Molte le domande ancora senza una risposta, mentre si rischia la “bomba demografica”

Costi generati dai rifugiati ucraini: seguire l’esempio della Danimarca e dedurli dal budget dei regali all’estero!

Come c’era da attendersi, le previsioni iniziali sull’afflusso in Svizzera di profughi ucraini sono state sconfessate alla grande. Si immaginavano circa 50mila arrivi. Adesso già si parla di 300mila, ovvero 6 volte di più!

Chiaro: più la guerra si prolunga, più la gente scappa. E la Svizzera, invece di fungere da mediatrice neutrale agevolando il processo di pace, rottama la storica neutralità (che a livello internazionale è ormai diventata una barzelletta, oggetto di lazzi e frizzi) e diventa parte del conflitto, gettando benzina sul fuoco.

Protezione, non immigrazione

In questo frangente va ribadito che la priorità deve averla l’aiuto sul posto, o comunque il più possibile vicino all’Ucraina, visto che a guerra finita (speriamo prima possibile) i profughi intendono – e devono – rientrare in patria. Non ci stancheremo di ripetere che asilo significa protezione e non immigrazione.

Ma naturalmente i soliti noti sognano di generare una massiccia immigrazione permanente, per alimentare l’industria ro$$a dell’asilo e le associazioni contigue al P$ che ci tettano dentro in grande stile.

Non solo brava gente

E’ evidente che dall’Ucraina non arriveranno solo mamme con bambini. Non arriverà solo brava gente. Arriverà anche tanta foffa. In Ucraina non sono tutti santi. E chiaramente la foffa, una volta installatasi confortevolmente nella Svizzera paese del Bengodi per migranti, poi non vorrà più andarsene.

Chi controllerà, e come, gli eventuali precedenti penali di quanti busseranno alle nostre porte con un passaporto ucraino in mano?

Visto poi che il permesso S, accordato dal governicchio federale ai profughi ucraini, è uno statuto di protezione, è chiaro che bisognerà verificare con regolarità che la necessità di protezione sia ancora data.

Vari interrogativi

Peraltro, gli interrogativi a proposito del permesso S non mancano. Ad esempio, esso viene accordato anche a persone che risiedono da poco tempo in Ucraina. Questo significa che migranti economici in arrivo da “altre culture” che per caso si trova(va)no in Ucraina potranno arrivare in Svizzera con questo permesso. Costoro, è ovvio, non si sogneranno di andarsene a guerra finita.

Sempre il premesso S permette il ricongiungimento familiare di “parenti stretti” di cui il profugo si occupava. Non è chiaro chi sia in concreto un parente stretto. Solo genitori e nonni? Oppure anche fratelli, sorelle e nipoti? Come si fa a verificare l’effettiva presa a carico dei parenti in Ucraina?

Pure nebulosa rimane la situazione sul fronte dell’alloggio dei rifugiati. Se si conta sulla disponibilità di appartamenti privati, le “scorte” si esauriscono presto. Simili sistemazioni (a meno che avvengano tra parenti)  possono funzionare solo per un breve periodo transitorio. Chi ha offerto delle soluzioni abitative (appartamenti sfitti o di vacanza) si trova al momento in una situazione di incertezza. Finché il profugo non ha ottenuto il permesso S, tutte le spese sono a carico di chi ospita: vitto, alloggio, costi sanitari. Col permesso S alcune cose si regolano, ma non tutto è chiaro. Chi mette a disposizione degli appartamenti riceverà un’indennità? Ci fossero danni, chi paga? Le domande aperte sono tante.

Problema di fondo

Senza contare il problema di fondo che andare a casa di sconosciuti, così come ospitare sconosciuti in casa, comporta dei rischi potenziali per entrambe le parti. A chi ospita viene chiesta la fedina penale. E a chi si fa ospitare?

E come la mettiamo con le famigliole alloggiate in scantinati?

E’ accettabile che ci si ritrovi a vivere in 12 in un appartamento, con le conseguenze del caso (anche per i vicini)?

E’ normale che “casi sociali” possano ospitare mamme con bambini?

Pare inoltre che i profughi respingano proposte di alloggio nella fascia di confine italiana poiché attratti dalle prestazioni sociali migliori che vengono loro prospettate da connazionali residenti in Ticino.

Mercato del lavoro

C’è poi la questione dell’inserimento sul mercato del lavoro dei permessi S. A maggior ragione adesso che è chiaro che gli arrivi saranno almeno sei volte più numerosi di quelli inizialmente preventivati. Il rischio di aggravare i già tristemente noti fenomeni di sostituzione e di dumping salariale è evidente.

La crisi da stramaledetto virus cinese (tutt’altro che finita) e le conseguenze della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro la Russia decretate dal governicchio provocheranno fallimenti aziendali e riduzione di impieghi. Seguiranno licenziamenti a manetta. Meno posti di lavoro, afflusso in massa di profughi ucraini che possono lavorare ed in più la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia: il cocktail è esplosivo.

Come minimo, vista la situazione, i camerieri bernesi di Bruxelles devono decretare lo stop al rilascio di nuovi permessi B e G!

Derive assistenzialiste

Tanto per non farsi mancare niente, è arrivata anche la geniale trovata di regalare l’abbonamento generale ai titolari di permessi S. La Swisscom, dal canto suo, dona gli abbonamenti  telefonici. Visto che l’ex regia federale di beneficenza non ne fa, ed i suoi manager di sicuro non rinunciano ai propri compensi stratosferici, il costo dell’operazione verrà scaricato sul resto dell’utenza.

Avanti con le derive assistenzialiste a spese del contribuente!

Dell’abbonamento generale per andare a spasso per tutta la Svizzera in treno-bus-autopostale-battello, i profughi ucraini non hanno affatto bisogno. Del resto alcuni di loro sono arrivati a bordo di macchinoni che il ticinese medio si sogna.

Magari è il caso di ricordare a qualche spalancatore di frontiere che l’abbonamento generale non viene pagato nemmeno ai cittadini elvetici che tirano la cinghia. E ce ne sono tanti.

Se si vuole far terminare prima del tempo il moto di solidarietà nei confronti dei profughi ucraini, bisogna solo andare avanti con queste cappellate di stampo ro$$overde che il cittadino svizzero in difficoltà percepisce, non certo a torto, come delle provocazioni. Ma forse qualcuno non si è ancora reso conto che la casta antisvizzera, xenofila ed immigrazionista spera che i rifugiati ucraini arrivati qui poi non rientrino più in patria!

L’esempio danese

Nei giorni scorsi, la Danimarca ha dichiarato che finanzierà i costi generati dall’accoglienza di profughi ucraini tagliandoli dal budget per gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, perché “ci sono delle priorità”. E noi? Seguiremo questo esempio intelligente, oppure…? Atto parlamentare leghista a Berna in arrivo!

Lorenzo Quadri