Ecco cosa ci si ricava a rottamare neutralità e sovranità per genuflettersi all’UE

Intanto, da un’indagine svolta dall’ECFR, emerge che la metà della popolazione ucraina vuole trattative con la Russia. Ma la stampa di regime imbosca 

Alla conferenza farlocca sul Bürgenstock (aspettiamo di sapere a quanto ammonta il conto definitivo a carico del contribuente) come noto la Russia non c’era. Non è nemmeno stata invitata, con il pretesto che “tanto non sarebbe venuta comunque”. Ma il vero motivo del mancato invito è un altro. Zelensky non voleva che Mosca partecipasse. Pertanto – dato che la politica estera svizzera la decide Zelensky assieme ai balivi di UE, USA e NATO – l’invito non è stato mandato. Malgrado il “medico italiano” del PLR sapesse benissimo (e non serve essere degli esperti di relazioni internazionali per arrivarci…) che non si può negoziare la pace se una delle due parti belligeranti non è al tavolo. 

Contrordine compagni

Pertanto, il meeting enogastronomico sul Bürgenstock non è servito ad una fava. Infatti non se lo ricorda già più nessuno; un po’ come la famosa (e fumosa) conferenza per la ricostruzione (?) dell’Ucraina tenutasi a Lugano esattamente due anni fa: commercianti e ristoratori cittadini attendono ancora adesso i risarcimenti per i giorni di blindatura della città.

Intanto il primo luglio è iniziato il semestre ungherese di presidenza europea. Viktor Orban ha incontrato Zelensky e Putin. Dopodiché, la musica di Kiev è cambiata. Sarà una coincidenza? 

Fatto sta che in un’intervista a Bloomberg TV, il presidente ucraino ha dichiarato che al prossimo vertice di pace deve prendere parte anche la Russia. Ma come: quando l’Ignazio e l’Amherd preparavano la conferenza del Bürgenstock, l’ “amico Volodymyr” (cit. Cassis) diceva proprio il contrario!

Una disfatta

Sta di fatto che la situazione ha del surreale: il vituperato premier ungherese – il cui Paese è peraltro membro dell’UE e della NATO – è ormai un mediatore più credibile rispetto alla Confederella FU neutrale. Per la Svizzera, per i suoi famosi “buoni uffici”, è una catastrofe. La conferma definitiva che l’aspirazione a giocare un ruolo internazionale è completamente sfumata. Ecco cosa succede a calare le braghe davanti ad ogni cip in arrivo da Washington e da Bruxelles: si perdono in un colpo solo neutralità, sovranità e credibilità.  Poi, hai voglia ad andare in giro a ripetere che la Svizzera è ancora neutrale! Per fortuna, grazie anche al Mattino, il popolo potrà votare sull’iniziativa popolare federale per il ritorno alla neutralità integrale.

Inchiesta “imbarazzante”

Nei giorni scorsi, da un’inchiesta condotta dall’ECFR (European Council on Foreign Relation, ovvero il primo think tank paneuropeo) è emerso un risultato per certi versi sorprendente. Ossia che il 42% degli ucraini, vale a dire quasi la metà della popolazione, non crede a una vittoria dell’Ucraina sulla Russia, e auspica delle trattative. Ma come: le sanzioni non avrebbero dovuto mettere in ginocchio Mosca? Le armi occidentali non dovevano condurre Putin ad una rapida disfatta?

Inutile dire che alle nostre latitudini la notizia è stata (come d’uso) imboscata dalla stampa di regime. La Weltwoche online, nel commentare il risultato dell’indagine dell’ECFR, osserva quanto segue: non è sorprendente il fatto che una maggioranza degli ucraini creda comunque nella vittoria visto il ruolo della propaganda, della speranza e anche della paura di fornire la risposta “sbagliata”;  a stupire è che, malgrado quanto sopra, questa maggioranza sia risicata. Evidentemente in Ucraina la popolazione è stanca della guerra. E ciò contraddice la narrazione, propinata dai media mainstream, del popolo ucraino schierato compatto dietro al proprio presidente fino alla vittoria totale su Mosca. 

Il popolazzo non deve sapere

Ora, da due anni l’Ucraina è piena zeppa di corrispondenti di testate giornalistiche occidentali. Questi corrispondenti dovrebbero per l’appunto riferire su quegli aspetti che solo trovandosi in loco si possono captare. In primis proprio lo stato d’animo del popolo ucraino. Ed invece, ma guarda un po’, sul fatto che la metà della popolazione ucraina vuole negoziare e chiudere la guerra, i media di regime tacciono. Delle due l’una: o i loro inviati sono ciechi, e allora è meglio che stiano a casa così si risparmia; oppure – opzione più verosimile – la casta non vuole che l’opinione pubblica occidentale apprenda certe verità scomode. In effetti, se quasi metà della popolazione ucraina non crede alla vittoria, non si capisce perché dovrebbe crederci la popolazione elvetica. E, di conseguenza, perché gli svizzeri (come gli altri cittadini europei) dovrebbero essere favorevoli al proseguimento ad oltranza di una guerra che anche noi da due anni e mezzo stiamo pagando a caro prezzo, e che ancora pagheremo. E’ infatti scontato che, quando finalmente  si arriverà alla fine del conflitto (che per ora non si intravvede neanche in lontananza), gli eurobalivi pretenderanno dalla “ricca Svizzera” il versamento “volontario” (ah ah ah) a Kiev di contributi di ricostruzione plurimiliardari. Altro che i 5 miliardi di franchetti già promessi dal “medico italiano” del PLR. Soldi che ovviamente andranno ad aggiungersi ai miliardi regalati ogni anno ad altri Paesi stranieri vicini e lontani. Perché sui contributi all’estero la partitocrazia cameriera di Bruxelles non si sogna di risparmiare: i tagli si fanno solo sulle spalle degli svizzerotti. E, davanti ai desiderata di Bruxelles, il governicchio federale si china sistematicamente a 90 gradi. 

Piccola digressione finale. A partire da lunedì scorso, i profughi ucraini presenti nel nostro Paese sono tenuti a sdoganare i loro – spesso lussuosi – veicoli e a munirli di targhe rossocrociate (altro che statuto S “orientato al rimpatrio”). Come procede l’operazione? 

Lorenzo Quadri