Ma per la $inistra il salario minimo è stato un vero sfacelo – e intanto Bertoli, approfittando del “giocattolo nuovo”, ha già annunciato di voler mettere le  mani nelle tasche del contribuente

 Dopo mesi di dibattiti, spesso caotici vista la moltitudine di temi in votazione, si è giunti al dunque.

Il salario minimo, ovvero il regalo indebito ai frontalieri, è stato letteralmente asfaltato. Una vera disfatta. Una Waterloo della $inistra e dei $indakati. Non solo la proposta non ha riscosso consensi al di fuori dell’area della $inistra, ma non è stata votata da tutti nemmeno all’interno di quell’area. Un’area che, tutto sommato, a livello nazionale può contare su un seguito di circa il 30% dei votanti. Ma l’iniziativa ha totalizzato solo il 23,7% di Sì!

Per i kompagni, dunque, lo scorso fine settimana è stato uno sfacelo politico. Ma naturalmente la RSI, che dei kompagni è lo strumento di propaganda, ha passato all’acqua bassa. Ha invece preferito, con enfasi del tutto fuori luogo, mettere l’accento sulla bocciatura, di misura (53,4%)  del Fondo Gripen. Basti pensare che, nella trasmissione di commento post-votazioni di domenica sera, si è parlato per tre quarti del tempo dei Gripen, mentre alla Caporetto del salario minimo si sono dedicati gli scampoli di tempo.

 

Partigianeria RSI

Dopo aver fatto per mesi campagna contro i nuovi velivoli – alla faccia dell’equidistanza d’obbligo per una televisione di servizio pubblico e per di più finanziata col canone più caro d’Europa – nelle redazioni di Comano poter festeggiare una sconfitta dell’esercito, e quindi della neutralità e della sovranità svizzera, è indubbiamente stata una vera libidine. Un godimento al cui paragone la “tranvata” sul salario minimo è ben poca cosa, tanto il salario dei kompagni è un multiplo dei famosi 4000 Fr al mese.

Spiace dunque che la votazione sui Gripen sia finita così, poiché si può sindacare finché si vuole sul modello dell’aereo e sulla tempistica dell’acquisto, ma il fatto è che, con questo No popolare, si è aperta una breccia nel nostro esercito di milizia. Una breccia che chi vuole smantellare l’esercito per rottamare la Svizzera non mancherà di tentare di sfruttare. Lo farà, siamo pronti a scommetterci, tramite il solito sistema tipico della $inistra: le votazioni a raffica. Ricordiamo che quella dello scorso fine settimana era la terza votazione sul militare nel giro di un paio d’anni. Prima si sono messe in discussione le armi d’ordinanza al domicilio, poi il principio della milizia, adesso il fondo Gripen. A proposito: quanto sono costate al contribuente tutte queste consultazioni sempre sullo stesso tema?

Gli è che i 3.1 miliardi su 30 anni destinati ad acquistare i Gripen fanno parte del budget dell’esercito, e lì rimarranno. Malgrado gli scontati tentativi dei kompagni di allocarli altrove; magari negli aiuti all’estero o all’ “integrazione”. La difesa non si tocca. Servono più soldi per la socialità a vantaggio degli svizzeri o per ridurre i premi di cassa malati? Quei soldi, li si vanno a prendere non già dal budget dell’esercito, bensì da quello dei contributi all’estero, che ogni anno ammontano ad assai più del costo totale dei Gripen.

Inoltre va da sé che, visto che si è votato sui Gripen già budgettizzati, allo stesso modo pretendiamo di votare ogni anno sui miliardi dei contribuenti che vengono sperperati all’estero. Magari regalati a  Stati membri della fallita Unione europea che per tutto ringraziamento inseriscono la Svizzera su liste nere e ci muovono guerra economica.

 

Il giocattolo per aumentare le tasse

Sul fronte cantonale, spiace ovviamente per l’approvazione del moltiplicatore cantonale d’imposta. In questo caso si è aperta ben più di una breccia. Si è creato il meccanismo – ancorandolo addirittura nella Carta fondamentale dello Stato: dove sono i puristi del “rango costituzionale” ? – per mettere le mani in tasca alla gente, ossia al solito ceto medio. L’incapacità della politica di contenere la spesa pubblica è conclamata e manifesta. Da anni ogni richiesta si trasforma automaticamente in un bisogno e ogni bisogno in un diritto che, ovviamente, va riconosciuto. Specie in campagna elettorale. E chi paga? Pantalone, ovviamente. Se qualcuno pensa che il voto parlamentare a maggioranza di 2/3 per poter alzare il moltiplicatore cantonale costituisca una garanzia, sarà rapidamente disilluso. Chi ha voluto il giocattolo, è ovvio, intende anche utilizzarlo. Altrimenti tutto l’esercizio non avrebbe senso. Ed infatti Manuele Bertoli ha già detto che per il preventivo 2015 vuole aumentare le imposte. Scandaloso! E per cosa, poi? Magari per mantenere approfittatori stranieri che poi ci prendono anche per i fondelli?

E’ comunque chiaro che la Lega si opporrà ad ogni tentativo predatorio.

Lorenzo Quadri