Ormai anche la raccolta di firme per il triplo referendum contro gli accordi fiscali con Germania, Gran Bretagna ed Austria si avvia verso la conclusione. Il termine scade in questi giorni.
Nel frattempo le prospettive per la piazza finanziaria svizzera sono andate continuamente deteriorandosi. Il Consiglio federale, come pure il parlamento, ha proseguito imperterrito sulla strada imboccata: quella del cedimento su tutta la linea. Da tempo l’associazione Swissrespect, costituitasi per combattere la svendita della nostra piazza finanziaria, ma anche del nostro Stato di diritto, denuncia che, a seguito della convulsa involuzione giuridica nel solco della deleteria Weissgeld Strategie, la piazza finanaziaria svizzera è diventata una delle meno competitive del mondo. Per questo risultato catastrofico possiamo ringraziare il Consiglio federale ed in particolare la ministra del 5%, Eveline Widmer Schlumpf, eletta con i voti della $inistra e contro il volere del popolo.
Nelle scorse settimane l’ex CEO di UBS Oswald Grübel (che, sia detto tra parentesi, qualche responsabilità in tutta questa brutta storia ce l’ha) ha parlato di 50mila posti di lavoro a rischio in Svizzera. Il Consiglio federale non ha smentito. E, come se non bastasse, nel frattempo la situazione è ulteriormente degenerata.

Malafede USA
Nella prima settimana di sessione il Consiglio nazionale ha deciso a maggioranza che della possibilità di presentare domande raggruppate, già concessa agli USA, potranno beneficiare anche tutti gli Stati con i quali la Svizzera sottoscriverà degli accordi fiscali internazionali.
Di fatto siamo alla fine del segreto bancario. La differenza tra le domande raggruppate e le “fishing expeditions” è solo una questione di sofismi accademici.
Nel giro di un paio d’anni il Consiglio federale è riuscito a distruggere una delle principali risorse della Svizzera, cedendo in modo scandaloso a pressioni esercitate in perfetta malafede. Pensiamo al caso degli Stati Uniti. Negli USA alcune banche svizzere hanno se del caso accettato percentuali minime dei patrimoni non dichiarati di cittadini americani, si parla del 2%. Eppure solo la Svizzera è finita nel mirino, mentre nessun provvedimento è stato preso, ad esempio, contro banche americane, per recuperare il restante 98%. Chissà come mai?

Stato di diritto violato
Autorizzando senza base legale la trasmissione dei dati di 10mila impiegati di banca, la maggioranza dei quali non c’entra nulla con le vicende americane, agli inquirenti statunitensi, il Consiglio federale è riuscito a fare strame del nostro Stato di diritto. Poi i sette signori hanno ancora il coraggio di salire sul pulpito e di riempirsi la bocca di concetti quale la “legalità”. Quello compiuto dal Consiglio federale è un vero e proprio tradimento dei propri concittadini.
Ed infatti alcune banche, anche quelle che negli USA non hanno mai messo piede, hanno inviato a tutti i dipendenti una circolare in cui li si sconsiglia vivamente di recarsi negli Stati Uniti. Per qualsiasi motivo. Grazie al Consiglio federale, dunque, gli USA sono off limits per chiunque lavori in una banca svizzera, anche come addetta alle pulizie.
Per frenare questo disastro, ed evitare al Consiglio federale di combinarne altri, costringendolo finalmente a fare il proprio dovere ossia difendere gli interessi di questo paese, il popolo ha un solo mezzo. Ossia il triplo referendum contro gli accordi fiscali con Gran Bretagna, Germania ed Austria. L’alternativa è la perdita di almeno 5000 posti di lavoro solo in Ticino. Oppure l’insurrezione.
Lorenzo Quadri