Intanto sulla piazza finanziaria cominciano i licenziamenti di massa

La Cancelleria federale, come volevasi dimostrare, ha deciso che il triplo referendum contro gli accordi fiscali con Germania, Gran Bretagna ed Austria non è riuscito. La Cancelleria ha comunicato che i comitati di referendum hanno depositato entro i termini 48’604 firme contro la convenzione con la Germania, di cui 48’454 valide. Quelle con la Gran Bretagna sarebbero 47’363, e le sottoscrizioni raccolte dal referendum contro l’Austria 46’656.
Oltre queste firme però ce n’erano in circolazione altre 2800, di cui 250 (?) in Ticino, che sono arrivate in ritardo. Quindi le firme ci sono. Il quorum di 50mila sarebbe raggiunto.
Il ritardo è da ascrivere alle cancellerie comunali. Del resto, non è la prima volta che questo accade. Evidentemente certi Comuni non si rendono conto dell’importanza dei diritti popolari. Oppure li boicottano di proposito. Ipotesi che, nel caso concreto, non può certo essere esclusa. E’ noto infatti che la pressione politica e delle grandi banche, i cui interessi sono tutto fuorché svizzeri, nel tentativo prima di evitare il lancio del referendum e poi di farlo fallire, è stata molto forte. Ciò ha ovviamente provocato grosse difficoltà ai comitati promotori. I bancari non osavano firmare i referendum per paura che le direzioni lo venissero a sapere. Cosa particolarmente pericolosa quando si sa benissimo che ci sono licenziamenti in corso e molti di più ancora da fare.
A ciò si aggiunge il periodo estivo. Che di certo non giova all’attività politica.

Piazza finanziaria allo sbando
Con la sua decisione di non accettare le firme arrivate in ritardo e non per colpa dei promotori del referendum, ma per colpa dei comuni, la Cancelleria federale ha violato l’obbligo di decidere, in caso di dubbio, a favore dell’esercizio dei diritti popolari. L’ASNI ha dunque fatto bene ad annunciare il ricorso al Tribunale federale. Su un tema come quello degli accordi fiscali internazionali, i cittadino meritano di potersi esprimere.
Questi accordi sono infatti catastrofici sotto il profilo del segreto bancario ossia della tutela della privacy. Le conseguenze saranno almeno 50mila posti di lavoro in meno in Svizzera. A seguito di questi accordi e della cosiddetta Weissgeldstrategie – e per entrambi si può ringraziare la ministra del 5% Widmer Schlumpf, esponente della $inistra che le ha conservato la cadrega in violazione dei più elementari diritti democratici – la piazza finanziaria elvetica, una volta al top a livello mondiale, è ora precipitata verso il basso.

Cittadini imbavagliati?
La nostra piazza finanziaria è ormai una delle meno competitive del globo.
Svizzera ridotta a fare da esattore per stati stranieri incapaci di far pagare le imposte ai propri concittadini; privacy dei clienti delle banche violata e clienti in panico; certezza del diritto a farsi benedire dal momento che non passa giorno senza che il Consiglio federale annunci un nuovo cedimento; bancari ed ex bancari traditi e dati in pasto ad inquisitori USA col risultato che queste persone, ed i loro parenti, devono ormai aver paura ad uscire dai confini nazionali; segreto bancario alla frutta anche per i cittadini svizzeri; sovranità ed indipendenza elvetiche calpestate.
In Ticino dobbiamo mettere in almeno 5000 licenziamenti. Colmo dei colmi, il presidente della sezione romanda dell’Associazione impiegati di banca (ASIB) in veste di Consigliere nazionale $ocialista dichiara davanti al plenum parlamentare di volere lo scambio automatico d’informazioni (quindi lo sfascio della piazza finanziaria svizzera) e il rispetto della sovranità fiscale dei paesi stranieri, ma naturalmente della nostra sovranità non gliene frega un tubo: non per niente è $ocialista.
Questi sono i frutti della Weissgeldstrategie e degli Accordi Rubik, sui quali i burocrati della Cancelleria federale non vogliono permettere ai cittadini di esprimersi.