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Se per fine giugno i negoziatori elvetici non avranno portato a casa niente di concreto, i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri andranno nuovamente bloccati, e questa volta nella misura del 100%

 

Malgrado le dichiarazioni ottimistiche, che ormai lasciano il tempo che trovano, si prende atto che anche l’incontro dello scorso martedì  12 giugno tenutosi a Roma tra la ministra delle Finanze del 5% Eveline Widmer Schlumpf e il premier italiano non eletto Mario Monti si è concluso con un nulla di fatto. A parte, ovviamente,  le attestazioni di buona volontà che però valgono come il due di briscola. Il fatto che si parli di trattative “lunghe” indica in maniera evidente la volontà italiana di diluire il brodo.  Ancora una volta dunque i negoziatori svizzeri, compresa la ministra delle Finanze del 5%, si fanno portare a spasso dagli “amici” d’oltreconfine. Ovvero,  si fanno infinocchiare senza ottenere nulla in cambio.

In Ticino lavorano 54mila frontalieri;  i quali guadagnano, e parecchio nel paragone con gli standard italiani, grazie al nostro paese. Il Ticino versa i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri senza i quali, e lo si è ben visto, i comuni italiani della fascia di confine (che dovrebbero essere i più ricchi), sono sott’acqua.

La bilancia degli scambi commerciali tra Svizzera ed Italia è favorevole all’Italia. Il Bel paese è in bancarotta. Questo stato di cose deve pur avere un peso contrattuale. Ma naturalmente a Berna si finge di non sapere (o non si sa proprio, ciò che non stupirebbe visto l’interesse dimostrato Oltregottardo per le questioni ticinesi).

Ma i negoziatori, a partire dalla ministra delle Finanze del 5%, non sanno far valere nemmeno questi elementari argomenti. Si fanno dettare agenda e tempi dall’Italia. E’ evidente che il presupposto minimo per il proseguimento delle trattative è la cancellazione della Svizzera dalle black list italiane e la rottamazione dei fiscovelox.  Si è mai visto un paese che dà lavoro ad oltre 54mila cittadini di uno Stato estero, ciò che avviene a scapito dei residenti, e ciononostante tollera tranquillamente di finire sulle liste nere illegali di tale Stato?

Al di là dei fumogeni, c’è una dichiarazione fatta dal premier italiano non eletto che è meritevole di nota. Monti, riferendosi al blocco dei ristorni, ha parlato di una situazione “che creava disagio” e il cui sblocco ha portato all’avvio delle trattative. Dunque:  1) il blocco dei ristorni è servito eccome; 2) il blocco dei ristorni è uno strumento efficace; 3) senza il blocco dei ristorni – voluto ed ottenuto dalla Lega con grande stizza di kompagni ed ex partitone – l’Italia avrebbe continuato a trattare impunemente la Svizzera da Stato canaglia. Approfittando contemporaneamente, a nostro danno, di tutti i vantaggi che comporta, per la Penisola, la libera circolazione delle persone con il nostro paese. Perché tanto “gli svizzeri sono fessi e non si accorgono di niente”.

Noi non abbiamo la benché minima fretta di concludere accordi fiscali con l’Italia, e certamente non nei termini di quelli siglati con Germania, Gran Bretagna ed Austria. E’ chiaro, ed è emerso anche dalle dichiarazioni di martedì, che Monti pensa che i ristorni non verranno più bloccati. Da ciò si deduce che la ministra del  5% non ha nemmeno ventilato l’ipotesi di un nuovo blocco a fine mese nel caso in cui le trattative non dessero esito. Come è appunto il caso finora. Ancora più inquietante è che, evidentemente, nemmeno la direttrice del DFE, pure presente all’incontro, abbia menzionato questa opzione.

Manca poco al momento della verità. Ossia al momento in cui sapremo se il Consiglio di Stato ha sbloccato i ristorni per dare una possibilità all’Italia, come dice la versione ufficiale, oppure se ha, semplicemente, calato le braghe. A fondo perso.

Va da sé che se a fine mese vigesse ancora l’attuale situazione di stallo, occorrerà bloccare nuovamente i ristorni, nella misura del 100%.

Lorenzo Quadri