Prosegue la criminalizzazione degli automobilisti. Aspettiamo i prossimi capitoli

Tanto per una volta, il parlatoio federale ne ha fatta una giusta. Nelle scorse settimane infatti anche il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha stabilito che “la gerarchia stradale va rispettata”. Nel concreto, questo significa che sulle strade di scorrimento la velocità massima deve rimanere di regola a 50 km/h, mentre su quelle di quartiere è possibile introdurre i 30 all’ora.

Sembrerebbe un’ovvietà, ma così non è. La maggioranza politica di centro-$inistra, in piena crociata ideologica contro gli automobilisti, brama infatti di introdurre i 30 all’ora ovunque. Dimenticandosi che in questo modo si intralciano anche i trasporti pubblici e le luci blu: quindi polizia, ambulanza, pompieri. Già perché una zona 30, di regola, non è solo un cartello. La sua creazione comporta una serie di interventi edili (restringimenti, cunette artificiali, paletti, eccetera) dai costi milionari, mirati a rendere intransitabile una strada. Solo un paio di decenni fa, una simile operazione sarebbe stata bollata come pura follia: si spendono paccate di soldi del contribuente non già per migliorare le infrastrutture, costruite a caro prezzo e sempre con denaro della collettività, ma per impedirne l’uso. Le strade sono infatti un servizio pubblico.

Ma le zone 30 sono anche e soprattutto una fonte di entrate per i comuni. Un sistema per mungere gli automobilisti piazzando radar a tradimento.

Zurigo contro Zurigo

Le città  ro$$overdi sono insorte contro la decisione parlamentarefederale a sostegno della gerarchia stradale. Infatti per loro gli automobilisti vanno mazzuolati per principio, ovunque vadano. Il governicchio zurighese ha tuttavia decretato l’altolà al dilagare ideologico (e costoso) delle zone 30, sottolineando l’importanza di una “rete stradale efficiente”. Una presa di posizione controcorrente, che ha provocato le ire del municipio ro$$overde della città di Zurigo.

Oltre la metà

Domani e martedì il Consiglio comunale di Lugano, in un’interminabile seduta di svuotamento di cassetti, tratterà anche la spesa di ben 2,7 milioni di franchi per estendere la velocità limitata (30 o 20 all’ora) su ulteriori 38 km di strade comunali, che andranno ad aggiungersi ai 70 già esistenti. Dopo l’operazione,  il 55% della rete stradale comunale diventerebbe dunque “zona 30”. Poiché il CC è a larga maggioranza favorevole, il progetto passerà agevolmente. Ma è chiaro anche al Gigi di Viganello che tale decisione diventerà il pretesto per moltiplicare le zone 30 e le altre vessazioni ai danni degli automobilisti. Col risultato di buttarli fuori dal centro, provocando la desertificazione del medesimo.

Le zone 30 sono l’opposto delle antenne di telefonia mobile. Tutti le vogliono sotto casa propria, ma non sulle strade che devono percorrere per andare al lavoro (o altrove).

Ideologia ro$$overde

Domani in Consiglio comunale di Lugano andrà dunque in scena un ulteriore, costoso sabotaggio della mobilità individuale nelnome dell’ideologia ro$$overde mainstream, a cui il tandem PLR-PPD si è da tempo supinamente accodato. Del resto una candidata al municipio sulla lista del PLR addirittura voleva introdurre un pedaggio per entrare in città in macchina: è tutto dire.

Come se non bastasse già il fallimentare piano viario PVP, concepito contro le automobili, a fare danni. E un singolo cantiere è sufficiente a mandare in tilt l’intera viabilità cittadina.

Però il parlatoio comunale spende 3 milioni dei contribuenti per vessare ancora di più gli automobilisti. In compenso però si appresta a votare contro la costruzione di un asilo nido che costerebbe alla città appena 48mila franchi all’anno.

Complimenti (si fa per dire): ecco come si difendono gli interessi dei luganesi…

Lorenzo Quadri