L’accordo di Sottomissione è come il vaso di Pandora – Lo studio imboscato da Cassis

Imbarazzante: il club delle città ro$$overdi strilla contro la votazione con doppia maggioranza – Cantoni e Comuni potranno tassare di più “grazie” a Bruxelles? – Ripresa automatica del diritto UE: non adeguarsi costerebbe carissimo

L’Unione delle città svizzere (UCS), ovvero il club delle città ro$$overdi (nel quale sono inclusi anche borghi non qualificabili come città), continua a farne peggio di Bertoldo. In una recente presa di posizione, l’UCS si lagnava perché gli statuti S hanno diritto a meno prestazioni sociali rispetto ai permessi B, il che sarebbe discriminante. Traduzione: i municipali $inistrati vogliono dare ancora più soldi (degli altri) ai profughi ucraini.

Nei giorni scorsi è arrivata la nuova alzata d’ingegno. Il club delle città ro$$overdi, nonché euroturbo, si scaglia (corbezzoli!) contro il voto con doppia maggioranza, del popolo e dei Cantoni, sull’accordo di sottomissione alla fallita UE. La doppia maggioranza, come noto, è stata decisa dal Consiglio degli Stati nella sessione autunnale, in un raro sprazzo di lucidità.

Ebbene, all’UCS è partito l’embolo. Così la conventicola $inistrata si lancia all’attacco con una nuova presa di posizione: il voto con maggioranza dei Cantoni dà troppo peso ai piccoli Cantoni rurali (in genere euroscettici), togliendone alle realtà urbane, che sono invece ro$$overdi ed euroturbo!

Forse a certi sindaci gauche-caviar sfugge che il sistema svizzero prevede proprio il bilanciamento tra maggioranze popolari e cantonali. E’ per questo che il parlatoio federale è composto di due Camere: il Consiglio nazionale (Camera del Popolo) e il Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni). La prossima richiesta dell’UCS sarà di abolire il Consiglio degli Stati? Interessante, poi, l’argomentazione dell’UCS secondo cui l’accordo di sottomissione sarebbe «di importanza centrale». A maggior ragione, allora, serve la doppia maggioranza!

Scenario inquietante

Ma forse i tassaioli ro$$overdi sono così entusiasti dell’accordo di sottomissione all’UE perché esso  apre ai $inistrati una prospettiva oltremodo goduriosa: aumentare le tasse scaricando la responsabilità su Bruxelles. Che un tale scenario sia concreto lo attesta la NZZ in un articolo del 6 ottobre. Secondo gli esperti interpellati dal quotidiano zurighese (due professori di diritto fiscale, Peter Hongler e Ralf Imstepf), il trattato coloniale potrebbe costituire la porta d’entrata (di Bruxelles) nel diritto fiscale svizzero: i due accademici parlano di «perdita di sovranità fiscale».

Il grimaldello che permetterebbe agli eurobalivi di comandare in casa nostra anche in ambito fiscale sarebbero i famosi “aiuti di Stato”. L’UE vuole impedire che, tramite aiuti di Stato, la Svizzera distorca la concorrenza tra le aziende locali e quelle europee. Ora, per aiuti di Stato in genere si intendono sovvenzioni. Tuttavia, anche aliquote fiscali di favore potrebbero essere considerate una forma di aiuto.

Conseguenza: «Se gli accordi con l’UE dovessero venire accolti, nell’elaborare nuove disposizioni fiscali, Confederazione, Cantoni e Comuni dovrebbero tenere conto delle normative europee sugli aiuti di Stato», affermano gli specialisti interpellati dalla NZZ.

Ciò significa che una misura di sgravio fiscale per le aziende, decisa da un Cantone o da un Comune, potrebbe venire cassata dai giudici stranieri della Corte di giustizia dell’UE in quanto sovvenzione illecita secondo il diritto europeo. E dunque, Cantoni e Comuni si troverebbero “costretti” a tassare di più, per la gioia dei $inistrati.

Del resto, osserva la NZZ, in Austria è successa di recente una cosa analoga con un’aliquota agevolata dell’IVA, che è stata annullata da Bruxelles. Tornando un po’ più indietro nel tempo, una sentenza della Corte di giustizia dell’UE del 2024 condannò Apple a pagare 13 miliardi di imposte, perché l’aliquota fiscale di favore applicata dall’Irlanda venne considerata una sovvenzione illecita. Il disegnino degli eurobalivi è dunque chiaro: arrivare all’armonizzazione fiscale, ovvero alla fine della sovranità fiscale degli Stati membri. E un domani, anche di quella elvetica, se venisse accettato l’accordo di sottomissione. Non a caso il trattato coloniale prevede la creazione in Svizzera di una nuova autorità di sorveglianza sugli aiuti di Stato che, osserva sulla NZZ il professor Hongler, «per quanto formalmente indipendente, fungerebbe di fatto da Commissione UE della Svizzera». Andiamo bene!

Non riequilibrare, ma punire

Come noto, il trattato coloniale prevede la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE. I camerieri bernesi di Bruxelles si affrettano a ripetere che la Confederella potrà rifiutare di adeguarsi ai diktat europei. Tuttavia, in tal caso dovrebbe far fronte a misure “compensatorie”. Ebbene, da uno studio commissionato dal governicchio federale al professor Andreas Ziegler, docente di diritto internazionale presso l’Università di Losanna, emerge che le “compensazioni” sono in realtà delle sanzioni: quindi l’obiettivo non è “riequilibrare”, bensì punire. Lo scrive il Nebelspalter. A conferma che il tema è scottante, il Dipartimento Cassis aveva imboscato lo studio scomodo: l’ha dovuto pubblicare sul sito del DFAE dedicato al trattato coloniale solo in seguito a una richiesta presentata in base alla Legge sulla trasparenza.

Le misure compensatorie dell’UE, che la casta tenta in ogni modo di ingentilire, sono quindi delle sanzioni a tutti gli effetti. Il trattato coloniale prevede che queste misure siano “proporzionate”, peccato che il concetto di “proporzionalità” non venga definito da nessuna parte. È quindi chiaro anche al Gigi di Viganello che, per la Svizzera, le “compensazioni” – ovvero le sanzioni – saranno sistematicamente più costose del vantaggio che Berna trarrebbe dal non adeguarsi ai diktat di Bruxelles. Pertanto, opporsi sarebbe sempre una scelta in perdita.

Lo studio Ziegler mette inoltre l’accento sulle ritorsioni intersettoriali come strumento di potere dell’UE. Ciò significa che, nella denegata ipotesi in cui la Confederella decidesse di discostarsi dal diritto europeo in un settore, Bruxelles potrebbe sanzionarla in un altro ambito, dove la punizione farebbe più male. Commenta il Nebelspalter: “Le raccomandazioni del prof. Ziegler, in particolare la necessità di definire con precisione la proporzionalità e le ritorsioni intersettoriali, non sono state prese in considerazione dal DFAE durante i negoziati: è un fatto esplosivo”.

Morale

La situazione è chiara. Con l’accordo di sottomissione, saremmo completamente alla mercé degli eurobalivi. Del resto, il primo banco di prova sarà la disoccupazione dei frontalieri, che Bruxelles vuole far pagare a noi.

Altro che firmare nuovi trattati con l’UE! Bisogna fare proprio il contrario: ossia cominciare a disdire qualcuno degli accordi oggi in vigore. A partire dalla devastante libera circolazione delle persone.

#swissexit

Lorenzo Quadri