O l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, che dal 9 febbraio è diventata disposto costituzionale, viene applicata ed in fretta, oppure, come dice Blocher, ci sarà una raccolta di firme per far saltare la devastante libera circolazione delle persone tout-court

 

Il fatto che il Consiglio federale stia tramando per mettere in vigore comunque la libera circolazione delle persone con la Croazia malgrado il voto del 9 febbraio è un segnale chiaro. Tanto più che la stessa ministra di giustizia kompagna Sommaruga aveva pubblicamente annunciato che il voto del 9 febbraio impediva l’applicazione della libera circolazione delle persone alla Croazia.

Ricordiamo infatti che l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” non è un semplice auspicio inviato dai cittadini, che può essere “condito via” alla chetichella. Dopo la votazione del 9 febbraio è un disposto costituzionale.

Sicché, contrariamente a quanto amano starnazzare i partiti $torici usciti asfaltati dalle urne, non sono i populisti e razzisti a dire che l’immigrazione va contingentata. Da due mesi, a dirlo è la Costituzione svizzera.  E qui citiamo anche noi un leitmotiv che tanto piace ai politikamente korretti: i politici federali al momento dell’entrata in carica hanno giurato fedeltà alle leggi e alla Costituzione –  e quindi anche al nuovo articolo 121a sull’immigrazione di massa. Tanto per essere chiari. Un Consiglio federale che non applica la Costituzione può giusto presentare “dimissioni di massa”.

 

Nessun dubbio sull’esito

Quindi, delle due l’una: o l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” viene messa in vigore secondo la volontà popolare e in tempi brevi oppure, come dice Blocher, si raccolgono le firme per disdire per intero la devastante libera circolazione delle persone. Ciò che non sarebbe di sicuro un dramma: non ci sarebbe alcuna difficoltà a trovare accordi di altro tipo con gli eurofalliti per permettere all’economia elvetica di procurarsi la manodopera di cui ha bisogno, e ai cittadini UE di lavorare in svizzera. Evitando però fenomeni di sostituzione e di dumping salariale.  L’Unione europea non può permettersi di isolare la Svizzera: avrebbe solo da perderci.

Nella provincia di Varese, non a Caltanissetta, un giovane su due non ha lavoro: cos’altro ci vuole per convincersi che la situazione è di emergenza?

Sull’esito di una raccolta delle firme mirata non solo a correggere (come l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”) ma esplicitamente a far saltare la devastante libera circolazione delle persone, non ci sono particolari dubbi. Tanto più che l’UE ci sta mettendo parecchio del suo. Sta mostrando senza pudore il suo vero volto di istituzione fallimentare, antidemocratica, e affamatrice di popoli (pensiamo alle manifestazioni a Bruxelles dei giorni scorsi contro l’austerità). Dunque, tenersene alla larga il più possibile.  Alla faccia dei kompagni che hanno rilanciato la fregnaccia dell’adesione. Una posizione, questa, che agevolerà ulteriormente la trasformazione del P$ in partitino in grado di tenere le riunioni in una  cabina telefonica.

 

“Il popolo non deve votare”

A proposito: il presidente tedesco Gauk (a parte il fatto che non ha alcun potere e nemmeno in Germania sanno che esiste, per cui figuriamoci all’estero) ha pensato bene di venire in Svizzera a dire che  “la democrazia diretta comporta certi rischi”. Traduzione: su certe cose, come ad esempio sull’immigrazione, il popolo non dovrebbe poter votare. Ecco le posizioni degli amici del Consiglio federale: smontiamo le frontiere senza permettere alla gente di decidere, visto che sappiamo che è contraria, ed infatti ha solo da perderci, e la fallimentare esperienza europea l’ha dimostrato al di là di ogni dubbio.

Quindi, o il Consiglio federale applica i contingenti all’immigrazione, frontalieri e padroncini compresi, oppure sarà obbligato ad andare a riferire ai suoi padroni di Bruxelles che il popolo svizzero ha ordinato la disdetta della libera circolazione delle persone tout-court.

Lorenzo Quadri