L’ennesima pantomima che demolisce la credibilità della giustizia ticinese

“Ma è un tribunale o è l’Asilo Mariuccia? Abbiamo davvero a che fare con degli adulti?”. Sono queste le domande che tanti ticinesi, sconcertati, si pongono davanti alle ultime vicissitudini (eufemismo) che travagliano il Tribunale penale cantonale: giudici e funzionari che si denunciano a vicenda in un clima di mobbing, vendette, ricattini, faide tra fazioni.

Ma stiamo busciando? E i cittadini dovrebbero aver fiducia nelle sentenze di giudici che passano il tempo a scambiarsi cattiverie e dispetti? E’ chiaro che la credibilità dell’istituzione è a ramengo. Credibilità peraltro già minata da vicende pregresse, oltre che daun sistema di nomina dei magistrati modellato su logiche da mercato del bestiame. E non è che la giustizia ticinese – troppo spesso inflessibile solo con gli automobilisti e buonista-coglionista con i delinquenti, specie se stranieri – anche in tempi tranquilli goda di un’immagine sfavillante nell’opinione pubblica.

E come mai la partitocrazia e la stampa di regime non pretendonol’autosospensione del presidente del Tribunale penale cantonale, visto il casotto generatosi sotto la sua gestione? Forse perché non si tratta di un leghista?

Oltretutto, la tempistica di questo nuovo circo equestre in Magistratura non potrebbe essere peggiore. Ricordiamo che il 9 giugno i cittadini saranno chiamati a votare sull’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la “cittadella della giustizia”. Non vorremmo che il miserevole spettacolo offerto dal Tribunale penale inducesse tanti ticinesi a votare no. Sarebbe un disastro su tutta la linea: dopo aver sabotato la credibilità della giustizia, i suoi litigiosi esponenti ne avrebbero azzoppato anche l’operatività. Noi invitiamo a votare Sì: un nuovo palazzo di giustizia è necessario, qualsiasi altra opzione costerebbe più di quella proposta, e la permanenza a Lugano del potere giudiziario è doverosa.

Lorenzo Quadri

A pagina 3