Nei giorni scorsi la SECO, segreteria di Stato dell’economia, in materia di libera circolazione delle persone e delle sue conseguenze, si è prodotta nella consueta manfrina: va tutto bene, non c’è alcun problema, positiva per l’occupazione, ecc.

 

Ironia della sorte, lo stesso giorno in cui venivano pubblicate le dichiarazioni SECO, venivano anche pubblicate le statistiche sull’evolversi del numero dei frontalieri. Statistiche dalle quali emerge che attualmente in Ticino i frontalieri sono oltre 50’500, con una crescita del 10% nel 2010; la metà dei nuovi frontalieri sono impiegati nel terziario ossia in quel settore in cui la forza lavoro ticinese da sola basta ed avanza a coprire la domanda: ciò significa che questi frontalieri sostituiscono i lavoratori residenti.

 

La situazione risulta ulteriormente peggiorata dalla debolezza dell’euro, che consente a persone residenti in Italia di proporre le proprie prestazioni lavorative ad un costo ancora inferire, espresso in franchi, potendo poi recuperare sul cambio.

Il dumping salariale e sociale a danno dei residenti si fa dunque ancora più acuto.

 

La SECO non è certo nuova nel minimizzare, vedi negare, le difficoltà che incontra il nostro Cantone trovandosi a confinare con l’Italia. Emblematico al proposito il trattamento riservato all’indagine della Camera di commercio ticinese tra i suoi associati sulle difficoltà provocate dalle Black list italiane.

 

Un simile atteggiamento da parte della SECO è particolarmente nocivo in quanto non può che influenzare l’autorità federale, Consiglio federale in primis, diffondendo una visione distorta ed edulcorata di una realtà ticinese che è invece alquanto problematica, e minaccia di diventarlo sempre più.

 

Chiedo pertanto al lod. Consiglio di Stato:

 

         Come valuta il CdS le dichiarazioni della SECO secondo cui la libera circolazione delle persone non porterebbe con sé problemi di sorta?

         Non reputa il CdS che questo atteggiamento della SECO sia pericoloso in quanto fornisce all’autorità federale una visione edulcorata e distorta della realtà ticinese, le cui difficoltà continueranno pertanto a venire minimizzate?

         Quali passi intende intraprendere il CdS, magari di concerto con la Deputazione ticinese alle Camere federali, per chiarire alla SECO e all’autorità federale la reale situazione sul territorio?

 

Con la massima stima

Lorenzo Quadri