Ma come, non bisognava risparmiare? Invece, quando si tratta di fare regali alla fallita UE, i miliardi dei contribuenti si trovano sempre.
E quindi, mentre per la Tredicesima AVS la casta pretende di aumentare l’IVA ai cittadini, devastandone il già malmesso potere d’acquisto (vedi a pag. 2), la Commissione delle finanze del Consiglio nazionale si è schierata a larga maggioranza (14 favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti) a favore del versamento di 3,48 miliardi di franchi (!) agli eurobalivi nel periodo 2030-2036, nell’ambito dell’accordo di sottomissione. Questo ancora prima del voto popolare sul trattato coloniale: se c’è di mezzo Bruxelles, la partitocrazia apre il borsello (degli altri) a titolo preventivo!
Inoltre, tanto per citare un altro esempio dei giorni scorsi, nel 2028 la Confederella prevede di spendere 1,924 miliardi per i programmi Horizon Europe ed Erasmus+: oltre il doppio (!) di quanto inserito nel Preventivo 2027.
Per non farsi mancare niente, l’altro ieri il “medico italiano” (cit.) del PLR Ignazio Cassis si trovava in Georgia. A fare cosa? Ma ovviamente a regalare un’altra paccata di milioni dei contribuenti! Grazie, ex partitone!
Manifestazione di quattro gatti
Ieri pomeriggio, in centro a Lugano, i soliti “autogestiti” – quanti sono cittadini svizzeri? Quanti risiedono a Lugano? – hanno organizzato l’ennesima manifestazione non autorizzata di quattro gatti, bloccando il traffico e creando disagi a chi voleva recarsi in centro.
Come di consueto, durante la marcetta sono stati affissi qua e là volantini dai contenuti farneticanti, che qualcuno dovrà poi staccare. Magari è stato pure imbrattato qualche muro. Inoltre, numerosi kasottisti giravano con il faccione coperto, contravvenendo quindi al divieto di dissimulazione del viso: sono stati identificati e multati? Se no, per quale motivo?
La domanda è sempre la stessa: fino a quando l’autorità pensa di tollerare queste trovate ricorrenti, che servono solo a polverizzare i santissimi alla gente, danneggiando le attività economiche del centro cittadino?
I dimostranti si riempiono la bocca con il “fascismo”, come se fosse un tema che c’entra qualcosa con il Ticino: forse questi soggetti credono di essere nel Belpaese, oppure vengono da lì. I partecipanti pappagallano i soliti ritornelli islamo-gauchisti su Gaza (che nemmeno saprebbero trovare sulla cartina geografica), sul presunto “patriarcato” (che alle nostre latitudini è d’importazione), il tutto condito da slogan d’odio e dalla solita preconfezionata aria fritta $inistrata. Che süpa!
E’ chiaro che siamo usciti da un pezzo dal diritto costituzionale di manifestare: quest’ultimo viene abusato come foglia di fico per blokkare e fare kasotto. Qui siamo nel campo dei reati legati al blocco della circolazione stradale. Se fosse la “destra” a scendere in piazza a ripetizione e senza autorizzazione, ad esempio per protestare contro l’immigrazione scriteriata e il frontalierato (che sono problemi reali del Ticino, al contrario del “fascismo” e dal “patriarcato”), i ro$$overdi ed i loro giornalai di servizio strillerebbero allo scandalo al massimo dei decibel.
Le marcette “autogestite” andrebbero finalmente disperse; altro che continuare a tollerare tutto. Vogliamo poi sapere a quanto ammonta il costo complessivo a carico del contribuente luganese. Ci si dia almeno una mossa con la base legale che permetterà di presentare la fattura agli organizzatori!
UBS potrebbe lasciare le Svizzera
Come volevasi dimostrare, UBS potrebbe lasciare la Svizzera se la legge sui requisiti patrimoniali, proposta dalla ministra delle finanze PLR Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) e già approvata dal Consiglio degli Stati, verrà accolta anche dal Nazionale. Si tratta della solita iper-regolamentazione autolesionistica da primi della classe. Già le norme svizzere attuali sono tra le più severe al mondo. Figuriamoci quelle future!
Le nuove disposizioni talebane avranno un costo miliardario. A pagarlo sarà la clientela di UBS – le prestazioni della banca diventeranno più care – e la piazza economica svizzera.
Ma soprattutto, se l’obiettivo è evitare che una banca “sistemica” vada in melma (vedi il tracollo del Credit Suisse), il focus non va messo tanto sulla capitalizzazione, bensì sulla gestione dei rischi. Se questa è scriteriata, non c’è capitalizzazione che tenga.
Si spera che il Consiglio nazionale, diversamente dal Consiglio degli Stati, si renda conto che la partenza di UBS dalla Svizzera, pur non essendo un’operazione semplice, non è neppure fantascientifica. Del resto, l’80% degli azionisti della grande banca mica sono svizzeri. E a costoro interessano le proprie saccocce. Non certo i posti di lavoro o la piazza economica del nostro Paese.
Lorenzo Quadri