La sessione speciale del Consiglio nazionale su migrazione e politica d’asilo ha portato almeno una novità interessante : l’approvazione di una mozione volta a limitare il porto del burqa nei luoghi pubblici. C’entra poco con l’asilo, ma è comunque (almeno a mente di chi scrive) un passo avanti.

La maggior parte degli atti parlamentari sul tavolo, come c’era da aspettarsi, è stata respinta; compresa la mozione del sottoscritto che chiedeva di chiudere il centro di registrazione di Chiasso, o, in alternativa, di fornire al Comune i mezzi finanziari necessari per garantire la sicurezza della popolazione. Il Consiglio federale, al proposito, proponendo il respingimento dell’atto parlamentare, riconosceva l’esistenza del problema di Chiasso (ci sarebbe mancato altro) ma sottolineava pure la presunta impossibilità di trovare una soluzione a breve termine. Ma quello che serve è proprio una soluzione a breve termine, perché la “comprensione” del governo federale fa forse piacere, ma non porta nulla di concreto.

Segno distintivo della sessione straordinaria (termine pomposo che in effetti sta ad indicare un dibattito durato circa tre ore) è il ritmo vertiginoso con cui sono stati liquidati una cinquantina di atti parlamentari sui temi più disparati legati alla migrazione, dalla libera circolazione delle persone agli asilanti.

E’ emerso in modo chiaro che la parte “buonista” del Nazionale non ha la consapevolezza di quello che accade sul territorio: né in materia di asilo, né di libera circolazione delle persone. C’è chi è arrivato al punto di negare l’esistenza di un problema legato all’arrivo massiccio di richiedenti l’asilo magrebini, pressoché tutti uomini giovani che, come ebbe a dichiarare lo stesso ex capo dell’Ufficio federale della migrazione Alard DuBois-Reymond, per il 99% non sono rifugiati.

Tuttavia, dalla sarabanda di interventi è emerso altresì che nei Cantoni di frontiera della Svizzera interna comincia a suonare qualche campanello d’allarme, sia in materia di mercato del lavoro che di criminalità transfrontaliera.

Per rimanere in tema d’asilo, è interessante rilevare che il settore costa  700 milioni di Fr all’anno: poco meno del tanto magnificato pacchett(in)o di rilancio dell’economia.

In sostanza, ben difficilmente la sessione straordinaria lascerà il segno, anche perché questo modo di evadere gli atti parlamentari, che prevede una votazione in plenum senza prima una discussione commissionale, non permette alcun approfondimento degli argomenti; è piuttosto un escamotage per svuotare i cassetti col minimo sforzo.

Ma non per questo bisogna lasciarsi scoraggiare: i problemi legati alla migrazione sono gravi ed urgenti. Forse comincia ad aprirsi qualche breccia. Occorre continuare ad insistere. Il lavoro da fare non manca.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi