Brienz ed Emilia Romagna come pretesto per imporre dittature ecotalebane simil-comuniste

Intanto in Vallese i Verdi-anguria sono in prima fila nel sabotaggio dei parchi solari. Altro che blaterare di energie rinnovabili!

Da settimane sentiamo parlare della frana che incombe sul villaggio grigionese di Brienz, già evacuato da oltre una settimana. Gli abitanti hanno dovuto lasciare le proprie case. Forse non potranno mai tornarci. 

Nei giorni scorsi, l’Emilia Romagna è stata travolta dal maltempo: 14 morti, oltre 15mila sfollati, 23 fiumi esondati, 43 Comuni allagati e decine di migliaia di persone rimaste senza elettricità. 

Queste due situazioni, di ampiezza e gravità diversa (per fortuna nostra), hanno un comune denominatore: entrambe vengono sfruttate senza vergogna per fare propaganda climatista, con annesso lavaggio del cervello.

Squallore 

Un comitato a sostegno della fallimentare legge divoratrice di elettricità, su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 18 giugno (tutti a votare NO) ha usato un’immagine di Brienz e della montagna che lo sovrasta per fare campagna a sostegno del sì, sostenendo bellamente che la frana sarebbe una conseguenza del “surriscaldamento climatico”. Peccato che si tratti di una balla di fra’ Luca. L’immagine con lo slogan è dunque stata ritirata. Ma l’accaduto ben dimostra lo squallore dei responsabili.

In Emilia Romagna si assiste allo stesso desolante spettacolo, aggravato dal fatto che lì la situazione è assai più tragica.

Le alluvioni nella storia ci sono sempre state. Addirittura, negli ultimi cent’anni a livello mondiale le vittime di catastrofi naturali dovute al clima sono diminuite del 98%. Esondazioni ed allagamenti in Romagna non sono colpa del “clima”, ma piuttosto di incuria nella gestione del territorio da parte, ma tu guarda i casi della vita, di amministratori locali esponenti della $inistra eco-talebana che ora tentano di scaricare le proprie responsabilità sulla CO2,  diventata il coperchio per tutte le pentole.

L’Italia dovrà dunque investire miliardi sul proprio territorio invece di regalarli all’Ucraina. Magari avrebbe fatto meglio a pensarci prima.

Comunismo climatico

Il disastro in Emilia Romagna – che evidentemente ha risonanza europea – viene sfruttato per ricattare moralmente l’opinione pubblica. Per seminare il panico e costringere così i cittadini ad accettare l’introduzione di dittature ecotalebane. Si tenta di sdoganare, in nome del “clima”, un regime di stampo comunista: con un’economia di Stato, pesanti limitazioni delle libertà individuali, ed “ovviamente” aggravi fiscali per finanziare sovvenzioni a go-go, ai quali va ad aggiungersi una pletora di tasse e balzelli per imporre al popolazzo i comportamenti classificati come “virtuosi”. La legge sul clima in votazione il prossimo 18 giugno va proprio in questa direzione. 

Come tribù africane

Prima del climatismo e delle “gretine” varie, quando un territorio veniva inondato – e nella storia è sempre successo – si costruivano o potenziavano le protezioni contro le calamità naturali. Adesso si strilla al pianeta adirato con l’uomo, alla Terra “che si ribella”: siamo tornati al livello di una tribù animista africana (con tutto il rispetto per le tribù africane). 

Eccolo qua, il grande progresso dei sedicenti progressisti che in realtà sono regressisti! 

E intanto taluni meteorologi già blaterano che gli anni tra il 2023 ed il 2027 saranno i più caldi mai registrati (per il momento non sembra proprio). Come se fosse possibile prevedere il tempo che farà tra quattro anni. 

Fino a qualche settimana fa i climatisti e la stampa di regime, sempre vogliosa di fare propaganda elettorale ai ro$$overdi, tentavano di terrorizzare i cittadini con la siccità. Adesso che piove invece… silenzio di tomba! Avevamo scherzato!

Ipocrisia verde

La politichetta verde ideologica – in genere portata avanti da soggetti $inistrati che non hanno alcuna cognizione scientifica: si limitano a pappagallare slogan preconfezionati – vorrebbe farci credere che con l’energia solare si potrà sopperire ai combustibili fossili, ma anche al nucleare. Poi però i Verdi-anguria sono i primi ad affossare i parchi solari. Nei giorni scorsi si è appreso che quello di Grengiols in Vallese sarà grande un sesto di quanto inizialmente previsto. Sempre in Vallese, i Verdi hanno raccolto le firme contro la legge che agevola i grandi impianti solari alpini, i quali hanno il vantaggio di produrre anche d’inverno. 

Quindi quelli che con il ricatto morale ed il terrorismo psicologico vogliono farci rinunciare all’energia fossile ed all’atomo per passare alle cosiddette rinnovabili, sono in prima fila nel sabotare il solare. E’ pertanto chiaro che questi esagitati vogliono semplicemente lasciarci al buio ed al freddo. Sognano il ritorno all’era preindustriale; o meglio ancora, a quella delle caverne. Questo in nome del climatismo ormai elevato a religione, e del sacro mantra della “decarbonizzazione”. La Svizzera produce l’uno per mille della CO2 mondiale. Anche se azzerasse domani le proprie emissioni, a livello globale non cambierebbe nulla. Per cui, finiamola di dare corda a chi tenta di lavarci il cervello per poi trasformarci nella DDR “in nome del clima”! 

Lorenzo Quadri