I partiti $torici non vogliono il vessillo rossocrociato

E non è neanche la prima volta che vengono affossate proposte di questo tipo

In Gran Consiglio i partiti $torici Plr (con eccezioni) PPDog e P$ hanno votato contro la bandiera svizzera. E non è nemmeno la prima volta che questo accade.

Oggetto del contendere, una mozione presentata nel 2013 dall’allora deputato leghista Stefano Fraschina, che chiedeva che la bandiera svizzera fosse obbligatoriamente esposta sugli edifici pubblici, dove attualmente compare in occasioni saltuarie.

Ci sono dei precedenti

La mozione, dibattuta lo scorso lunedì in Gran Consiglio, è stata bocciata per 40 voti a 32 con un’astensione. In questo genere di “misfatti”, il parlamento cantonale è recidivo. Nel 2012 aveva infatti respinto una mozione presentata nel 2007 da chi scrive e da Norman Gobbi su un tema analogo: allora si trattava di autorizzare l’esposizione di bandiere straniere (ovunque) solo se accompagnate da una svizzera di uguali dimensioni.

Di recente il tema delle bandiere è tornato d’attualità il 5 maggio, quando dal Cantone (dal cancelliere Gianella) è giunta la richiesta ai comuni di esporre la bandiera Ue per onorare il “compleanno” del Consiglio d’Europa. Praticamente tutti i Comuni hanno incautamente ottemperato. La maggior parte di essi senza nemmeno passare dal livello politico (hanno fatto tutto le cancellerie comunali). Ovviamente la presenza della bandiera blu con le stelle non è piaciuta in un Cantone dove quasi il 70% dei cittadini ha votato, e giustamente, l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”.

A chi dà fastidio la bandiera

Non si capisce a chi possa sensatamente dare fastidio la bandiera rossocrociata. A parte, è ovvio, ai soliti spalancatori di frontiere: quelli che vogliono abolire le bandiere, ma anche le camicie con gli Edelweiss, per non “urtare la sensibilità” dei soliti stranieri non integrati. Se qualche immigrato si sente offeso dai simboli della nazione che lo ospita, può voler dire solo una cosa: che non è al suo posto in quella nazione. E quindi può anche tornare al paese d’origine.

Scuse debolissime

La scusa del federalismo e dell’autonomia comunale fa un po’ ridere, soprattutto se invocata da quanti, come i kompagni, il federalismo non perdono occasione per sabotarlo. Vedi l’esempio della nuova imposta sulle successioni in votazione oggi. Altrettanto inconsistente l’altro argomento sentito, ossia che esporre costantemente la bandiera equivarrebbe a “svilirla”. Ma per cortesia. Come se un simbolo fosse  un qualcosa da tenere nascosto. Visto che i signori sono spalancatori di frontiere, che si guardino un po’ in giro. I paesi che espongono la bandiera in permanenza su tutti gli edifici pubblici, dai municipi alle scuole, lo fanno forse per “svilirla”? Suvvia, evitiamo di scadere nella barzelletta.

Chi rifiuta la bandiera semplicemente vuole staccare la popolazione dalla Svizzera e dai suoi valori. In nome del solito internazionalismo becero. Per la serie: i ticinesotti sono già sufficientemente antieuropeisti, non sia mai che si incoraggino sentimenti di attaccamento alla nazione (e quindi alla sua indipendenza e soprattutto sovranità): “bisogna aprirsi” (come se non avessimo già spalancato tutto lo spalancabile); bisogna educare i ticinesotti a farsi comandare dai funzionarietti stranieri di Bruxelles. Europeismo è politikamente e moralmente korretto (perché cosa lo è e cosa no lo decidono gli spalancatori di frontiere); antieuropeismo è uguale a razzismo e fascismo.

I simboli – come la bandiera – hanno un valore, distruggerli (o farli sparire) è il modo più evidente di colpire quello che ci sta dietro.

Lorenzo Quadri