Ecco il “bel risultato” del mandato negoziale con la fallita UE. Ma la casta lo vuole!

Quando si tratta di calare le braghe davanti alle pretese coloniali di Bruxelles, i soldi si trovano sempre

La ministra delle finanze PLR Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) continua a ripetere che le casse della Confederella sono vuote. Eppure per i finti rifugiati, per i profughi ucraini, per i regali all’estero, gli sperperi continuano. Invece si taglia sugli svizzeri. E “ovviamente” per la 13a  AVS “gh’è mia da danée”.

Peccato che, alla faccia delle pretese necessità di risparmio, il governicchio federale – in prima linea proprio il PLR della Ka-Ka-eS (grazie, ex partitone!) – voglia far esplodere le uscite. E a suon di miliardi.

Come? Con l’accordo quadro istituzionale “2.0”. Ossia con il mandato negoziale con la fallita UE. Ciò che si tenta di ingerlare al popolazzo è la medesima ciofeca affossata nel maggio 2021, ma più costosa. Oggi come nel 2021, sul tavolo c’è sempre un trattato coloniale. In base ad esso, la Confederella sarebbe tenuta riprendere in modo dinamico, ossia automatico, il diritto UE, e dovrebbe sottomettersi ai giudici stranieri: oltretutto quelli della controparte.

A proposito di questi giudici stranieri (della Corte di giustizia europea): la Svizzera dovrà recepirne non solo la giurisprudenza esistente, ma anche quella futura. L’incertezza e la perdita di autonomia che ne deriverebbero sono fin troppo evidenti.

Meno diritti, più doveri

Ed infatti, nell’ “Intesa comune” (Common Understanding”) tra Berna e Bruxelles, che sta alla base del mandato negoziale, si blatera di “un nuovo equilibrio tra diritti e doveri”. Nel concreto, questo significa che la Svizzera avrà molti meno diritti e molti più doveri. E quando, sempre nell’Intesa comune, si ciancia di “partecipazione della Svizzera ai meccanismi dell’UE”, si vuole semplicemente dire che la burocrazia degli eurobalivi prenderà il posto della nostra democrazia diretta!

Trasformare il nostro Paese in uno Stato vassallo, oltretutto da mungere a piacimento: questo è il disegnino degli eurobalivi. Il mandato negoziale prevede infatti che la Confederella si impegnerà a versare regolarmente a Berna dei contributi di coesione miliardari: come se a noi ce ne potesse fregare qualcosa della coesione all’interno della fallita UE. L’ammontare di questi contributi, ça va sans dire, lo stabilirà Bruxelles.

Non solo: nell’ennesimo raptus calabraghista, il governicchio federale ha perfino dichiarato che la direttiva UE sulla cittadinanza sarebbe “compatibile con la Costituzione federale”. Qui qualcuno è fuori come davanzale. La direttiva in questione renderebbe di fatto impossibile l’espulsione dalla Svizzera di un cittadino UE che delinque o che è carico dello Stato sociale. Ovvero proprio il contrario di quanto prevede la Costituzione! In soldoni, ciò significa che potenzialmente 450 milioni di cittadini europei potrebbero arrivare da noi a farsi mantenere. Conseguenza: esplosione della spesa sociale. Però per questo i soldi ci sono! Altro che misure di risparmio!

Costi miliardari

Lo sconcio accordo quadro istituzionale “2.0” è un trattato coloniale che impoverirà la Svizzera a beneficio dell’UE. Non per nulla ci costerà miliardi. Non solo direttamente, vedi i citati contributi di coesione. Anche indirettamente, tramite peggioramento delle nostre condizioni quadro.

Ad esempio: l’IVA elvetica è molto inferiore a quella europea. Questo rende la piazza economica svizzera concorrenziale. Ne beneficiano anche le casse pubbliche. Ma è chiaro che Bruxelles, tramite la ripresa dinamica (=automatica) del diritto UE tenterà di rendere la Confederella sempre più “eurocompatibile”. Ovvero, di rottamarne i vantaggi competitivi! Ci siamo già dimenticati l’attacco alla nostra piazza finanziaria? La partitocrazia si chinò a 90 gradi e si fece imporre le regole dall’UE (e dagli USA). Il risultato? Solo in Ticino sono andati persi almeno 3000 posti di lavoro e svariate decine di milioni di franchi di gettito fiscale. Con l’accordo quadro istituzionale “2.0”, questo scempio diventerebbe la norma! Modelli di successo svizzeri verrebbero liquidati  e sostituiti con modelli fallimentari dettati da Bruxelles. La nostra democrazia diretta non sarebbe la sola ad andare a ramengo: la concorrenzialità della nostra piazza economica subirebbe lo stesso destino. E questo si tradurrebbe in un impoverimento generale dei cittadini. Sull’esempio dell’UE, appunto.

Davanti ad un simile sfacelo, è scandaloso che la partitocrazia triciclata abbia il coraggio di farneticare di “accordi vantaggiosi per la Svizzera”. E che la stampa di regime sia attiva in prima linea nel praticare il lavaggio del cervello al popolazzo a sostegno dei nuovi trattati-capestro. Ciò conferma che non bisogna solo rifiutare ulteriori sussidi ai media mainstream: occorre anche azzerare quelli esistenti, incluso il canone radioTV più caro del mondo. 200 franchi all’anno sono ancora troppi!

Da tenere a mente

Il governicchio cantonale ha avuto il coraggio di approvare – a maggioranza – il mandato negoziale con l’UE: ovvero un disegno politico (uella) che implica la fine della democrazia svizzera ed un enorme danno economico al paese. Poi però, in spezzo del ridicolo, il CdS si mette a strillare alla “patria in pericolo”  per la riduzione del canone radioTV da 335 a 300 franchi? Pori nümm.

Lorenzo Quadri