In Ticino 1000 medici italiani in più in 10 anni – sussidi Ripam a quota 400 milioni

Come ben sappiamo, i premi di cassa malati continuano ad esplodere. Il contribuente del ceto medio paga due volte. Paga i premi per sé e poi, tramite imposte, finanzia i sussidi di riduzione del premio (Ripam) a chi non è in grado di far fronte ai premi con le proprie risorse.

In Ticino i sussidi Ripam hanno ormai raggiunto lo stratosferico ammontare di 400 milioni di franchi all’anno. A livello nazionale siamo a 5 miliardi. E già qui ci si accorge che i conti non tornano. Il Ticino rappresenta circa il 4% della popolazione nazionale, che però necessita dell’8% dei sussidi. E’ l’ovvia conseguenza del fatto che in questo sfigatissimo Cantone, a causa della devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia, gli stipendi sono nettamente più bassi che nel resto del Paese (dumping salariale generato dall’invasione di frontalieri), mentre i premi di cassa malati sono tra i più alti della Svizzera.

Qualche dato

Un paio di cifre per rendersi meglio conto della situazione generale:

  • Nel 1996 il premio medio di cassa malati era di 128 franchi al mese. Adesso superiamo i 430 franchi.
  • Nel 1997 in Svizzera i costi sanitari ammontavano a 38,5 miliardi di franchi, vale a dire il 9% del PIL. Nel 2021 i costi sanitari erano esplosi ad 86,3 miliardi, ovvero quasi il 12% del PIL.
  • Nei 12 anni in cui il kompagno Alain Berset (P$) è stato a capo del Dipartimento dell’interno, i premi sono saliti del 50%. Però i $ocialisti si riempiono la bocca, a scopo di campagna elettorale, con l’impennata dei premi di cassa malati.

Iniziativa dannosa

Limitare i premi al 10% del reddito disponibile, come chiede l’iniziativa P$ in votazione il 9 giugno, è una non-soluzione: la parte di costi non più coperta dai premi andrebbe pagata tramite imposte. In soldoni, questo significa che ci sarebbero 12 miliardi di franchi all’anno in continua crescita da coprire con aggravi fiscali.

Inoltre, il sistema proposto dai kompagni genererebbe una burocrazia mostruosa e si limiterebbe a “spalmare” diversamente i costi sanitari, senza frenarne in alcun modo la corsa al rialzo. Otterrebbe anzi il risultato esattamente opposto: chi ha già raggiunto il tetto massimo di pagamento verrebbe deresponsabilizzato ed invogliato a consumare ancora più prestazioni mediche: tanto paga qualcun altro.

Naturalmente, chissà come mai, il governicchio federale si è sempre rifiutato di indicare la spesa sanitaria suddivisa per nazionalità. E stiamo sempre aspettando di sapere quanto pesano, sull’esplosione dei premi LAMal, i finti rifugiati ed i profughi ucraini.

Il costo dell’immigrazione

E’ un dato di fatto: gli immigrati, fin dal giorno dell’arrivo in Svizzera, possono attingere illimitatamente al nostro sistema sanitario, senza però averlo mai finanziato.

Nel 2023 sono immigrate nella Confederella 263mila persone: ciò significa che, solo per quell’anno, nelle casse della sanità mancano 17.5 miliardi di franchi di premi non pagati di assicurazione malattia.

Di conseguenza, sarebbe doveroso fatturare agli stranieri dei premi più elevati, o delle franchigie superiori, per compensare i contributi mancanti.

Se l’età media di chi immigra in Svizzera è di 30 anni, occorre tener presente che un cittadino elvetico, nato qui, in 30 anni di vita ha già versato alla nostra sanità circa 70mila franchi.

Stipendi stellari

Intanto gli stipendi dei dirigenti delle casse malati e degli ospedali continuano a lievitare. Di recente il SonntagsBlick ha riferito che dal 2016 ad oggi le remunerazioni di questi “alti papaveri” della sanità sono cresciute in una misura compresa tra il 30% ed il 50%. Apperò!

Ad esempio, nel 2023 il presidente della direzione di Sanitas ha incassato quasi un milione di franchetti, mentre nel 2016 lo stipendio annuale per quella posizione ammontava a 660mila Fr. Nel 2022 il CEO di Mutuel ha ricevuto 780mila franchi, contro i 520mila del 2016. E così via.

Oltre agli stipendi stellari dei dirigenti un altro tema che suscita dibattito – e su cui la Lega a Berna è intervenuta a più riprese – sono le riserve miliardarie degli assicuratori malattia. E si potrebbe discutere anche delle ricche sponsorizzazioni che essi elargiscono, a scopo di marketing, a squadre sportive e ad altre attività. Le sponsorizzazioni sono bella cosa; ma i soldi dei premi di cassa malati dovrebbero servire ad altri scopi.

Aumento sproporzionatoRip

In Ticino – come emerge dai dati pubblicati di recente dal DSS, e ripresi dalla Domenica – in 10 anni il numero dei medici è aumentato di oltre 1000 unità. Nel 2013 nel nostro Cantone c’erano 1421 medici ammessi al libero esercizio; a fine 2023 il loro numero era salito a 2506. Aspetto tutt’altro che irrilevante: i 1000 medici in più sono praticamente tutti stranieri, ovvero italiani. Nel 2013, infatti, i medici stranieri in Ticino erano 458; 10 anni dopo, 1457.

E’ evidente che 1000 medici in più sono un’enormità. La cifra potrà essere un po’ relativizzata dal fatto che un numero crescente di dottori – e soprattutto di dottoresse – lavora a tempo parziale. Ma, pur considerando questo aggiustamento, è manifesto che l’offerta sanitaria si è impennata, e di conseguenza anche la domanda, e quindi la somministrazione di cure. Nessuno dei 1000 nuovi medici fa la fame. Tutti hanno lavoro in abbondanza ed emettono fatture a tambur battente.

L’effetto è a valanga. Più medici uguale più prescrizioni e quindi anche il mercato dei fornitori di prestazioni si gonfia come una rana: si moltiplicano le analisi mediche, le vendite di farmaci, le degenze ospedaliere, le sedute di fisioterapia, le cure a domicilio, le terapie “alternative”, gli esami clinici ripetuti, i consulti doppi e tripli, e chi più ne ha più ne metta.

I costi sanitari schizzano verso l’alto, i premi di cassa malati pure, ma – oltre al danno, la beffa – non la qualità della sanità, che al contrario si abbassa. Perché, come detto, i mille medici in più arrivati in Ticino nell’ultimo decennio sono italiani, formati nel Belpaese. Tra loro ci sarà indubbiamente qualche luminare. Ma il livello generale non può dirsi eccelso.

Risultato: la sanità ticinese si fa sempre più “impagabile”, ma nel contempo il miglior medico torna ad essere, come qualche decennio fa, il treno per Zurigo.

Lorenzo Quadri