Accordi con l’Italia: verso l’ennesima presa per i fondelli?

Come noto la deputazione ticinese alle Camere federali, presente il neo-direttore del DFE Christian Vitta, si è incontrata martedì  con la ministra del 5% Widmer Schlumpf ed il segretario di Stato De Watteville.

Tema principale all’ordine del giorno, gli accordi con la vicina ed ex amica Penisola. Quegli accordi che nel giugno dello scorso anno dovevano essere vicini alla conclusione. Adesso a che punto sono? “Vicini alla conclusione”. Ma guarda un po’, il concetto di “vicino” è, evidentemente, alquanto elastico.

Si gira attorno alla torta

In sostanza, quindi, si continua a girare intorno alla torta. Rispetto a quanto già noto da mesi non si sa granché di nuovo. La Svizzera ha concesso; la controparte  incassa e temporeggia. Inventa pretesti per tirarla in lungo. Per la serie: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”.

Naturalmente le black list italiane illegali restano allegramente in funzione, e il mercato italiano è e rimane chiuso a riccio alle aziende ticinesi. La burocrazia d’Oltreramina pretende dagli “operatori stranieri” le attestazioni e le iscrizioni più assurde, che naturalmente sono impossibili da ottenere. Per poter battere un chiodo ad expo un artigiano ticinese avrebbe dovuto produrre il certificato antimafia non solo per se stesso, ma anche per la moglie e/o convivente.

Colmo dei colmi: l’Italia nei confronti della Svizzera è inadempiente su tutto – ma però continua a ricevere – e crede pure di poter andare avanti a ricattini. Per la serie: se fate questo, gli accordi sono a rischio. Se fate quell’altro, la tempistica si allunga. Ma stiamo dando i numeri? Se qualcuno pensa di mettere il Ticino sotto pressione con l’obiettivo di farci calare le braghe, forse ha sbagliato qualcosa.

Sovranità elvetica calpestata

Per il resto il Belpaese continua, come noto, a calpestare la sovranità svizzera nelle trattative per il famigerato accordo. Contro il voto del 9 gennaio si inseriscono le clausole ghigliottina. Calcolare le imposte alla fonte dei frontalieri col moltiplicatore comunale al 100% è discriminatorio. Uella, e il fatto che i frontalieri siano sfacciatamente avvantaggiati dal punto di vista fiscale rispetto agli italiani che lavorano in Italia, non è forse discriminatorio nei confronti di questi ultimi?

Vantaggi per il Ticino?

Che il nuovo accordo sui frontalieri sia “vantaggioso per il Ticino”, come sostiene la ministra del 5%, è ancora tutto da dimostrare. Tanto più che la stessa Consigliera federale non eletta è l’autrice della sciagurata marchetta fiscale ai frontalieri, secondo la quale a questi ultimi dovrebbero venire riconosciute le stesse deduzioni fiscali che valgono per i residenti (il famoso concetto dei “quasi residenti”). Risultato: per l’erario cantonale meno entrate fiscali e più spese!

Il mantra

La storiella degli accordi vantaggiosi per il Ticino comincia a suonare come un mantra da ripetere a go-go. Per contro, i nuovi accordi sono certamente vantaggiosi per la Confederazione. Infatti lo splitting delle risorse fiscali prevede l’abolizione dei ristorni, poiché l’Italia preleverebbe direttamente le sue imposte. La conseguenza sarebbe ovvia: il Ticino verrebbe privato del suo più importante mezzo di pressione nei confronti della vicina Penisola e degli scienziati bernesi. Questi ultimi potranno allegramente svendere il nostro cantone all’Italia senza dover più temere la spada di Damocle del blocco dei ristorni.

Più tasse per i frontalieri

In realtà il principale vantaggio dei nuovi accordi per il Ticino consisterebbe nell’aumento della pressione fiscale sui frontalieri. In effetti il loro carico fiscale dovrebbe venire nel tempo (?) aumentato, fino ad essere parificato a quello degli italiani che lavorano e vivono in patria. Un importante aumento delle tasse dei frontalieri, così come chiesto dal postulato di scrive che il Consiglio nazionale ha approvato a larga maggioranza, servirebbe a rendere meno attrattivo il frontalierato. Ma al proposito la vicina Penisola fa melina. Non certo perché non le servano i soldi che potrebbe incassare. Ma per motivi di convenienza politica. Il partito che aumenta le tasse ai frontalieri perde in Lombardia.

Come disse, in occasione dell’ultimo incontro con la deputazione ticinese a Berna, l’accoppiata Widmer Schlumpf / De Watteville: la questione dell’aumento delle imposte italiane ai frontalieri ricade sotto la sovranità della Penisola. Apperò: l’Italia può calpestare la nostra sovranità quando le fa comodo, e gli svizzerotti non devono reagire per non pregiudicare le trattative. Però la sovranità italica è sacra e non si tocca.

Morale: siamo vicini agli accordi o siamo vicini all’ennesima presa per il lato B dei ticinesotti?

Lorenzo Quadri