La notizia è sicuramente di quelle degne di nota. Secondo un recente sondaggio, se si votasse oggi sull’adesione all’Unione europea, i cittadini britannici direbbero No. Preferirebbero, dunque, rimanere fuori dall’UE.

Questa è una chiara dimostrazione di quale sia il gradimento di cui gode l’Unione europea tra i cittadini: ossia zero.

I popoli non vogliono, ed a ragione, che a decidere dei loro destini siano dei burocrati non eletti da nessuno e che non rispondono a nessuno del proprio operato.

Questi burocrati mirano solo a realizzare i propri disegni. Disegni che contemplano la distruzione degli stati nazionali. E, di conseguenza, dei diritti popolari.

Il popolo non deve poter decidere, ed in particolare non deve farlo sull’immigrazione. La libera circolazione delle persone deve essere assoluta. Le specificità della Svizzera, i nostri diritti popolari che ci permettono di decidere il nostro destino, sono un tesoro. Un tesoro che dobbiamo difendere e proteggere, dal momento che è costantemente sotto attacco.

Per difendere quello che abbiamo, dobbiamo però prima apprezzarlo. Ed è qui che si sono infiltrati gli internazionalisti politikamente korretti. Essi hanno inventato ed imposto la propria morale per servirsene come uno strumento per raggiungere i propri scopi. In base a tale “morale” artificiosa, chi si oppone all’immigrazione scriteriata e allo spalancamento delle frontiere, chi difende gli stati nazionali retti democraticamente, è moralmente riprovevole. Un populista, razzista e xenofobo. Il “cattivo” di turno. Che, come tale, non ha diritto di parola né di esistenza.

La “morale” soppianta la realtà

Questo subdolo gioco va smantellato. Perché non c’è scritto da nessuna parte che essere internazionalisti sia positivo ed essere nazionalisti sia riprovevole. E’ solo il frutto di anni di lavaggio del cervello all’insegna del politikamente korretto.

Gli spalancatori di frontiere non hanno alcun argomento oggettivo per difendere le loro posizioni. La libera circolazione delle persone ha portato solo povertà, disoccupazione, delinquenza. Quello che non si può difendere coi fatti, si difende allora con la “morale”. Spalancare le frontiere è “moralmente cosa buona”. Davanti ad un simile argomento, cosa contano gli effetti disastrosi all’atto pratico?  Nulla. La morale si pone ad un livello superiore a quello della realtà quotidiana.

“Non deve ripetersi”

I diritti popolari, è evidente, sono il principale ostacolo sulla via della rottamazione totale del frontiere e, con esse, di tutto quello che è il cosiddetto “modello Svizzero”: che è chiaramente un ostacolo sulla via dell’adesione all’UE, da sempre  obiettivo del Consiglio federale. I diritti popolari vanno dunque sempre più sviliti. Devono essere svuotati del loro contenuto. Limitati nella loro portata. Il popolo non vuole che la Svizzera entri nella fallita Unione europea, anzi, invece di sostenere l’avvicinamento agli eurofalliti non perde occasione per prendere decisioni in senso contrario? Allora bisogna fare in modo che il popolo non possa esprimersi su simili questioni.

In questo senso, il voto del 9 febbraio ha impresso un’accelerazione: non deve ripetersi, si dicono a Berna, che il popolo bestia metta i bastoni tra le ruote al processo d’integrazione europea, altrimenti come ci giustifichiamo con i padroni di Bruxelles? Ecco dunque spiegata la creazione del gruppo di lavoro segreto, ma nemmeno poi tanto, della Cancelleria federale. Gruppo incaricato di verificare il contenuto delle iniziative popolari, annullando quelle scomode. Ossia quelle che servono ad affermare la sovranità e l’indipendenza della Svizzera e del suo popolo.

Ma il trucchetto è svelato. Il re è nudo. Il popolo non si farà turlupinare e non si farà rapinare dei propri diritti. Di votazioni come quella del 9 febbraio ce ne saranno ancora, e parecchie. In barba alla propaganda terroristica finanziata con soldi pubblici con cui si tenta di imporre la rottamazione della Svizzera in nome dell’eurocompatibilità.

Lorenzo Quadri