La SECO – che costa al contribuente svizzerotto una centella di milioni di franchetti all’anno – continua la sua “missione evangelizzatrice” pro frontiere spalancate e pro-libera circolazione delle persone.
Il modus operandi è sempre lo stesso: le statistiche taroccate. Questa volta sui disoccupati. Si pretende dunque di farci credere che in Ticino la situazione occupazionale starebbe migliorando. Tout va bien, Madame la Marquise! In maggio, sproloquia la SECO, il tasso di disoccupazione in questo sempre meno ridente Cnatone sarebbe sceso al 3.4%. E subito la stampa di regime corre a titolare con la massima enfasi: cala la disoccupazione! Il trend migliora! Addirittura ci sarebbero 10mila nuovi “addetti”! Accipicchia!

Il verbo della SECO
Il “verbo” che la SECO tenta di diffondere è sempre lo stesso. Ma quale disoccupazione, ma quale soppiantamento: in regime di devastante libera circolazione delle persone va tutto per il meglio. E ve lo dimostriamo con le cifre. Peccato che le cifre siano state taroccate dalla stessa SECO. La quale giochicchia con le definizioni. Sicché disoccupato diventa sinonimo di “iscritto alla disoccupazione”; quando è ormai chiaro a tutti che sempre più senza lavoro non sono iscritti agli URC e quindi non figurano nelle statistiche SECO, tant’è che la cifra reale dei disoccupati è almeno doppia rispetto a quella ufficiale. In particolare sono i pochi i senza lavoro che non hanno, o non hanno più, diritto alle indennità di disoccupazione ad essere iscritti agli uffici regionali di collocamento.
E cosa dire del concetto di “addetto” dal vangelo secondo la SECO, che sta ad indicare qualsiasi lavoratore dipendente che guadagna più di 2300 Fr all’ANNO? Non al mese: all’anno. Un posto di lavoro, si converrà, è qualcosa di molto diverso.

I dati ILO
Però, se si cambia il metro di valutazione, la situazione occupazionale ticinese appare assai meno rosea. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, se si prendono i dati ILO, Organizzazione internazionale del lavoro (non è il partito comunista) si scopre che la disoccupazione ticinese è al 7%. E si scopre pure che nei primi tre mesi dell’anno corrente, mentre la SECO parlava di diminuzione della disoccupazione, il tasso di disoccupazione ILO invece aumentava.

Come lo scarrafone
Qualche settimana fa scrivevamo che il sondaggio è come lo scarrafone: è bello a mamma sua. Lo stesso vale per le statistiche. In particolare per quelle della SECO. Il segretariato di Stato dell’economia dimostra, ogni volta che può, di essere di parte. Un organo di propaganda pro-frontiere spalancate e pro libera circolazione delle persone. Però strapagato dal contribuente. E che, nella sua azione propagandistica, non indietreggia nemmeno davanti al grottesco. Arriva perfino a negare il dumping salariale e la sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri.

SECO da chiudere
Per venirci a raccontare fetecchiate sulle necessità (?) di spalancare le frontiere bastano già il consiglio federale, la partitocrazia, la stampa di regime (a partire dalla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico), i poteri forti e gli intellettualini da tre e una cicca. Quindi, chiudiamo la SECO che si fa prima. E si risparmia. Altro che venirci a raccontare che in Ticino “il trend dell’occupazione migliora”!
Lorenzo Quadri