Troppi atenei rifiutano di differenziare le rette, poi battono cassa dal contribuente

I Politecnici di Zurigo (ETH) e Losanna (EPFL) sono presi d’assalto da studenti stranieri. E un motivo c’è: le tasse d’iscrizione nettamente inferiori rispetto a quelle estere. Come ha rilevato la SonntagsZeitung, le rette dei due citati Politecnici sono di 40 volte inferiori rispetto a quelle degli atenei USA. ETH e EPFL fanno pagare 1460 franchi all’anno, contro i 50-60mila delle Università d’élite americane.

Risultato: negli ultimi vent’anni il numero degli studenti stranieri in Svizzera è esploso. Dal 2000 ad oggi, all’ETH la quota di alunni e dottorandi provenienti dall’estero è passata dal 16% al 40%. All’EPFL gli iscritti stranieri sono addirittura in maggioranza (60%).

Più 293%

Nei due Politecnici elvetici, negli ultimi 20 anni gli studenti sono aumentati globalmente del 46%, ma quelli stranieri sono cresciuti del 293%. In particolare sono aumentati i cinesi: essi costituiscono la terza nazionalità più rappresentata tra gli assolventi di master presso l’ETH.

Il punto è che nel resto del mondo, in particolare negli USA e in Gran Bretagna, ma anche nell’UE,  Università e Politecnici differenziano le rette: gli studenti stranieri pagano molto di più di quelli indigeni. Anche alcune Università svizzere fanno una distinzione. ETH e EPFL no.

2.7 miliardi all’anno

Il nostro sistema universitario è finanziato dal contribuente a suon di miliardi di franchetti. La Confederella è responsabile per il finanziamento dei Politecnici federali. A questa voce, per il quadriennio 2025-2028, sono previsti 10,75 miliardi di franchi. All’anno, fanno quasi 2.7 miliardi. Se la metà degli studenti viene dall’estero, vuol dire che il contribuente rossocrociato finanzia la formazione di stranieri con 1.3 miliardi annui.

Nel caso delle Università, la Confederazione partecipa sussidiariamente ai costi con 5.58 miliardi per il periodo 2025-2028.

Sicché ogni anno l’ente pubblico spende miliardi di franchetti per finanziare la formazione di studenti stranieri che non necessariamente restano sul territorio.

Centinaia di milioni a portata di mano

I Politecnici federali (tema su cui torneremo nelle prossime settimane) adesso lanciano alti lai perché i loro fondi federali verranno decurtati di qualche decina di milioni per motivi di risparmio. I rettori dipingono scenari apocalittici: “La capacità di innovazione della Svizzera è rischio, gli standard nella ricerca e nell’insegnamento non potranno essere mantenuti!”, strillano i vertici dell’ETH. Peccato che questo “catastrofico” ammanco sarebbe recuperabile in un batter d’occhio. Come? Aumentando le rette degli studenti stranieri. Ma i due Politecnici si rifiutano: “Il Consiglio dei Politecnici federali considera la parità di trattamento di tutti gli studenti e la diversità generata dagli studenti internazionali come un importante fattore di successo per un’istruzione di alta qualità”, blaterano.

Si tratta, ovviamente, delle solite fonchiate ideologiche multikulti e woke. I migliori atenei del mondo, a partire da quelli britannici, differenziano pesantemente le rette tra studenti locali e stranieri. La qualità non ne risente affatto.

Visto che bisogna risparmiare e visto che ne abbiamo piene le scuffie di fare il paese del Bengodi per tutti, facciamo così. Nel calcolare i contributi da versare ad Università e Politecnici, l’ente pubblico dà per acquisito che questi chiedano agli studenti stranieri una retta di 10mila franchi all’anno, che nel confronto internazionale è comunque modesta. E quindi i contributi vengono tagliati di conseguenza.

Se il Consiglio dei Politecnici o altri gremi s’impuntano su politichette egualitariste tra studenti svizzeri e stranieri – che sono solo ideologia e che con la qualità non c’entrano un tubo – i soldi per finanziarle li andranno a chiedere a sponsor privati. Ma di sicuro non ce li mette più il contribuente. In questo modo lo Stato risparmierebbe centinaia di milioni ogni anno!

Oltretutto, la maggior parte degli Stati europei, agli studenti svizzerotti fa pagare rette ben superiori a quelle applicate ai locali (che spesso sono minime o inesistenti). Noi invece siamo gli unici a non differenziare?

Morale a due velocità

Come scritto sopra, ad essere esploso è in particolare il numero degli studenti cinesi.

Di questi tempi ci sono studenti che okkupano le Università pretendendo che queste boicottino Israele (ma naturalmente gli okkupanti, tanto per dirne una, mica rinunciano ai loro telefonini pieni di tecnologia israeliana, non sia mai), con la parte islamo-gauchista del corpo docente che applaude giuliva.

Sicché, secondo questi “grandi accademici”, le collaborazioni con Israele andrebbero interrotte, però il contribuente svizzerotto deve spendere miliardi per formare cinesi. Ben sapendo che la Cina non è l’esempio più fulgido di rispetto dei diritti umani, è alleata del vituperato Putin e da un momento all’altro potrebbe invadere Taiwan. Ecco l’ennesima dimostrazione di morale a due velocità!

E visto che siamo in tema di okkupazioni pro-Palestina (ovvero anti-Israele) nelle Università svizzere: poiché gli atenei elvetici sono generosamente finanziati dal contribuente per dedicarsi alla formazione, alla scienza e alla ricerca, e non alla politichetta islamo-gauchista e “magari” pure antisemita, i manifestanti vanno semplicemente espulsi. Gli studi potranno andare a concluderli nelle prestigiose Università palestinesi.

Cambiare registro

Contrariamente alle fetecchiate woke sugli “studenti internazionali quale importante fattore di successo e di qualità” (vedi sopra), un eccesso di studenti crea problemi di capacità agli istituti, e pertanto nuoce alla qualità dell’insegnamento. Inoltre rende necessari investimenti infrastrutturali importanti. Questo lo ha riconosciuto perfino il governicchio federale nella sua risposta ad un’interpellanza del 2011.

Il problema degli stranieri che si formano in Svizzera quasi a gratis approfittando inoltre dell’alto livello dei nostri atenei e poi se ne tornano al Paese d’origine, è noto da tempo. La richiesta di aumentare le rette per gli iscritti in arrivo dall’estero non è nuova. Ma finora il governicchio federale se ne è lavato le mani, sostenendo che “l’ammissione degli studenti stranieri compete alle singole scuole universitarie o ai loro enti responsabili. Lo stesso vale per la riscossione delle tasse d’iscrizione”. 

Visto che però gli istituti che rifiutano di fissare rette più elevate per gli studenti stranieri poi pretendono di battere cassa presso la Confederella per colmare l’ammanco, è chiaro che la musica deve cambiare.

Lorenzo Quadri