Nel 2009 il parlamento federale ha deciso di accordare delle deduzioni fiscali alle famiglie che fanno accudire i propri figli da terzi retribuiti. Dal 2012 questi sgravi sono entrati in vigore anche in Ticino.

Non beneficiano di sgravi, invece, quelle famiglie che si occupano loro stesse dei propri figli. L’iniziativa in votazione il prossimo 24 novembre chiede quindi l’introduzione di agevolazioni fiscali anche per queste economie domestiche.

Lorenzo Quadri, perché votare Sì a questa iniziativa?

Perché, se è giusto sgravare fiscalmente le famiglie che necessitano di affidare i figli a terze persone o istituzioni retribuite poiché entrambi i genitori sono attivi professionalmente, allora non ci si deve dimenticare nemmeno di quei genitori che scelgono di ridurre l’onere lavorativo, o in cui uno dei due, di solito la mamma, decide di dedicarsi a tempo pieno alla cura dei bambini. Il modello di famiglia tradizionale, insomma, non deve venire demonizzato né svalutato.

L’iniziativa torna a beneficio di pochi privilegiati?

Certo che no. Decidere di occuparsi dei propri figli non deve essere considerata una scelta di minor valore di quella di seguire una carriera professionale.  Nei decenni scorsi, le mamme che lavoravano venivano guardate con sospetto. Oggi accade il contrario, a venire guardate con sospetto  sono quelle che non lo fanno.  Lo stesso termine “casalinga” sembra diventato quasi un attestato di demerito. O, in alternativa, sinonimo di ricca signora annoiata che per passare il tempo si occupa di casa e bambini tra una puntata in palestra ed un pomeriggio di shopping. La realtà è diversa. Accudire la prole è una grande responsabilità che dà tante soddisfazioni, ma che comporta anche molto lavoro e sacrifici. Non dimentichiamoci  poi che in Ticino il 37% delle mamme non ha un’occupazione professionale. L’iniziativa è dunque molto attuale specialmente nel nostro Cantone.

E tuttavia la politica Cantonale non la appoggia affatto: in una recente votazione in Gran Consiglio, una proposta analoga di Sergio Morisoli a è stata silurata…

Oggi parlare di sgravi fiscali sembra un’eresia. Anche parlare di famiglia tradizionale sembra esserlo: nella migliore delle ipotesi, la famiglia tradizionale viene sminuita dai politikamente korretti come una roba da retrogradi. Immaginiamoci allora come possono venire valutati gli sgravi per le famiglie tradizionali da una simile classe politica: eresia al quadrato. Solo Lega ed Udc hanno sostenuto la proposta di Morisoli nel parlamento cantonale.  Ma la bocciatura in Gran Consiglio significa ben poco: non è un mistero che i partiti storici siano assai lontani dalle esigenze e dal sentire della popolazione.

Alcune donne politiche hanno squalificato l’iniziativa come “burqa dei fornelli”.

Tale definizione, oltre a non voler dire nulla, è del tutto fuori posto: frutto del consueto paraocchi del politikamente korretto. Spieghino queste signore politiche  in che modo gli sgravi fiscali per chi accudisce personalmente i propri figli penalizzerebbero chi, per scelta o per necessità, continua a lavorare e deve pertanto ricorrere a nidi o a tate. Qual è il burqa che si vorrebbe imporre? Nessuno si sogna di inibire l’accesso della donna al mondo del lavoro. Ci mancherebbe. L’iniziativa non lo fa in alcun modo. E neppure lo suggerisce. Essa vuole semplicemente evitare che chi compie la scelta – non facile e  controcorrente nella “società della delega” – di crescere personalmente i figli, venga considerato cittadina o cittadino di serie B.

Cosa rispondere a chi giudica strampalata la proposta in  votazione?

In Vallese, a Zugo e nel Canton Lucerna questi sgravi sono già una realtà. Non mi risulta che questi Cantoni siano organizzati in società patriarcali di stampo talebano con le donne segregate in casa. Si tratta semplicemente di estendere a livello federale un modello che già esiste e funziona.

MDD