Si avvicinano le elezioni federali: alcuni promemoria agli elettori

Con l’avvicinarsi delle elezioni federali, è opportuno focalizzare l’attenzione su alcuni temi della  massima importanza. E della massima importanza per la Svizzera sono i rapporti con gli eurofalliti. Questi ultimi continuano a perdere pezzi. La Gran Bretagna voterà il “Brexit”. L’Ungheria ciurla nel manico. In Francia, Spagna, Grecia e Polonia avanzano gli euroscettici. A proposito dell’evoluzione politica di quest’ultima nazione, ci sarebbe da ridere se non fosse drammatico. Come nuovo stato membro UE la Polonia si è cuccata dagli svizzerotti 500 milioni di franchetti di contributi di coesione. Mezzo miliardo. “Paghette” simili versate da uno Stato all’altro si sono viste solo in caso di risarcimenti di guerra. Ma non risulta che la Svizzera abbia mai invaso la Polonia; forse ci hanno scambiati per qualcun altro. E adesso, ma tu guarda i casi della vita, anche nella Polonia, così riccamente foraggiata con i nostri soldi per entrare nell’UE, si fanno strada gli euroscettici? Come minimo i funzionarietti di Bruxelles ci devono restituire il mezzo miliardo!

Colonia di Bruxelles?

Malgrado la Disunione europea continui a perdere pezzi, i suoi burocrati (in genere scartine o trombati dei governi degli Stati membri) insistono nel voler comandare in casa in casa nostra. E, quel che è peggio, ci sono politici svizzeri – esponenti dei partiti $torici, ma guarda un po’ – che insistono nel volerglielo lasciar fare. Si pensi al proposito al deleterio “Accordo quadro istituzionale con l’Unione europea”, che sancirebbe l’asservimento totale della Svizzera al diritto dell’UE  ed ai suoi giudici. E che dire delle posizioni del ministro degli esteri, il PLR Didier Burkhaltèèèr? Non solo è l’autore della sciagurata esortazione “dobbiamo aprirci all’UE” (traduzione: “dobbiamo obbedire all’UE”) ma, ancora peggio, se ne va in giro a propagandare la ripresa dinamica (=automatica) del diritto europeo. Quindi il PLR Burkhaltèèèr vuole trasformarci a tutti gli effetti in una colonia di Bruxelles.

Misure accompagnatorie

Degne di nota anche le prodezze dell’altro esponente dell’ex partitone in Consiglio federale, Johann Schneider Ammann, ministro dell’economia. Il quale è riuscito a “congelare” (=affossare; evidentemente ai signori piace giochicchiare con i sinonimi) il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Adducendo a pretesto, e questo è proprio il colmo, l’abbandono del tasso di cambio minimo con l’euro. Che sarebbe semmai stato un motivo per rimpinguare il pacchetto. Non certo per congelarlo.

Il PLR tradisce il Ticino

Ma la lista dei misfatti si allunga. La scorsa settimana il presidente nazionale PLR Philipp Müller ha dichiarato che bisogna rifare il voto del 9 febbraio. Il presidente del PLR sulla stessa lunghezza d’onda del kompagno Bertoli (anche se, si spera, per motivi diversi): proprio un bel risultato!

 Evidentemente il buon Müller obbedisce alle lobby economiche. A quelle che approfittano pro saccoccia, e a danno degli svizzeri, della devastante libera circolazione delle persone senza limiti. Per lui queste lobby contano ben di più del Ticino. Ticino dove il 9 febbraio 2014 il 70% degli aventi diritto ha espresso – e non certo per capriccio, ma per fondati motivi – un certo voto; quel “maledetto voto” che il presidente dell’ex partitone vorrebbe ora cancellare.

Ecco cosa fa il PLR a livello nazionale!  Da notare che la sezione ticinese, davanti alle iniziative sopra elencate, non ha emesso un cip di dissenso. Forse era troppo occupata a fare campagna contro gli ecoincentivi, strillando al balzello: il che, sia detto per inciso, da parte di chi ha introdotto il moltiplicatore cantonale fotocopiato dalla $inistra, ha sdoganato il raddoppio delle stime immobiliari e la tassa sui letti freddi, ha affossato negli ultimi 12 anni tutte le proposte di sgravi fiscali altrui e ha bocciato il referendum finanziario obbligatorio, suona anche vagamente grottesco.

PPD e Widmer Schlumpf

Non bisogna però pensare che il PPD sia messo meglio. Sappiamo bene che è per colpa del PPD e del P$ che ci troviamo in Consiglio federale la ministra del 5%. Widmer Schlumpf, oltre ad essere una sciagura per la Svizzera per i motivi ben noti, è anch’essa un’esponente del “partito del rivoto” sul 9 febbraio: lo ha detto pubblicamente. A dicembre la Consigliera federale non eletta solleciterà un nuovo mandato? Dipende dall’atteggiamento del PPD, e dal suo risultato elettorale in ottobre. In effetti il suo altro supporter, il P$$, ha già annunciato il proprio sostegno. Nessuna sorpresa. Widmer Schlumpf ha dimostrato di essere una pedina dei rottamatori della Svizzera. Già il solo fatto che costei sia sponsorizzata da un partito che vuole l’adesione della Svizzera all’UE (figura nel programma: in barba alle improvvisate, opportunistiche, e soprattutto fasulle conversioni dell’ultim’ora all’euroscetticismo) dovrebbe essere un motivo più che sufficiente per farle terra bruciata attorno. Se il PPD sostiene la ministra del 5%, la logica conseguenza è che l’elettore non deve sostenere il PPD.

Due domandine

I popolari democratici devono dunque fare chiarezza, e farla in fretta. Anche perché gli ultimi segnali giunti sono inquietanti. Vedi l’ingresso, armi e bagagli, del Senatore Pippo Lombardi – che è anche capogruppo uregiatto al Camere federali – in uno dei gruppi anti-9 febbraio foraggiati dal miliardario residente negli USA (ma se sta negli USA, di che s’impiccia?).

 Le domandine sono solo due. E sono di quelle (come direbbe qualcuno) facili-facili.

1)     Il PPD sosterrà ancora la ministra del 5% nella sciagurata ipotesi in cui quest’ultima a dicembre dovesse ripresentarsi?

2)     Anche il PPD, come il cugino PLR ed il P$$, fa parte dell’ammucchiata contro il 9 febbraio, quella che vuole rivotare nella speranza di ottenere l’annullamento del “maledetto voto” e spalancare così le porte alla totale e completa sudditanza della Svizzera nei confronti dei funzionarietti di Bruxelles?

Lorenzo Quadri