Sulla decisione in merito al blocco dei ristorni dei frontalieri è conto alla rovescia. In effetti la data prevista per il versamento sarebbe il 25 giugno: è quindi verosimile che il Consiglio di Stato decida sul da farsi già martedì.

Sarebbe a mio giudizio un errore fare retromarcia, ossia sganciare il malloppo, dopo essere arrivati a questo punto, suscitando anche una certa preoccupazione Oltreconfine. Soprattutto, sarebbe fatale credere che le due mozioni recentemente votate dalla Camera dei deputati italiana per il riavvio delle trattative tra Berna e Roma costituiscano un segnale di distensione dei rapporti tra Svizzera ed Italia. Le due mozioni in questione contano, con tutto il rispetto parlando, come il due di briscola. La guerriglia alla Svizzera in generale ed al Ticino in particolare, condotta a suon di misure vessatorie, di liste nere illegali, di vergognose contumelie internazionali, è un chiodo fisso e personale di Tremonti. Su questo concorda chiunque abbia trattato con lui. Ergo, finché Tremonti sarà ministro, non cambierà nulla. Neanche se il Parlamento italiano votasse una mozione al giorno.

La cronaca recente ha confermato che il blocco del ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri è uno strumento di pressione dotato di una certa efficacia; e allora dimostriamo di avere il coraggio di continuare sulla via intrapresa. In caso contrario, poco ma sicuro che il giorno successivo il versamento dei ristorni, le ostilità “tremontiane” ricominceranno con virulenza ancora maggiore: perché, come si dice nel Belpaese, passata la festa (incassati i soldi dei ristorni) gabbato lo santo.

E’ poi interessante rilevare che da Singapore, Tremonti, nell’accordo appena siglato, non pretende lo scambio automatico d’informazioni, che invece esige dalla Svizzera. Come mai questa disparità di trattamento? Non sarà perché la mancanza di reazioni elvetiche ai suoi atti di guerriglia ha convinto il ministro italiano di aver “trovato il molle”? E allora è doveroso chiarirgli che non siamo poi così “molli”, né così affetti da obbedienza cieca ed autolesionista a norme che siamo rimasti i soli a rispettare.

La maggioranza del parlamento cantonale, sottoscrivendo le due mozioni – una della Lega, una del Plr – che chiedono il blocco dei ristorni, ha indicato al governo la via da seguire. Il Consiglio di Stato, dopo anni di colpevole sonnolenza, non sembra del tutto sordo al richiamo: la sua decisione al proposito la sapremo presto. Auguriamoci che sia la volta buona.

La nota stonata ce la mette invece la maggioranza della Deputazione ticinese alle Camere federali, la quale è contraria al blocco dei ristorni, temendo chissà quali ritorsioni. Come dire che se Tremonti avesse davvero nascoste da qualche parte altre armi contro la Svizzera, non le avrebbe già usate, o non le userebbe comunque.

 Questa scelta della maggioranza della Deputazione, che non condivido, contraddice la posizione maggioritaria del Gran Consiglio ed indebolisce la posizione del Ticino, che si presenta diviso davanti all’autorità federale. Fornendole così dei fin troppo comodi pretesti per continuare con la politica dell’inazione quando a chiamare è il nostro Cantone.

Lorenzo Quadri

Consigliere  nazionale

Lega dei Ticinesi