E’ ormai nota la questione dei controlli effettuati dalla Guardia di Finanza italiana sui torpedoni di turisti cinesi provenienti dal nostro Cantone che varcano il valico di Chiasso Brogeda.

In sostanza, accade che i pullman in questione vengano fermati e gli occupanti perquisiti, alla ricerca di acquisti di beni di lusso (effettuati in Ticino) su cui far pagare l’IVA al 21%. Da pagare subito ed in contanti. L’indicazione è poi quella di farsi risarcire in aeroporto, cosa che però non funziona mai. E questo non deve affatto stupire. Su un Rolex da 10mila Fr fanno 2100 Fr di IVA. Ammettiamo che da un torpedone vengano “prelevati” 21mila Fr di IVA (l’equivalente di 10 Rolex). Ve lo immaginate l’apposito sportello dell’aeroporto di Fiumicino che 1) è aperto quando serve e 2) che rimborsa somme di questo genere? Ma mai più…

Il risultato è ovviamente shock e malcontento tra i turisti costretti a subire la brutta avventura, come pure tra i tour operator, i quali tutela se stessi ed i loro clienti con la misura più ovvia: tagliare fuori il Ticino dagli itinerari per il 2013 e, da subito, far partire la parola d’ordine: “niente shopping nel nostro Cantone”.

Sul tema si è mossa Svizzera Turismo, come pure Ticino Turismo e la SECO (Segreteria di Stato dell’Economia).

Naturalmente da parte italiana si minimizza; il dramma è che qualcuno ancora abbocca.

Allo stesso modo, pure la SECO tenta di gettare acqua sul fuoco, parlando di “casi sporadici”. Ricordiamo che la SECO, quella dell’ “immigrazione uguale ricchezza” è la stessa che per lungo tempo ha negato ad oltranza che le liste nere italiane costituissero un problema per le aziende svizzere. E la SECO tutt’ora nega o, nella migliore delle ipotesi, minimizza l’esistenza di un grave problema di dumping salariale legato alla sciagurata libera circolazione delle persone: anche questi sono “casi sporadici”.

Con una battuta si potrebbe dunque dire che, se sulla questione dei controlli a danno dei turisti cinesi, la SECO non nega i fatti ma si limita a gettare acqua sul fuoco, vuol dire che il problema è plateale. Al punto da non poter essere negato senza scadere nel ridicolo.

Secondo la SECO, come c’era da aspettarsi, è quasi tutto a posto e il mercato del turismo cinese – su cui il Ticino, ma anche la Svizzera, ha investito parecchio; investimenti di cui si cominciavano ora a cogliere i frutti – non sarebbe in pericolo. Figuriamoci se la SECO poteva dare una risposta diversa dall’ormai consueto, stucchevole e per nulla credibile “Tout va bien, Madame la Marquise”. “Tout va bien” sulle black list della vicina ed ex amica Penisola, “Tout va bien” sui Bilaterali, “Tout va bien” sui turisti cinesi.

Invece non “va bien” proprio niente, come dichiara Mario Tamborini, segretario dell’Associazione via Nassa e della Società dei commercianti di Lugano.

“Contrariamente a quello che sostiene la SECO, non è affatto vero che le perquisizioni di torpedoni cinesi a Chiasso Brogeda da parte della Guardia di Finanza italiana sono casi sporadici e che non ci saranno conseguenze. Le gioiellerie, ad esempio, ricevono segnalazioni molto preoccupanti dai tour operator cinesi. Come spesso accade, la SECO finge di non vedere il problema, ma non è così che lo si risolve. La realtà – conclude Tamborini – è che la SECO non la racconta giusta: ci stiamo erodendo il mercato cinese, e presto e ne pagheremo le dolorose conseguenze”.

Lorenzo Quadri