuteli la privacy solo a senso unico. Infatti, quando (tanto per fare un esempio) si tratta di privacy bancaria, ecco che la musica cambia. In modo radicale. I kompagni vogliono lo smantellamento totale della sfera privata. Vogliono il “cittadino trasparente”. Perché chiunque abbia un conto in banca è un potenziale evasore. Si coltiva proprio quella cultura del sospetto che nel referendum si dice di voler combattere.

Iniziativa per la sfera privata
E’ infatti riuscita nei mesi scorsi l’iniziativa popolare a tutela della sfera privata, che vuole tutelare il segreto bancario almeno per gli svizzeri. Forse che la sinistruccia, quella che improvvisamente ha scoperto la privacy (a tutela di immigrati sospetti di terrorismo?), difende questa iniziativa? Ma certo che no! Chi ha un conto in banca deve venire criminalizzato senonché i conti più pingui ce li hanno proprio i kompagni al caviale, vedi la consigliera nazionale P$ Margret Kiener Nellen che non paga tasse su un patrimonio di 12 milioni perché “ottimizza”.

Il caso ASIB
Interessante notare il comportamento di singoli deputati $ocialisti. Ad esempio quello di tale Jean – Christoph Schwaab: questo signore, giustamente sconosciuto ai più, è il presidente della sezione romanda dell’ASIB, Associazione svizzera degli impiegati di banca. Tuttavia, ha sostenuto e sostiene lo smantellamento del segreto bancario. E quindi di decine di migliaia di quei posti di lavoro che dovrebbe tutelare. Non risulta nemmeno che il “Gian Cristoforo” si sia tirato giù la pelle di dosso per impedire che il Consiglio federale desse in pasto alle autorità inquirenti USA i nomi di funzionari di banca, che hanno fatto semplicemente il proprio lavoro in conformità con le leggi vigenti e le indicazioni dei superiori. La privacy di onesti lavoratori svizzeri non è degna di protezione; quella di immigrati sospetti di terrorismo, invece sì. Complimenti, kompagni!

Gravità dei reati?
La deduzione logica può essere una sola: per la sinistruccia l’evasione fiscale è un reato più grave del terrorismo. Non è finita: la scorsa settimana, durante il dibattito sull’esercito, dai banchi del P$$ è arrivata la dichiarazione secondo cui l’esercito non serve a combattere il terrorismo, bisogna invece dotarsi delle basi legali adatte e blablabla. Basi legali come la Legge sui servizi informativi? La quale, ma guarda un po’, viene referendata proprio dai kompagni? Ecco dunque servita una nuova puntata della serie “quando la faccia e le natiche sono gemelle omozigote”.
Lorenzo Quadri