Il multiculturalismo, l’hanno riconosciuto i principali governi europei, è completamente fallito. E i segni di questo fallimento si vedono quotidianamente.
In Ticino non se ne è parlato, forse per decenza, forse per non rischiare di dar ragione alla Lega. Ma la nuova campagna pubblicitaria della Swiss non ha mancato di fare scalpore in Svizzera interna. Per un motivo che deve far suonare non uno, ma vari campanelli di allarme. Infatti il nuovo slogan della compagnia di trasporto è: “Kreuz ist Trumpf”, ossia più o meno “la croce è un atout”, affiancato dall’immagine di un velivolo con una grande bandiera elvetica dipinta sulla coda. Ebbene, la campagna pubblicitaria ha scatenato la reazione di un certo numero di musulmani residenti in Svizzera, i quali hanno pensato bene di dare la stura alla propria indignazione (sic!) tramite i social network. A scatenarne le ire funeste, il fatto che la compagnia area “di bandiera” abbia parlato di semplicemente di croce e non di croce svizzera. La Swiss si è affretta a precisare che la sua pubblicità non veicola alcun messaggio religioso né politico.
Ora, qui c’è qualcuno che ha perso la trebisonda.
Punto primo: sulla bandiera svizzera compare una croce e in Svizzera la nostra bandiera la si pubblicizza ad oltranza, e senza doversi giustificare con nessuno, men che meno con cittadini musulmani, ospiti in casa nostra. I quali sanno benissimo come è fatta la nostra bandiera. Per cui la Swiss non doveva affatto scusarsi, poiché non ce n’era alcun motivo.
Punto secondo: si dà inoltre il caso che questo paese sia cristiano da circa 1500 anni. Quindi, in un paese di tradizione cristiana più che millennaria, non c’è alcun motivo di nascondere, o di aver paura di mostrare, i simboli della nostra religione e tradizione per non offendere (?) gli ultimi arrivati. Sicché, se anche lo slogan “la croce è un atout” fosse stato riferito, come non era il caso, non già alla croce svizzera ma a quella cristiana, non ci sarebbe comunque stato proprio nulla da obiettare. Le vignette sull’Islam possono essere offensive e di cattivo gusto. Ma venire a sostenere che pronunciare, in Svizzera – e sottolineiamo: in Svizzera, ovvero in casa nostra – la frase “la croce è un atout” costituirebbe un affronto per la religione islamica, è una fregnaccia che va stroncata sul nascere. Senza aprire il minimo spiraglio. Ci mancherebbe che, nel nostro Paese, i cittadini elvetici fossero gli unici a non avere il diritto di difendere la loro religione in casa propria, mentre minoranze in arrivo da paesi lontani spadroneggiano in nome della bufala del politikamente korretto!
Chi viene in Svizzera sa benissimo che questa è una nazione cristiana e se la croce – o i riferimenti alla medesima – lo disturba, non ha che da tornare da dove è venuto, perché nessuno lo obbliga a rimanere nel nostro Paese, anzi. L’immigrato che, in Svizzera, si sente offeso dalla croce, elvetica o cristiana che sia, qui non è al suo posto, e dimostra di non volersi integrare. Se per caso, tra gli internauti musulmani che hanno espresso scandalo per la nuova campagna della Swiss, ci fosse qualche aspirante cittadino svizzero, la naturalizzazione di costoro andrebbe bloccata all’istante.
Non bisogna, inoltre, farsi trarre in inganno da sottili distinguo destinati a non durare. Chi si scandalizza per la croce non può pensare di farci credere di avere obiezioni solo sulla croce cristiana ma non su quella elvetica: è chiaro che la croce sulla bandiera svizzera trae ispirazione dalla croce cristiana per cui presto ci saranno cittadini musulmani (o qualche convertito invasato) che cominceranno a contestare anche la nostra bandiera. Pretendendo, magari, di farcela cambiare in nome del politikamente korretto. E ci sarà chi, a $inistra, sarà pronto ad assecondare l’ennesima pretesa antisvizzera.
E’ chiaro quindi che sulle croci non si cede nemmeno di un millimetro.
Lorenzo Quadri