Dobbiamo finirla di fare il Paese del Bengodi per gente che nemmeno dovrebbe essere qui

Basta “cultura dell’accoglienza”, meno soldi ai migranti e giro di vite sui ricongiungimenti familiari – La Svizzera deve orientarsi sugli standard minimi della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati, mentre adesso li supera ampiamente

Di questi giorni tiene banco la questione dei posti di lavoro al centro asilanti extralusso Pasture, dopo che la Confederella (Dipartimento Jans, P$) ha deciso di cambiare gestore a partire dall’anno prossimo.

Con tutto il rispetto e l’umana comprensione per le persone che starebbero rischiando l’impiego (quanti i frontalieri?), aspettiamo solo di sentire qualche politicante momò  uregiatto o liblab, di quelli che si lamentano degli asilanti sul territorio a scopo di campagna elettorale, fare la giravolta a 180 gradi e sostenere che bisogna preservare i posti di lavoro: il che significherebbe fare arrivare più migranti.

È invece chiaro che il numero di finti rifugiati presenti in Svizzera va drasticamente ridotto. In questo senso, come da mozione della Lega a Berna, la prima cosa da fare è escludere dalla procedura d’asilo i richiedenti maghrebini, dal momento che sono tutti (il 99%) finti rifugiati, e l’80,5% di loro delinque.

Molto da imparare

Quando si tratta di finti rifugiati, il governicchio federale dovrebbe prendere esempio da Paesi come l’Austria o la Danimarca. A metà settembre la NZZ ha dedicato un interessante approfondimento alla politica d’asilo danese.

Un dato già pubblicato su queste colonne: nel 2025 in Svizzera sono state presentate 25mila domande d’asilo, in Danimarca appena 1’960. Le conseguenze si vedono anche sul numero di persone in procedura d’asilo: in Svizzera sono 235mila, in Danimarca 83mila. Altro dato interessante: i profughi ucraini in Svizzera sono 72mila, in Danimarca 34mila. Pur considerando che la Svizzera ha una volta e mezza la popolazione della Danimarca, la sproporzione è evidente.

E’ anche vero che la Danimarca non si trova sulle rotte migratorie tradizionali. Ma ha  comunque un numero considerevolmente inferiore di asilanti rispetto alle vicine Norvegia e Svezia. Inoltre, alla frontiera con la Germania sono da tempo stati ripristinati i controlli sistematici (quelli che il kompagno Jans rifiuta con stizza, per ideologia).

Puntano al rimpatrio

Qual è la particolarità danese? Semplice: da quelle parti non vige la nostra cultura della grande accoglienza (Willkommenskultur) ai migranti. Copenaghen combatte l’immigrazione nello Stato sociale. L’obiettivo è zero asilanti. Si punta al rimpatrio. A Berna, per contro, la partitocrazia ($inistra in primis) continua a cianciare di integrare persone non integrabili e di “diritti uguali per tutti”. Ma col fischio che gli ultimi arrivati devono avere gli stessi diritti degli svizzeri!

Cambiare si può

Alcuni settori in cui dovremmo imitare la Danimarca:

  1. Meno soldi agli asilanti. In Svizzera i profughi riconosciuti ottengono le stesse prestazioni sociali dei cittadini elvetici. In Danimarca, invece, ricevono sensibilmente meno dei danesi.
  2. In Danimarca l’asilo viene concesso solo per due anni, trascorsi i quali l’autorità verifica caso per caso se i requisiti per ottenere la protezione sono ancora dati. In Svizzera il diritto di soggiorno legato all’asilo dura sì un anno, ma poi viene rinnovato “in automatico”.
  3. Ricongiungimenti familiari: anche in questo caso, i criteri danesi sono assai meno buonisti-coglionisti dei nostri. In Svizzera il richiedente l’asilo può farsi raggiungere dal coniuge e dai figli minorenni, in Danimarca dal coniuge e dai figli sotto i 15 anni. Il periodo di attesa per le persone ammesse provvisoriamente è di due anni in entrambi i Paesi. Tuttavia, per esercitare il diritto al ricongiungimento familiare, il profugo che risiede in Danimarca deve disporre di un appartamento di dimensioni sufficienti e soprattutto non dipendere dall’aiuto sociale. Il partner che l’ha raggiunto entro sei mesi deve superare un esame linguistico di livello A1. In Svizzera, invece, per i rifugiati riconosciuti il ricongiungimento familiare è un diritto “a prescindere”.
  4. In Danimarca gli stranieri condannati a una pena detentiva da scontare di durata superiore a un anno vengono espulsi dal Paese senza se né ma. In Svizzera, invece, l’espulsione dei delinquenti stranieri è azzoppata dalla deleteria clausola di rigore voluta dalla partitocrazia. Tale clausola consente ad un numero crescente di criminali di schivare l’espulsione. Infatti i giudici immigrazionisti ne espandono di continuo il campo d’applicazione.
  5. La Danimarca intende evitare l’immigrazione nel proprio (ben sviluppato) stato sociale. Il principio è: chi non ha pagato, non attinge. Da noi succede il contrario. A gente che nemmeno dovrebbe essere qui permettiamo di mungere ad oltranza la nostra socialità. Ovviamente,  senza avervi mai versato nemmeno un copeco.

I punti sopra, e i numeri danesi sull’asilo insegnano, possono fare la differenza.

L’exploit viennese

In campo di ricongiungimenti familiari degli asilanti, l’Austria fa ancora meglio della Danimarca.

Lo scorso anno il governo di Vienna ha deciso che le persone ammesse provvisoriamente non potranno più esercitare questo diritto. Giustissimo! Gli asilanti ammessi provvisoriamente sono infatti dei finti rifugiati. La loro domanda d’asilo è stata respinta. Però, per un motivo o per l’altro, non possono venire rimandati al Paese d’origine. Pertanto, l’obiettivo deve essere allontanare queste persone dalla Svizzera il prima possibile. Non certo permetter loro di far arrivare il parentado, col risultato che poi resteranno tutti qui vita natural durante; va da sé a carico del contribuente.

Le stesse ammissioni provvisorie vanno gestite con modalità assai più restrittive.

Anche per quel che riguarda i profughi riconosciuti, al ricongiungimento familiare vanno posti dei limiti sul modello danese.  Occorre orientarsi sugli standard minimi della Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati. Oggi la Svizzera si spinge ben oltre. E’ tempo di cambiare musica.

Chiaramente, le questioni sopra citate verranno sollevate dalla Lega a Berna tramite atti parlamentari.

Infatti anche in Danimarca ed in Austria – che tra l’altro sono membri UE – valgono i medesimi accordi internazionali del piffero applicabili qui (CEDU eccetera). Sicché, quello che possono fare i danesi e gli austriaci lo possiamo fare anche noi. E allora, cosa stiamo aspettando?

Anche sulle bandiere

Considerazione conclusiva (ma su questo avremo modo di tornare). Dalla Danimarca possiamo imparare anche in altri campi, oltre all’asilo.

Ad esempio: da quelle parti è vietata per legge l’esposizione di bandiere straniere, anche sugli edifici privati. Importando quella norma, potremmo far sparire le troppe bandiere Pro Pal che ci ritroviamo qui e che non si possono più guardare.

Lorenzo Quadri